Twitter blocca l’account dell’ambasciata cinese negli Stati Uniti

Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 17:38 in Cina USA e Canada

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Twitter ha bloccato l’account dell’ambasciata cinese negli Stati Uniti per un tweet che difendeva la politica della Cina nei confronti degli uiguri musulmani della regione dello Xinjiang.

La piattaforma ha affermato che un post sugli uiguri aveva violato la sua politica contro la “disumanizzazione” delle persone. Il 21 gennaio, il Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato di essere confuso dalla decisione di Twitter e che era responsabilità dell’ambasciata chiarire la questione. L’account dell’ambasciata cinese, che dal 9 gennaio ha condiviso nuovi post, aveva pubblicato un tweet in cui diceva che le donne uiguri erano state emancipate grazie alle politiche di Pechino e non erano più “macchine per fare i bambini”, citando uno studio riportato dal quotidiano statale China Daily. Il tweet è stato rimosso e sostituito da un’etichetta che dichiara che il contenuto non è più disponibile. Sebbene Twitter nasconda i tweet che violano le sue politiche, richiede ai proprietari dell’account di eliminare manualmente tali contenuti. 

La sospensione dell’account dell’ambasciata da parte di Twitter arriva il giorno dopo che l’amministrazione Trump, nelle sue ultime ore in carica, ha accusato la Cina di aver commesso un genocidio nello Xinjiang, una conclusione approvata dall’amministrazione Biden. Twitter è bloccato in Cina ma è utilizzato da alcuni media cinesi e dai diplomatici statali, molti dei quali si sono rivolti alla piattaforma per difendere in modo aggressivo le posizioni della Cina in quella che è diventata nota come diplomazia del “Wolf Warrior”. L’ambasciata cinese a Washington, che si è iscritta a Twitter nel giugno 2019, non ha ancora commentato la rimozione del contenuto.

Il 19 gennaio, l’ex segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha dichiarato che l’amministrazione del presidente uscente, Donald Trump, ritiene che la Cina abbia commesso “genocidio e crimini contro l’umanità” nei confronti dei musulmani uiguri nella regione dello Xinjiang. Pompeo ha affermato che, a seguito di un attento esame dei fatti, è chiaro che la Repubblica Popolare Cinese, sotto la direzione e il controllo del Partito Comunista Cinese abbia commesso “un genocidio contro gli uiguri” e altre minoranze etniche e religiose in Xinjiang. La dichiarazione afferma che “una documentazione esauriente” degli eventi “conferma che almeno dal marzo 2017, le autorità locali hanno drammaticamente intensificato la loro decennale campagna di repressione contro i musulmani uiguri e i membri di altri gruppi etnici e religiosi minoritari, compresi i kazaki e l’etnia kirghisa” . L’annuncio del segretario di Stato arriva un giorno prima che il presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, entri in carica. “Credo che questo genocidio sia in corso e che stiamo assistendo al tentativo sistematico di distruggere gli uiguri da parte del partito-stato cinese”, ha aggiunto Pompeo.

Da parte sua, il governo di Pechino ha sempre negato qualsiasi forma di oppressione nei confronti degli uiguri e ha giustificato l’istituzione dei cosiddetti “campi di educazione e addestramento” nel Xinjiang sostenendo che servano a frenare e arginare movimenti separatisti, violenti ed estremisti compiuti da alcuni membri della minoranza turcofona uigura nel Xinjiang. In particolare, per Pechino, tra gli uiguri vi sarebbero dei militanti coinvolti nell’organizzazione terroristica East Turkestan Islamic Movement (ETIM), fondata nel 1993 da gruppi di jihadisti di etnia uigura provenienti proprio dalla regione autonoma cinese del Xinjiang, il cui obiettivo sarebbe quello di istituire uno Stato islamico indipendente nel Turkestan dell’Est, termine utilizzato oggi dai separatisti per riferirsi al Xinjiang.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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