Il fatto più importante della settimana, Iraq

Pubblicato il 22 gennaio 2021 alle 7:00 in Iraq Medio Oriente

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Un attentato suicida, definito “raro”, ha colpito un mercato nel centro della capitale irachena Baghdad, giovedì 21 gennaio. Secondo le informazioni riferite a poche ore dall’episodio, il bilancio delle vittime include almeno 32 morti e 110 feriti. 

Come riportato dal corrispondente di al-Arabiya, l’attacco ha avuto luogo nell’area di Bab al-Sharji, nei pressi di piazza Tayaran, un luogo centrale definito popolare e “affollato”, il che lascia presagire che il numero delle vittime continuerà a salire. A tal proposito, come specificato da membri delle forze di polizia in condizioni di anonimato, molti feriti versano in gravi condizioni. Secondo quanto riferito da fonti mediche e dell’apparato di sicurezza iracheno, un attentatore che indossava una cintura esplosiva si è fatto esplodere nel centro della capitale. Il direttore del Comando delle operazioni di Baghdad, il generale di brigata Hazem Al-Azzawi, ha invece dichiarato, all’agenzia di stampa irachena, che le esplosioni a piazza Tayaran sono state due.

Tale notizia è stata confermata anche dal portavoce del comandante in capo delle forze armate irachene, Yahya Rasool, mentre il generale Tahseen al-Khafaji, portavoce del Joint Operations Command, ha successivamente raccontato che uno degli attentatori ha fatto esplodere la cintura indossata dopo aver finto di aver bisogno di aiuto, così da radunare un maggior numero di persone attorno a sé. Il secondo kamikaze, invece, si è fatto saltare in aria mentre le forze di sicurezza lo stavano inseguendo. Da parte sua, il Ministero della Salute iracheno ha annunciato di aver mobilitato il maggior numero di risorse a sua disposizione per assistere le vittime ferite dall’attentato. A seguito dell’accaduto, inoltre, le forze di sicurezza si sono dispiegate in tutta la capitale, mentre le vie d’accesso alla Green Zone, l’area fortificata sede di istituzioni e ambasciate, sono state chiuse al traffico. 

Quanto accaduto a Baghdad il 21 gennaio, oltre ad essere stato definito un atto “insolito”, in quanto il primo dal 2017, è stato ritenuto da alcuni una grave violazione della sicurezza della capitale, in un momento in cui erano state messe in atto misure senza precedenti, in vista di possibili tensioni tra Washington e Teheran sul suolo iracheno prima dell’uscita definitiva di Donald Trump. Inoltre, ha riferito al-Arabiya, le forze irachene sono altresì impegnate da settimane in operazioni volte a contrastare i gruppi armati non autorizzati, che hanno interessato soprattutto Baghdad e l’aeroporto internazionale della capitale.

A Baghdad opera una task force della coalizione internazionale anti-ISIS, guidata da Washington, mentre la capitale ospita, tra le altre, l’ambasciata statunitense, la quale è stata più volte colpita da missili nel corso del 2020, l’ultima volta il 20 dicembre. Motivo per cui, sin dall’inizio di gennaio, era stato sollevato uno stato di allerta nella città, in concomitanza con il primo anniversario della morte del generale iraniano della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dal presidente statunitense uscente, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Parallelamente, l’Iraq non può dirsi ancora in salvo dalla minaccia terroristica. L’inizio della presenza dello Stato Islamico in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, dopo tre anni di battaglie, il governo iracheno annunciò la vittoria sull’ISIS. In particolare, fu il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad, attraverso attentati contro forze di sicurezza e gruppi civili che colpiscono anche infrastrutture statali, situate perlopiù in “aree aperte” a Nord di Baghdad.

Secondo un rapporto dell’International Centre for Counter Terrorism (ICCT) dell’Aia, nel corso del 2020 gli attacchi dell’ISIS si sono intensificati soprattutto nell’area tra Kirkuk, Salah al-Din e Diyala, a Nord di Baghdad, nota come il Triangolo della Morte. In particolare, a detta dell’ICCT, l’attività dell’organizzazione terroristica ha subito un’accelerazione dal mese di febbraio 2020, raggiungendo livelli simili a quelli che hanno preceduto la sua invasione della città di Mosul nel 2014. Al contempo, secondo l’ICCT, lo Stato Islamico in Iraq è in procinto di passare da una fase di ricostruzione a un’altra caratterizzata da “attacchi audaci come la guerriglia”.

 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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