UE-Regno Unito: lite diplomatica sullo status dell’ambasciatore europeo a Londra

Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 11:49 in Europa UK

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Una lite diplomatica è scoppiata tra il Regno Unito e l’Unione Europea sullo status dell’ambasciatore del blocco a Londra. Il governo britannico si rifiuta di concedere a Joao Vale de Almeida e al suo team il pieno status diplomatico concesso agli altri ambasciatori sulla base del fatto che l’UE non è uno Stato sovrano.

Pertanto, il Ministero degli Esteri insiste affermando che il rappresentante europeo e i suoi funzionari non dovrebbero avere le immunità e i privilegi concessi sulla base della Convenzione di Vienna. La ragione è che non si vuole creare un precedente trattando un ente internazionale allo stesso modo di uno Stato nazionale. Allo stato attuale, l’ambasciatore non avrebbe la possibilità di presentare le sue credenziali alla regina, come gli altri capi delle missioni diplomatiche. La decisione britannica è in netto contrasto con 142 Paesi del mondo in cui l’UE possiede delegazioni e in cui ai suoi ambasciatori è concesso lo stesso status di diplomatici che rappresentano nazioni sovrane.

L’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Josep Borrell, ha scritto al ministro degli Esteri, Dominic Raab, per esprimere le sue “serie preoccupazioni”. La questione dovrebbe essere discussa dai ministri degli Esteri dell’Unione lunedì prossimo, il 25 gennaio, quando i funzionari si incontreranno per la prima volta dalla fine del periodo di transizione post-Brexit.

L’Ufficio degli Affari esteri, del Commonwealth e dello sviluppo britannico ha dichiarato che intende trattare i delegati dell’UE solo come rappresentanti di un’organizzazione internazionale. Ciò significa che i diplomatici europei non avrebbero la piena protezione concessa dalla Convenzione di Vienna, che garantisce loro l’immunità dalla detenzione, dalla giurisdizione penale e dalla tassazione. I diritti garantiti al personale delle organizzazioni internazionali sono, al contrario, più ad hoc e meno ferrei.

L’UE sostiene di non essere una tipica organizzazione internazionale, dal momento che possiede una propria valuta, un sistema giudiziario e il potere di legiferare. In una lettera al Segretario di Stato, Dominic Raab, lo scorso novembre, Borrell aveva affermato: “Il vostro servizio ci ha inviato una bozza di proposta per un accordo di cui nutriamo serie preoccupazioni. Le indicazioni offerte non riflettono il carattere specifico dell’UE, né rispondono alle future relazioni tra l’UE e il Regno Unito come importante Paese terzo”. “Non concedendo le immunità e i privilegi consueti alla delegazione e al suo personale, le proposte non costituiscono una base ragionevole per raggiungere un accordo”, si leggeva nella lettera, visionata dalla BBC. 

I funzionari dell’UE hanno accusato privatamente il Ministero degli Esteri britannico di ipocrisia perché quando il servizio estero dell’Unione, noto come Servizio per l’azione esterna, è stato istituito, nel 2010, a seguito del trattato di Lisbona, il Regno Unito ha aderito alle proposte di concedere “privilegi” ai diplomatici dell’UE e “immunità equivalenti a quelle della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 18 aprile 1961 “.

Una fonte europea ha rivelato alla BBC: “Sembra insignificante. Non si tratta di privilegi, ma di principi”. Alcuni nell’UE temono anche che Stati ostili possano seguire il Regno Unito e ridurre le protezioni concesse ai diplomatici dell’UE nei loro Paesi. Questo potrebbe esporli ad abusi e renderli più facili da espellere. Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato: “Il Regno Unito, in quanto firmatario del Trattato di Lisbona, è ben consapevole dello status dell’UE nelle relazioni esterne ed era consapevole e favorevole a questo status mentre era un membro dell’Unione”. “L’UE ha 143 delegazioni, equivalenti a missioni diplomatiche, in tutto il mondo. Senza eccezioni, tutti gli Stati ospitanti hanno accettato di concedere a queste delegazioni e al loro personale uno status equivalente a quello delle missioni diplomatiche degli Stati ai sensi della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e il Regno Unito è ben consapevole di questo fatto”, ha aggiunto il portavoce, sottolineando: “Nulla è cambiato nell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea per giustificare un cambiamento di posizione da parte di Londra. Lo status dell’UE nelle relazioni esterne e il suo conseguente status diplomatico sono ampiamente riconosciuti da Paesi e organizzazioni internazionali di tutto il mondo, quindi ci aspettiamo che il Regno Unito tratti la delegazione dell’UE di conseguenza e senza indugio”.

Un portavoce del Ministero degli Esteri britannico, senza fornire particolari dettagli, ha dichiarato alla BBC: “Continua l’impegno con l’Unione Europea sugli accordi a lungo termine per la delegazione dell’UE nel Regno Unito. Mentre le discussioni sono ancora in corso, non sarebbe opportuno che noi speculassimo sui dettagli di un eventuale accordo”.

La Gran Bretagna, che è stata membro dell’Unione Europea per 46 anni, ha deciso di uscire dal blocco dopo un referendum, nel 2016, e ha completato il suo tortuoso viaggio fuori dall’UE il 31 dicembre 2020, quando la Brexit è entrata pienamente in vigore.

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Chiara Gentili

di Redazione

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