Yemen: i separatisti formano un nuovo gruppo militare

Pubblicato il 22 gennaio 2021 alle 12:19 in Medio Oriente Yemen

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A seguito dei dissidi sorti negli ultimi giorni con il governo yemenita legittimo, i gruppi separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), hanno formato una nuova forza militare, soprannominata “Aden Ring Belt”.

La notizia è giunta il 21 gennaio, in un clima caratterizzato da disaccordi interni al governo unitario di recente formazione, nati dopo che il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, ha nominato unilateralmente i membri del Consiglio della Shura, oltre al procuratore generale, in una mossa che è stata considerata una violazione dei principi alla base dell’accordo di Riad. Secondo quanto descritto in un documento diffuso da diverse fonti mediatiche, la nuova forza militare facente capo al STC, a sua volta sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), sarà dispiegata ad Aden, capitale provvisoria situata nel Sud dello Yemen. A capo del gruppo vi sarà il tenente colonnello Naji Al-Yehri. Tuttavia, non è stato precisato il numero di uomini che formeranno la nuova milizia, né la missione che questi si troveranno ad adempiere. Da parte sua, il governo legittimo non ha ancora rilasciato commenti a riguardo.

Secondo quanto rivelato al quotidiano al-Arab dal vicecapo del servizio di informazione del STC, Mansour Saleh, uno degli obiettivi principali della Aden Ring Belt è contrastare terrorismo, criminalità e il contrabbando di armi e sostanze stupefacenti ad Aden. In particolare, la nuova forza militare sarà impegnata a far fronte alle minacce provenienti dalle aree desertiche e disabitate a Est e a Nord, che potrebbero essere impiegate come piattaforme di lancio di missili verso la capitale provvisoria. Tali presunte minacce, è stato riferito, potrebbero provenire dalle milizie sciite Houthi, ma anche dalle organizzazioni terroristiche di al-Qaeda e dell’ISIS e dai gruppi armati affiliati alla Fratellanza Musulmana.

È stato il medesimo quotidiano a ipotizzare che la scelta del STC di formare una nuova forza militare possa essere giunta in risposta agli ultimi movimenti del partito islamista al-Islah, affiliato alla Fratellanza, il quale ha di recente approvato decisioni, precedentemente congelate, riguardanti la nomina di funzionari dei Ministeri e la concessione di gradi militari. Ciò, a detta del quotidiano, sarebbe da includersi nella serie di misure volte a smantellare il potere politico e militare “legittimo” e a contrastare l’accordo di Riad, formando una “forza libera” che si prevede si confronterà sul campo con i secessionisti del Sud. Mansour Saleh ha, però, smentito un collegamento tra la Aden Ring Belt e le recenti mosse delle Fratellanza.

Ad ogni modo, la mossa del gruppo separatista rischia di minare l’equilibrio raggiunto nelle ultime settimane, a partire dalla formazione del nuovo esecutivo, annunciato il 18 dicembre, che, oltre a essere equamente suddiviso tra Nord e Sud dello Yemen, vede una rappresentanza del Consiglio di Transizione Meridionale, a cui sono stati affidati cinque Ministeri. Inoltre, in base all’accordo di Riad, siglato dal governo yemenita e dal STC il 5 novembre 2019, le forze militari separatiste sarebbero state riorganizzate e poste sotto la supervisione del Ministero dell’Interno yemenita. Motivo per cui, la formazione dell’Aden Ring Belt potrebbe compromettere un’altra clausola dell’intesa raggiunta a Riad.

Circa le divergenze degli ultimi giorni, il Consiglio di Transizione Meridionale si è opposto alla nomina, avvenuta il 15 gennaio, di un ex primo ministro, Ahmed Obeid bin Daghr, a capo del Consiglio della Shura, e dei suoi due vice, Abdullah Abu Al-Ghaith e Wahi Aman, mentre Ahmed Saleh al-Musai è stato designato procuratore generale. In particolare, il STC afferma di non essere stato consultato dalla presidenza yemenita, il che viola l’accordo di Riad, e si è opposto al ritorno delle personalità neoelette ad Aden. Da parte loro, funzionari yemeniti hanno precisato che l’intesa del 5 novembre 2019 non prevede alcuna forma di consultazione per cariche al di fuori del governo e hanno definito le accuse del Consiglio di Transizione una forma di ricatto, volto a ottenere maggiore rappresentanza politica, senza, però, attuare le disposizioni militari e in materia di sicurezza previste dall’accordo.

Il disaccordo tra Hadi e l’STC ha sollevato timori tra la popolazione yemenita, soprattutto ad Aden, la quale ha accolto con favore l’annuncio del nuovo governo, che ha significato applicare uno dei principi cardine dell’accordo di Riad, siglato con l’obiettivo di porre fine alle divergenze ed evitare un “conflitto nel conflitto”. Gli yemeniti temono che le recenti controversie possano rallentare l’applicazione delle altre clausole dell’accordo in materia militare e di sicurezza, oltre al ritorno di tutte le istituzioni statali nella capitale provvisoria Aden, la nomina dei governatori e la formazione di una nuova squadra diplomatica che dovrà sedersi al tavolo dei negoziati promossi dalle Nazioni Unite, per discutere con i ribelli Houthi di una possibile soluzione del perdurante conflitto yemenita.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione