Taiwan partecipa al giuramento di Biden, Pechino sanziona Pompeo

Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 10:05 in Cina Taiwan USA e Canada

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La rappresentante delle istituzioni di Taiwan negli Stati Uniti, Hsiao Bi-khim, ha partecipato alla cerimonia di giuramento del 46esimo presidente statunitense, Joe Biden, il 20 gennaio. Nella stessa giornata, dopo l’evento inaugurale della presidenza di Biden, il Ministero Affari Esteri della Cina ha annunciato sanzioni contro l’ormai ex-segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, e altre ventisette persone, che sono state poi criticate dalla nuova amministrazione statunitense , il 21 gennaio.

La portavoce Ministero Affari Esteri di Taiwan, Ou Jiangan, ha affermato che, il 20 gennaio, per la prima volta, un rappresentante di Taiwan ha ricevuto un invito ufficiale per partecipare “all’evento democratico più importante degli USA”, a dimostrazione delle strette relazioni d’amicizia tra Taiwan e gli Stati Uniti, che si fondano su valori condivisi quali libertà, democrazia e diritti umani. Hsiao è stata formalmente invitata dagli organizzatori dell’evento, ovvero il Joint Congressional Committee on Inaugural Ceremonies, a partecipare come ospite all’evento del 20 gennaio.

In passato, altri rappresentati delle istituzioni di Taipei avevano preso parte alla cerimonia di giuramento del presidente degli USA, ma, per presenziare, erano dovuti passare per i membri del Congresso e di altre organizzazioni e riceverne l’approvazione. Ou ha sottolineato che, nonostante la portata della cerimonia sia stata ridimensionata rispetto al passato a causa del coronavirus, la rappresentante di Taiwan è stata comunque invitata e ha aggiunto che, in futuro, Taiwan intensificherà il partenariato con l’amministrazione Biden a tutti i livelli.

In seguito al giuramento di Biden e dopo aver dichiarato la disponibilità del governo di Pechino a ripristinare buone relazioni con l’amministrazione del nuovo presidente statunitense, il Ministero Affari Esteri della Cina ha annunciato sanzioni contro Pompeo e altre ventotto persone. Per la Cina, negli ultimi anni, alcuni politici statunitensi “anti-Cina” avrebbero adottato azioni contro gli interessi dei popoli cinese e statunitense e avrebbero interferito negli affari interni della Cina, danneggiando le relazioni bilaterali. Pechino si è quindi detta determinata a proteggere sovranità, sicurezza e sviluppo degli interessi del proprio Paese e, per questo, ha deciso di imporre sanzioni contro Pompeo e altre ventisette persone che avrebbero violato la sovranità cinese e sarebbero state responsabili delle problematiche sino-statunitensi. Di conseguenza, a tali persone e ai rispettivi familiari è stato proibito di entrate nei territori della Cina continentale, di Hong Kong e di Macao. Oltre a questo, né loro né aziende o istituzioni a cui sono legati potranno intrattenere rapporti o fare affari con la Cina.

Il 21 gennaio, una portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale di Biden Emily Horne, ha affermato che le sanzioni imposte da Pechino siano “non produttive e ciniche” e che la tempistica scelta sarebbe un tentativo di sfruttamento delle divisioni interne tra partiti negli USA. Per tali ragioni, secondo Horne, gli americani di entrambi i partiti statunitensi, democratico e repubblicano, dovrebbero criticare l’ultima mossa cinese. La portavoce ha infine dichiarato che il presidente Biden intende lavorare con i rappresentati di entrambi i partiti del proprio Paese per vincere la competizione con la Cina.

Una tra le numerose questioni intorno alle quali sono cresciute le tensioni tra Pechino e Washington è stata rappresentata da Taiwan. Sotto l’amministrazione dell’ormai ex-presidente degli USA, Donald Trump, i rapporti tra Washington e Taipei si sono intensificati, nonostante la prima non riconosca ufficialmente il governo taiwanese dal primo gennaio 1979, quando ha allacciato i rapporti diplomatici con Pechino. Nel 2018, l’amministrazione Trump ha fondato l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da ambasciata de facto degli USA sull’isola e, il 16 marzo di quell’anno, ha emanato il Taiwan Travel Act, che consente e incoraggia visite di alto livello tra USA e Taiwan. Il 9 agosto e il 17 settembre 2020, sono state quindi organizzata le prime due visite di alti funzionari statunitense a Taipei, ovvero del segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar, e del sottosegretario per gli Affari Economici , Keith Krach. Infine, il 9 gennaio scorso, Pompeo ha annunciato di aver rimosso tutte le restrizioni alle relazioni con Taiwan che, in passato, Washington si era auto-imposta unilateralmente per compiacere il “regime comunista di Pechino”. Alla luce di tali avanzamenti nelle relazioni tra Taipei e Washington, il nuovo segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, lo scorso 19 gennaio, ha annunciato di essere favorevole all’intensificazione dei rapporti con Taiwan.

Per Pechino, le relazioni tra Taipei e Washington non sono accettabili in quanto Taiwan e la Cina formerebbero un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Ciò nonostante a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD) nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola lo scorso 11 gennaio, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Tsai ha altresì intensificato i rapporti del proprio esecutivo con gli USA, suo maggior fornitore d’armi di difesa, nonostante la ferma opposizione della Cina.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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