Vietnam: i possibili cambiamenti di leadership

Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 12:03 in Asia Vietnam

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Il 13esimo congresso del Partito comunista del Vietnam (VCP) inizierà il prossimo 25 gennaio e si concluderà il 2 febbraio, quando saranno annunciati i nuovi leader del Paese per i successivi cinque anni. Tuttavia, secondo informazioni rilasciate da The Diplomat il 21 gennaio, sarebbero già trapelate informazioni rispetto ad alcune nomine.

I cambiamenti di leadership in questione sarebbero già stati stabiliti durante una sessione plenaria del VCP, organizzata dal 16 al 17 gennaio scorsi e durante la quale sono stati indicati i nomi che andranno a ricoprire gli incarichi dei cosiddetti “quattro pilasti”, ovvero il segretario generale del VCP, il presidente di Stato, il primo ministro e il presidente dell’Assemblea nazionale. In base alle liste di candidati trapelate da tale incontro e poi diffuse sui social media e su altre piattaforme, la carica di segretario generale del VCP potrebbe essere ricoperta da Nguyen Phu Trong e l’attuale premier del Paese, Nguyen Xuan Phuc, potrebbe diventare presidente del Vietnam. A capo dell’Assemblea nazionale, invece, potrebbe essere eletto un ex-vice primo ministro e ora segretario di partito ad Hanoi, Vuong Dinh Hue. Infine, l’attuale direttore della Commissione centrale per il personale e l’organizzazione del VPC, Pham Minh Chinh, potrebbe essere nominato primo ministro.

Tra le figure indicate, quella del 77enne Trong potrebbe essere la nomina più controversa, in quanto, l’uomo è già stato segretario del VCP per due mandati, come previsto dalla Costituzione vietnamita. Se dovesse essere riconfermato segretario generale, allora il congresso del VCP dovrebbe operare una revisione costituzionale. Oltre a questo, altre problematiche sarebbero legate alla salute di Trong, il quale nell’aprile 2019 sembrerebbe aver avuto un infarto. Secondo alcuni analisti, un’ulteriore nomina dell’attuale segretario generale potrebbe essere nata dalla difficoltà da parte del VCP di raggiungere un’intesa sulla figura di un possibile successore ma, se durante il suo ipotetico terzo mandato dovesse emergere un possibile candidato, Trong potrebbe anche dimettersi.

Oltre all’ipotetica figura del segretario generale, in base alle notizie trapelate, vi sarebbero altre incongruenze con le norme vietnamite. Innanzitutto, in Vietnam i membri del governo hanno l’obbligo di dimettersi all’età di 65 anni. Nonostante alcune concessioni siano già state fatte in passato, soprattutto per la figura di segretario generale del Partito, il Vietnam non ha mai concesso che le eccezioni si accumulassero. Se Trong e Phuc dovessero ricevere gli incarichi previsti, entrambi supererebbero i limiti d’età, avendo il primo 77 e il secondo 67 anni.

Oltre alla norma relativa all’età, in Vietnam è altresì previsto che le figure che ricoprono i cosiddetti “quattro pilastri” provengano sia dal Nord, sia dal Sud, ma secondo i nomi trapelati non vi sarebbe nessun rappresentante della regione meridionale del Paese. Infine, solitamente, la figura del primo ministro è sempre stata assegnata ad ex-vice premier e la designazione di Pham Minh Chinh per l’incarico potrebbe contravvenire anche a tale convenzione.

Secondo uno studioso dello ISEAS Yusof-Ishak Institute, Le Hong Hiep, la violazione di così tante norme potrebbe indicare una mancanza di consenso interna tra i “detentori di potere” del Partito che sarebbero quindi scesi a compromessi. Tuttavia, nessuna delle nomine citate è stata ancora confermata e quanto annunciato dal congresso del VCP potrebbe essere diverso.

Intanto, però, le autorità vietnamite hanno avvertito chiunque stia diffondendo informazioni false o segrete sulle nomine che potrebbe essere perseguito dalla legge.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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