Mali: gas lacrimogeni contro manifestanti antifrancesi

Pubblicato il 22 gennaio 2021 alle 18:01 in Africa Mali

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Le forze di sicurezza in Mali hanno soppresso una protesta nella capitale, Bamako, sparando gas lacrimogeni contro decine di manifestanti antifrancesi, il 20 gennaio.

La notizia è stata resa nota da Africa News. La marcia era stata organizzata per protestare contro il ruolo dell’esercito francese nel Paese, ma non era stata autorizzata. Il municipio di Bamako l’aveva vietata utilizzando come giustificazione le restrizioni per contenere il Covid-19. Nonostante sia stata proibita, i manifestanti si sono fatti strada, a bordo di convogli di motociclette, attraverso i molteplici posti di blocco della polizia, prima che venissero sparate le bombole contenti gas lacrimogeni.

Amadou Lamine Diallo, portavoce degli organizzatori della protesta, ha dichiarato al quotidiano africano: “Oggi abbiamo capito che le autorità hanno bisogno del sostegno, più che il confronto con il popolo”. Alla luce di ciò, i manifestanti sono fuggiti nel momento in cui le forze di sicurezza hanno tentato di sospendere la marcia. “Abbiamo deciso di rinviare l’attività di oggi, ma continueremo la lotta in un modo diverso e con le autorità”, ha continuato Diallo. Secondo le testimonianze raccolte, i dimostranti hanno affermato che, a loro avviso, la strategia della Francia in Mali è quella di “dividere per regnare”, cercando di mettere il popolo contro la classe dirigente. Al contrario, i cittadini hanno dichiarato di voler continuare a battersi in nome dell’unità nazionale.

Dal dicembre 2012, il Mali lotta contro l’insurrezione dei gruppi armati nel Nord del Paese, parte dell’arida regione del Sahel. Questi, si sono diffusi nel resto del Paese e anche nel confinante Niger e Burkina Faso. In questo contesto, la Francia, ex potenza coloniale, è intervenuta militarmente il 10 gennaio 2013, su richiesta del Governo del Mali, per sostenere le forze di sicurezza nazionali nel reprimere i jihadisti. Ad oggi, la missione francese, nota anche come operazione Barkhane, conta 5.100 soldati, ed opera in tutta la regione del Sahel, la quale include territori del Niger, del Burkina Faso, del Ciad, della Mauritania e del Mali.

Molti maliani sono disturbati da tale presenza e denunciano quelli che loro considerano degli attacchi sui civili. Il ruolo dell’esercito francese nel Paese è stato spesso oggetto di critica sui social media e da parte degli esponenti della società civile. Il 3 gennaio 2021, decine di persone sono state uccise in un raid aereo nel villaggio di Bounti, suscitando molti dubbi sulla natura dell’attacco. Testimoni oculari hanno affermato che le vittime erano ospiti che partecipavano a una cerimonia di matrimonio. Ma l’esercito francese, con il supporto del Governo del Mali, ha insistito sul fatto di aver neutralizzato un gruppo di jihadisti, escludendo ogni possibilità di errore.

In tale contesto, il 19 gennaio, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato un ritiro parziale delle truppe dall’Africa occidentale a seguito dei successi contro i militanti islamisti. L’Agence de Presse Malienne ha informato, il 21 gennaio, che il Governo di transizione non ha accolto favorevolmente la riduzione del numero delle truppe francesi. Dal punto di vista dell’esecutivo, questo ritiro non farà altro che trasformare il tentativo di sconfiggere il terrorismo in una guerra asimmetrica in favore ai gruppi armati. Di fatto, la tempistica della decisione di Macron è stata considerata “discutibile”, in quanto è arrivata in un momento in cui le truppe maliane e francesi sembravano aver trovato la giusta sinergia per attaccare le basi dei terroristi. Alla luce dei recenti successi a favore delle forze anti-jihadiste, tra cui sequestri di armi e veicoli e distruzione delle catene di approvvigionamento appartenenti ai militanti islamisti, il Governo di transizione è rimasto disorientato per quanto riguarda la nuova strategia della Francia.

Inoltre, secondo l’Agence de Presse Malienne, l’esecutivo ha dichiarato di voler sopprimere il sentimento antifrancese che pervade la Nazione, considerandolo pericoloso per la stabilità politica del Paese. La nuova prova per i leader della transizione sarà quella di eliminare rapidamente le tensioni sociali, come ad esempio la suddetta manifestazione. 

A seguito del colpo di Stato del 18 agosto 2020 che ha rovesciato l’ex presidente, Ibrahim Boubacar Keita, in Mali si è insediato un Governo di transizione, guidato dal presidente ad interim, Bah N’Daw. Composto interamente da membri dell’esercito, l’esecutivo è stato giurato il 12 settembre 2020 con un mandato di 18 mesi e ha il compito di guidare il Paese fino alle prossime elezioni

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Julie Dickman

di Redazione

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