Siria: Israele ritorna a colpire

Pubblicato il 22 gennaio 2021 alle 9:47 in Israele Siria

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Le forze di difesa aerea siriana hanno riferito, nelle prime ore di venerdì 22 gennaio, di aver respinto raid attribuiti nuovamente a Israele.

In particolare, l’obiettivo dell’attacco è stato rappresentato da postazioni militari situate nel governatorato di Hama, nella Siria centrale. Secondo quanto riportato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), sono stati almeno 5 i siti colpiti, dove si pensa siano stanziate milizie affiliate all’Iran e al gruppo sciita Hezbollah. A detta del SOHR, oltre a ingenti danni materiali nell’area colpita, il raid ha altresì provocato la morte di una famiglia composta da una donna, suo marito e due bambini, i quali hanno perso la vita a causa dei missili lanciati dalle forze di Damasco per rispondere all’attacco di Israele. Parallelamente, altri 4 civili sono rimasti feriti nel Nord-Ovest di Hama, a causa dei resti dei missili distrutti caduti nell’area. Così come verificatosi in precedenza, Israele non ha rivendicato l’accaduto, ma il governo di Damasco, legato al presidente Bashar al-Assad, ha sempre puntato il dito contro tale Paese, il quale mira a colpire soprattutto Teheran e il cosiddetto “Partito di Dio”, considerati due nemici che minacciano la propria stabilità.

Uno degli attacchi più recenti, definito altresì il più violento, risale al 13 gennaio, quando le forze aeree sono state accusate di aver perpetrato 18 raid aerei contro Deir Ezzor e al-Bukamal, nell’Est della Siria. In tale occasione, sono state provocate circa 57 vittime, tra cui almeno 10 tra le fila dell’esercito di Damasco, mentre gli altri individui deceduti appartenevano ai gruppi armati legati all’Iran, ad Hezbollah e alla Brigata Fatemiyoun, una milizia sciita afgana formata nel 2014 per combattere in Siria. Ad essere stati colpiti sono stati postazioni, depositi di armi, munizioni e missili, situati tra la città di Deir Ezzor e il confine siro-iracheno, nell’area desertica di al-Bukamal. Inoltre, si pensa che la regione ospiti anche centri di addestramento e per la preparazione di combattenti membri dei suddetti gruppi.

Dopo i raid del 13 gennaio, una fonte militare israeliana ha riferito che il proprio Paese è intenzionato a intensificare gli attacchi contro i territori siriani. Come evidenziato, nelle ultime settimane sono stati condotti 3 attentati in 10 giorni, mentre in precedenza si verificava un attacco ogni tre settimane. Stando a quanto specificato dalla medesima fonte, poi, i raid israeliani mirano a colpire i sistemi missilistici e i radar convenzionali delle forze sia siriane sia iraniane, con l’obiettivo di prevenire eventuali attacchi futuri con “missili indiscriminati”. Tuttavia, Israele, al momento, starebbe preservando i missili di precisione, per poi abbatterli in un secondo momento.

In tale quadro, come specificato da Israele in un report del mese di dicembre 2020, sono circa 50 gli attacchi rivendicati nel corso dell’ultimo anno, mentre le proprie forze aeree hanno effettuato 1.400 sortite “operative”. Il SOHR, da parte sua, ha monitorato circa 39 attacchi, perlopiù aerei, perpetrati da Israele nei territori siriani nel medesimo periodo, i quali hanno provocato la distruzione di circa 135 obiettivi, tra edifici, magazzini, quartieri generali e veicoli. Il bilancio delle vittime ammonta, invece, a 217 persone, tra cui 4 civili e 213 membri delle forze affiliate ad Assad, all’Iran o a Hezbollah. Tra questi, vi sono stati anche 21 combattenti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). I missili lanciati nel corso dell’ultimo anno, ha precisato l’Osservatorio, hanno preso di mira prevalentemente Deir Ezzor, Damasco, Daraa, Quneitra, Homs, Hama e Aleppo.

Fonti diplomatiche occidentali hanno affermato che l’episodio del 13 gennaio è indice del fatto che Israele si sta preparando ad una più ampia operazione, volta a distruggere i missili iraniani presenti nel territorio siriano e a sradicare la presenza di Teheran, concentrandosi soprattutto sulla zona al confine con l’Iraq e sulla Siria meridionale. A dimostrare tale ipotesi, vi è anche l’attacco missilistico condotto nella notte tra il 6 e il 7 gennaio contro il Sud della capitale Damasco.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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