India: il governo propone la sospensione delle leggi sull’agricoltura

Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 10:58 in Asia India

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Il ministro dell’Agricoltura, dei Coltivatori e del Welfare dell’India, Narendra Singh Tomar, ha dichiarato, il 20 gennaio, che il governo è disposto a sospendere per un periodo massimo di diciotto mesi l’implementazione delle tre nuove leggi sull’agricoltura, contro le quali stanno protestando gli agricoltori indiani. Questi ultimi, stanno valutando la possibilità di interrompere il proprio movimento alla luce dell’ultima proposta dell’esecutivo. Intanto, per, le autorità indiane temono disordini in vista della festa della Repubblica indiana, il prossimo 26 gennaio.

Il governo di Nuova Delhi, con a capo il premier Narendra Modi, ha affermato di essere pronto a sospendere l’attuazione delle tre nuove leggi sull’agricoltura se i leader dei sindacati degli agricoltori si renderanno disponibili a formare un Comitato per discutere le problematiche e le obiezioni legate alle nuove leggi.  Tomar ha dichiarato che la sospensione proposta dal governo potrebbe consentire alle parti di avere tempo a sufficienza per far sì che i rappresentati del governo e quelli degli agricoltori possano fornire soluzioni all’impasse creatasi tra le parti. Un leader degli agricoltori, Dharmendra Malik, ha annunciato che i manifestanti forniranno una risposta al governo il prossimo 22 gennaio, annunciando se saranno disponibili o meno ad interrompere le proteste.

Sono stati almeno nove i round di negoziati finora organizzati tra governo e rappresentanti degli agricoltori, ma nessuno di essi è riuscito a risolvere lo stallo in corso, in quanto le parti sono rimaste ferme ognuna sulle proprie posizioni.

In base alle tre leggi di liberalizzazione in materia di agricoltura adottate dal governo di Modi lo scorso 27 settembre, gli agricoltori potranno vendere i propri prodotti direttamente ovunque e a chiunque, non limitandone gli affari ai soli ingrossi regolati dal governo. 

Secondo l’opinione degli agricoltori, dell’opposizione e anche di alcuni tra le fila del governo di Modi, le tre leggi sull’agricoltura porteranno al controllo da parte delle grandi aziende sulla produzione, la lavorazione e il mercato agricoli e al calo del prezzo dei raccolti, rimuovendo gli acquisti del governo e causando perdite ai coltivatori. Il governo di Modi ritiene, invece, che gli agricoltori siano stati fuorviati nel raggiungere tali conclusioni e che le nuove leggi rimuoveranno impedimenti alle vendite e la necessità di intermediari, aumentando il guadagno degli agricoltori. Per l’esecutivo, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il sistema agricolo indiano e consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente, potenziando la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati.

Gli agricoltori indiani sono accampati a decine di migliaia fuori dalla capitale dal 27 novembre scorso e hanno ripetutamente bloccato le vie d’accesso alla città. In vista del prossimo 26 gennaio, in occasione della 72esima festa della Repubblica, i manifestanti hanno annunciato un raduno di trattori nella capitale che ha destato la preoccupazione delle autorità. Nella stessa giornata il governo ha in programma più eventi compresa una parata militare.

Lo scorso 13 gennaio, l’esecutivo aveva chiesto alla Corte Suprema dell’India di vietare il raduno degli agricoltori del 26 gennaio ma tale richiesta non era stata accolta. Il giorno prima, la stessa Corte suprema si era poi proposta come mediatore tra governo e agricoltori, aveva sospeso l’implementazione delle tre leggi e aveva istituito un Comitato per analizzarle, insieme alle rivendicazioni degli agricoltori. Ciò nonostante, i leader delle proteste avevano rifiutato l’offerta, sostenendo che la proposta non avrebbe fornito soluzioni e aggiungendo che i membri interni al Comitato in questione fossero di parte, essendosi già espressi in favore delle leggi del governo di Modi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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