Libia: le milizie di Tripoli si oppongono ai risultati del Forum di dialogo politico

Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 17:03 in Africa Libia

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La cosiddetta “Tripoli Protection Force” ha pubblicato una nota con cui ha ufficialmente rifiutato i risultati raggiunti dal Forum di dialogo politico, in merito ai meccanismi di nomina dei futuri organi esecutivi temporanei.

A riferirlo, il 21 gennaio, il quotidiano al-Arab, riferendosi a una comunicazione rilasciata il giorno precedente. La Tripoli Protection Force è una coalizione di gruppi armati costituita il 18 dicembre 2018, a seguito della fusione di quattro milizie affiliate al governo di Tripoli, noto altresì come Governo di Accordo Nazionale (GNA), considerate tra le più rilevanti nella capitale libica e nella regione occidentale. L’ultima dichiarazione di tale coalizione è giunta dopo che, il 19 gennaio, la maggioranza dei membri del Forum di dialogo politico ha votato a favore del meccanismo proposto dall’Onu per la formazione del governo e del Consiglio presidenziale, due organismi temporanei che guideranno la Libia in una fase di transizione, fino alle elezioni del 24 dicembre 2021.

“L’attacco” della Tripoli Protection Force ha preso di mira, in particolare, la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL) e la sua inviata ad interim, Stephanie Williams, i quali sono stati accusati di aver interferito nel percorso politico, indirizzandolo verso obiettivi specifici che non vanno negli interessi del Paese Nord-africano, ma, al contrario, soddisfano gli interessi di “una ristretta cerchia di partiti che non potrà portare la Libia in salvo”. Motivo per cui, l’alleanza tripolina ha affermato di rifiutare quanto stabilito dal Forum, guidato proprio da Williams, la quale avrebbe esercitato pressioni per ottenere determinati risultati nel periodo che le resta del suo mandato, in un quadro che “deruba la volontà della maggioranza del popolo libico” e riflette la negligenza del capo della Missione verso un Paese che deve far fronte a malattie, guerra e povertà.

La “deviazione” commessa, a detta della Tripoli Protection Force, è da far risalire a un “modo sospetto” con cui sono stati scelti i partecipanti al Forum e alle modalità con cui vengono presentate e votate le diverse proposte. Per il gruppo tripolino, le Nazioni Unite continuano, invece, a profondere sforzi per portare pace e stabilità e per realizzare la transizione democratica auspicata. Pertanto, è stato chiesto l’intervento del Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, per correggere il percorso di UNSMIL e far sì che la missione risponda alle esigenze della Libia e della sua popolazione.

Secondo alcuni analisti, in realtà, l’opposizione della Tripoli Protection Force riflette un tentativo più ampio di ostacolare il percorso politico e, soprattutto, di impedire la formazione di un governo ad interim che avrà, presumibilmente, sede a Sirte e che avrà il compito di guidare il Paese fino alle elezioni. Le milizie tripoline, riporta al-Arab, temono di perdere la loro influenza, anche alla luce del possibile cambio della sede del governo.  

In tale quadro, stando alle informazioni riportate dal quotidiano, anche la Turchia, alleata del GNA, svolgerebbe un ruolo, considerando che Ankara desidera che l’attuale primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, rimanga al potere, così da salvaguardare gli accordi siglati il 27 novembre 2019 con Tripoli, volti ad intensificare la cooperazione in materia di sicurezza e nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Inoltre, a detta di alcuni analisti, non è da escludere l’ipotesi secondo cui Ankara voglia spingere l’avversario del GNA, l’Esercito Nazionale Libico (LNA) guidato da Khalifa Haftar, in un nuovo confronto sul campo, così da ampliare o consolidare i risultati raggiunti nel corso del conflitto libico.

L’inviata Williams, da parte sua, ha affermato che il consenso raggiunto prima il 16 gennaio, al termine dei colloqui, e poi il 19 gennaio, data della votazione sul meccanismo, rappresenta un passo significativo nel percorso politico libico verso la transizione democratica, e ora bisognerà proseguire sulla road map delineata a Tunisi nel mese di novembre 2020. La popolazione libica, è stato ribadito, ha di fronte a sé un’opportunità concreta per riunificare le istituzioni del Paese, superando divisioni e divergenze interne. Tuttavia, a detta dell’inviata, vi sono dei “cleptocrati”, membri della classe politica che ha dominato per anni la scena libica, i quali cercano di preservare il proprio status quo, oltre che i propri guadagni e, di conseguenza, stanno provando a ostacolare il cammino verso le elezioni e, prima ancora, la formazione di un’autorità temporanea.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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