Il Consiglio Europeo contro la pandemia

Pubblicato il 22 gennaio 2021 alle 12:36 in Europa Italia

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Il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, ha partecipato virtualmente al Consiglio Europeo del 21 gennaio, durante il quale i leader dei 27 Paesi membri hanno discusso decisioni europee coordinate e tempestive contro la pandemia. 

Accelerazione sulla produzione e sulle consegne dei vaccini, contrasto alle nuove varianti del COVID, approccio europeo alla certificazione vaccinale, solidarietà internazionale sui vaccini, sono stati al centro della terza videoconferenza informale dei membri del Consiglio Europeo. A tale proposito, il premier italiano ha ribadito la necessità di procedere speditamente con la distribuzione efficace dei vaccini, alla luce dei ritardi delle aziende fornitrici. “La strategia europea delle vaccinazioni deve procedere in maniera rapida ed efficace. Le consegne dei vaccini devono rispettare gli impegni”, ha scritto Conte su Twitter, dopo l’incontro. “La protezione della salute dei nostri cittadini è al centro dell’azione coordinata di governi e del Consiglio Europeo per sconfiggere la pandemia”, ha aggiunto il premier. 

Il 20 gennaio, il governo italiano ha presentato ricorso al Procuratore Generale dello Stato affinché valuti la responsabilità dell’azienda farmaceutica americana Pfizer in caso di mancato rispetto degli accordi, a causa di ritardi nelle consegne. Inoltre, l’esecutivo ha anche chiesto di esplorare tutte le possibili azioni da intraprendere per tutelare gli interessi del Paese e dei cittadini. Un lotto del carico settimanale del vaccino Pfizer è arrivato in Italia lo stesso giorno. Tuttavia, la spedizione conteneva solo circa 330mila dosi, il 29% in meno di quelle previste dal contratto. Inoltre, con l’arrivo del nuovo carico la prossima settimana è previsto un altro deficit, anche se inferiore al 29%. L’azienda ha affermato che il ritardo è dovuto agli interventi di ammodernamento dello stabilimento di Puurs in Belgio, volti ad aumentare la produzione per i prossimi mesi.

Per quanto riguarda la lotta europea alla pandemia, anche la presidentessa della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha rilasciato una serie di dichiarazioni al termine della videoconferenza dei leader europei. “Al fine di mantenere le nostre frontiere interne e esterne aperte, servono misure mirate che ci mantengano in sicurezza”, ha affermato. La Von der Leyen ha proposto di ridefinire la mappatura per individuare le aree ad alto rischio, introducendo una “area rosso scura”. Agli individui che arrivano da queste zone possono essere chiesti test prima di partire e la quarantena dopo l’arrivo. Inoltre, tutti i viaggi non essenziali devono essere altamente scoraggiati, secondo la presidentessa della Commissione. Secondo le autorità di Bruxelles, l’Unione Europea “è una zona epidemiologica unica” e i rischi di questa emergenza devono essere gestiti insieme. Tuttavia, la Von der Leyen ha ribadito la necessità di “lasciare aperte le frontiere interne dell’UE a beneficio del mercato interno”.

Inoltre, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel ha aggiunto che di fronte alle nuove varianti del COVID “possono essere previste restrizioni per viaggi non essenziali”. Quanto all’ipotesi dei passaporti sanitari per viaggiare, la Von der Leyen ha spiegato che vanno fatte alcune distinzioni. Esiste l’ipotesi di una semplice documentazione di tipo medico oppure la possibilità di un documento che abbia un valore ufficiale, con alcuni risvolti che devono essere tenuti in considerazione, date le eventuali conseguenze anche politiche, tra cui “il rispetto dei diritti e dei dati personali delle persone”. “Quando sarà il momento giusto avremo bisogno di una discussione ampia tra gli Stati membri su usi possibili del certificato”, ha aggiunto. Michel ha dichiarato: “Siamo estremamente prudenti sulla questione”.

Intanto, l’Europa ed il mondo continuano ad affrontare la terza ondata di contagi. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aggiornati al 21 gennaio, il primo Paese per numero di nuovi positivi giornalieri sono ancora gli Stati Uniti (oltre 152mila casi registrati), seguiti dal Regno Unito e dal Brasile. Tra i Paesi Europei europee nella lista ci sono anche la Francia, la Germania e la Spagna. Nell’elenco dell’OMS c’è anche la Germania, con 20.398 contagi giornalieri. Inoltre, nel Paese si contano 2.108.895 casi totali e 50.876 decessi collegati al virus. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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