Afghanistan: gli USA vogliono rivedere l’accordo con i talebani

Pubblicato il 23 gennaio 2021 alle 12:30 in Afghanistan USA e Canada

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Il consigliere nazionale per la sicurezza degli Stati Uniti, Jake Sullivan, il 22 gennaio, ha informato la sua controparte afghana, Hamdullah Mohib, che Washington vuole rivedere l’accordo di pace concluso con i talebani dall’amministrazione dell’ex-presidente statunitense, Donald Trump, il 29 febbraio 2020.

La portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli USA, Emily Horne, ha dichiarato che la revisione dell’intesa prevedrà una valutazione del rispetto da parte dei talebani degli impegni presi con gli USA nell’interrompere i propri legami con gruppi terroristici, ridurre le violenze in Afghanistan e intraprendere negoziati significativi con il governo di Kabul e altre parti interessate. Horne ha poi aggiunto che, durante la conversazione telefonica tra Sullivan e Mohib, il primo ha ribadito il sostegno statunitense per un processo di pace che consenta di raggiungere una risoluzione politica duratura ed equa, insieme ad un cessate il fuoco permanente.

Oltre a questo, Sullivan avrebbe sottolineato il sostegno statunitense per le conquiste fatte dalle donne afghane e dai gruppi minoritari nel quadro generale del processo di pace intra-afghano. Durante il dominio dei talebani sul Paese, negli anni Novanta, alle donne non era concesso il diritto al lavoro e all’istruzione ma, durante i colloqui di pace intra-afghani attualmente in corso, i talebani avrebbero affermato di non essere più contrari all’istruzione e al lavoro femminile.

Prima della telefonata tra Sullivan e Mohib, lo scorso 19 gennaio, Antony Blinken, il segretario di Stato nominato dal nuovo presidente statunitense, Jo Biden, aveva già annunciato l’intenzione della nuova amministrazione statunitense di voler riesaminare l’accordo di pace con i talebani, prima di rivelare le intenzioni del nuovo governo di Washington per quanto riguarda l’Afghanistan.

Lo scorso 29 febbraio, l’inviato speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, e il leader politico dei talebani, Mullah Abdul Ghani Baradar, hanno siglato un accordo di pace a Doha, in Qatar, alla presenza dell’ex-segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo. Secondo quanto stabilito da tale intesa, gli USA si sono impegnati a ritirare tutti i propri soldati presenti in Afghanistan entro quattordici mesi dalla firma dell’accordo, mentre, i talebani, dopo aver richiesto uno scambio di prigionieri al governo di Kabul, hanno accettato di partecipare ai negoziati di pace intra-afghani e hanno fornito garanzie di sicurezza agli USA, quali, ad esempio, l’interruzione dei rapporti con i terroristi.

I dialoghi tra una delegazione del governo di Kabul e una dei talebani per porre fine ai conflitti interni che hanno interessato l’Afghanistan per vent’anni sono iniziati lo scorso 12 settembre, a Doha. Dopo un periodo d’impasse, nel quale non erano stati raggiunti progressi significativi, il 2 dicembre scorso, i rappresentanti delle due parti avevano ufficialmente raggiunto un accordo sulle regole procedurali per avviare i veri e propri negoziati di pace e avevano stabilito un periodo di pausa che sarebbe durato fino al 5 gennaio scorso, quando i loro incontri sono ripresi. Tuttavia, già dall’11 gennaio successivo, sembrerebbe essere emerso un nuovo stallo riguardante l’accordo sui temi da trattare. In particolare, per quanto riguarda la diminuzione delle violenze sul campo, il governo di Kabul ha richiesto che il cessate il fuoco nel Paese sia il tema prioritario da trattare nei veri e propri colloqui di pace, che ancora devono iniziare, ma i talebani ritengono che la discussione sulla diminuzione delle violenze dovrebbe essere affrontata solamente dopo aver raggiunto un accordo su un futuro governo, che includa i militanti islamisti afghani.

Nonostante i talebani abbiano interrotto gli attacchi contro i presidi statunitensi e internazionali in Afghanistan, le violenze e gli scontri con il governo di Kabul sono continuati. Al momento, gli USA hanno ancora 2.500 uomini nel Paese, il numero più basso dal 2001.

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Camilla Canestri

di Redazione

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