Uganda: il leader dell’opposizione fa appello all’ONU

Pubblicato il 22 gennaio 2021 alle 16:56 in Africa Uganda

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

In Uganda, il leader dell’opposizione, Bobi Wine, attualmente bloccato in casa dai militari che circondano la sua abitazione, ha presentato alle Nazioni Unite una denuncia di detenzione arbitraria. “L’avvocato nigeriano per i diritti umani, Femi Falana, ha presentato questa denuncia per mio conto al Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sugli arresti arbitrari. Stiamo sfidando la continua reclusione illegale esercitata ai miei danni da parte della polizia e dell’esercito ugandese”, ha twittato Wine, che da giorni non può muoversi dalla sua abitazione. 

La residenza dell’oppositore ugandese a Kampala è stata circondata dall’esercito il 15 gennaio, un giorno dopo le elezioni presidenziali in cui Bobi Wine ha sfidato l’attuale capo di Stato Yoweri Museveni. Quest’ultimo, al potere dal 1986, è stato dichiarato vincitore subito dopo la pubblicazione dei risultati elettorali, il 17 gennaio, con il 59% dei voti. Wine, invece, avrebbe ottenuto il 35% dei consensi. Tuttavia, quest’ultimo sostiene che le elezioni siano state truccate e che le forze di sicurezza stiano circondando la sua casa per impedirgli di uscire e manifestare. 

Il leader dell’opposizione, il cui vero nome è Robert Kyagulanyi, ha affermato che contesterà legalmente il risultato delle elezioni, portando davanti alla Corte le prove di una “frode diffusa” durante lo svolgimento del voto. La campagna elettorale è stata scossa da violenze mortali e dalle repressioni della polizia contro i sostenitori di Wine, con scontri quasi quotidiani. L’accesso a Internet è stato chiuso in tutto il Paese poco prima dell’inizio delle votazioni. Attualmente è stato ripristinato, ma i social media continuano a non essere accessibili. 

Giovedì 21 gennaio, l’ONG Human Rights Watch ha denunciato la situazione in Uganda e ha ribadito che il periodo pre-elettorale è stato caratterizzato da violenze diffuse e da gravi violazioni dei diritti umani. “Un campo da gioco democratico che permettesse elezioni libere ed eque è stato assente durante queste elezioni”, ha dichiarato Oryem Nyeko, ricercatore per l’Africa presso Human Rights Watch. “Invece di limitare la libertà di espressione, movimento e riunione, il governo ugandese dovrebbe adottare misure concrete per migliorare il rispetto dei diritti umani per tutti i cittadini e rimuovere le restanti restrizioni”, ha aggiunto Nyeko.

Bobi Wine è diventato popolare nel Paese per aver cavalcato il dissenso dei cittadini e denunciato la corruzione del governo e il nepotismo, accuse negate dall’amministrazione vigente. Durante la campagna elettorale, le forze di sicurezza ugandesi sono state accusate di aver represso con la forza le manifestazioni promosse da Wine ricorrendo a gas lacrimogeni, proiettili, percosse e detenzioni. Il governo, però, sostiene che gli interventi siano stati giustificati dalla necessità di far rispettare la legge volta a frenare la diffusione del coronavirus. A novembre, 54 persone sono state uccise mentre le forze di sicurezza hanno soffocato una protesta scoppiata dopo che Wine era stato arrestato per violazione delle misure anti-coronavirus. Il rivale di Museveni e il suo partito, la National Unity Platform (NUP), contestano i risultati delle elezioni e dicono di essere pronti ad aprire una battaglia giudiziaria. Lunedì 18 gennaio, le forze di sicurezza hanno circondato anche gli uffici del partito situati nella capitale. La mossa, secondo gli oppositori del governo, mira a complicare gli sforzi del NUP per raccogliere prove di irregolarità nei sondaggi.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.