Gli USA nel Corno d’Africa: cosa aspettarsi con la presidenza Biden

Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 10:58 in Africa USA e Canada

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Le analisi sulla politica estera degli Stati Uniti nell’era post-Trump non hanno quasi mai riguardato la regione del Corno d’Africa. Tuttavia, il nuovo presidente americano, Joe Biden, potrebbe doversi preparare a prendere decisioni difficili su questioni come la guerra civile etiope, la disputa sulla grande diga africana (GERD), in costruzione sul Nilo Azzuro, e la fragile transizione politica del Sudan.

Per capire come Biden potrebbe avvicinarsi al Corno d’Africa, è importante dare uno sguardo alle politiche dell’amministrazione Trump in questa regione. Adottando una strategia di “impegno minimo”, il presidente uscente ha principalmente puntato sul commercio e sugli investimenti statunitensi per contrastare l’influenza di altre potenze, principalmente la Cina, in questa parte del continente africano. Nonostante l’impegno economico, gli ultimi quattro anni sono stati caratterizzati da un costante declino del potere degli Stati Uniti nel Corno d’Africa. Una delle mosse più rilevanti di Washington nell’Africa orientale è stata la mediazione nelle trattative per la normalizzazione dei rapporti tra Sudan e Israele, il 23 ottobre 2020. Come segnale di avvicinamento nei confronti di Khartoum, l’amministrazione Trump ha altresì deciso, nello stesso periodo, di rimuovere il Sudan dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. 

Come in altre parti del mondo, il Corno d’Africa è un’area in cui l’incoerenza e la mancanza di pensiero strategico dell’amministrazione Trump hanno rappresentato un vantaggio per altre potenze, come gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), la Turchia, la Cina e la Russia, tutte intenzionate ad ottenere maggiori punti d’appoggio nella regione.

Biden inizierà la sua presidenza con una solida esperienza negli affari esteri in quanto ex vicepresidente durante l’era Obama, dal 2009 al 2017, e presidente della Commissione per le relazioni estere del Senato. Nei documenti e nei discorsi della sua campagna elettorale, ha delineato una strategia di politica estera ampiamente basata sulla volontà di riaffermare la leadership globale dell’America. I pilastri di questa strategia sono il multilateralismo, l’impegno a portare avanti la democrazia e i valori democratici, la battaglia climatica e il ripensamento dei rapporti con Russia e Cina. Ma quale piega prenderanno le politiche dell’amministrazione Biden nei confronti del Corno d’Africa?

Come candidato alla presidenza, Biden non ha affrontato nello specifico i temi riguardanti questa regione e le sfide che potrebbe rappresentare per Washington. Secondo un’analisi del quotidiano The New Arab, potremmo aspettarci un certo grado di continuità con le politiche di Trump nel Corno d’Africa, almeno in alcune aree. Dal momento che il nuovo presidente americano si è espresso a favore dell’uso di una forza mirata nelle operazioni di antiterrorismo all’estero, la controversa campagna di attacchi con droni condotta contro i militanti di Al-Shabaab, in Somalia, iniziata sotto Obama e intensificata da Trump, molto probabilmente continuerà senza sosta.

Nonostante abbiano forti relazioni con l’Etiopia e una considerevole presenza militare in Somalia e in Gibuti, agli Stati Uniti manca da anni una chiara strategia per il Corno d’Africa, secondo gli analisti di The New Arab. Resta da vedere se Biden ne avvierà una e se il 46° presidente americano tenterà di formalizzare una politica estera più coerente nella regione. In questo caso, tuttavia, dovrà fare i conti con la realtà degli attori regionali che percepiscono Washington come una potenza ormai in declino nell’Africa orientale. Data la priorità del multilateralismo per Biden, è probabile che cercherà di affrontare i problemi del Corno d’Africa attraverso organizzazioni regionali e internazionali tra cui le Nazioni Unite, l’Unione africana, l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) e il GCC, tra le altre.

La questione più rilevante e più urgente sarà l’Etiopia, dove quello che era iniziato come un tentativo del governo centrale di reprimere i ribelli del Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) si è rapidamente trasformato in un conflitto regionale che ha coinvolto diversi Paesi dell’area. Con l’esercito etiope che, secondo le organizzazioni attive sul territorio, continuerebbe a svolgere operazioni militari nella regione settentrionale del Tigray, nonostante la vittoria dichiarata il 28 novembre, e con il TPLF e le forze eritree impegnate nei combattimenti, almeno 20.000 rifugiati sono fuggiti in Sudan e molti altri stanno vivendo una situazione umanitaria precaria, che minaccia di distruggere l’integrità territoriale dell’Etiopia e la sicurezza della regione. Washington è l’unico attore in grado di portare le parti al tavolo e impedire che questa drammatica crisi laceri l’Etiopia.

Un altro problema che sarà in cima all’agenda Biden è la disputa sulla diga del Nilo, attualmente in corso tra Egitto, Etiopia e Sudan. Anche qui la tensione è alta, con Addis Abeba pronta a iniziare a riempire il bacino idroelettrico senza un accordo sulla distribuzione dell’acqua tra i tre Paesi. Il Cairo, a sua volta, ha minacciato di usare la forza per distruggere la diga e ha più volte ribadito che farà di tutto per impedire i piani etiopi. Tuttavia, mentre l’amministrazione Trump era apparentemente favorevole alle richieste egiziane, una presidenza Biden, che potrebbe preoccuparsi di più per le violazioni dei diritti umani di cui è accusato il presidente al-Sisi, potrebbe essere meno accomodante nei confronti del Cairo e assumere una posizione più equilibrata sulla disputa. Se favorita da una forte pressione diplomatica, questa nuova posizione potrebbe facilitare un accordo tra Addis Abeba e Il Cairo. Sarà fondamentale, per l’amministrazione Biden, cogliere questa finestra di opportunità prima che l’Egitto o l’Etiopia agiscano unilateralmente.

Oltre alle emergenze da risolvere nel breve periodo, una delle più importanti questioni di fondo per gli Stati Uniti nel Corno d’Africa è il ruolo della Cina. La regione è una di quelle che sta vivendo più profondamente la penetrazione cinese in termini di commercio e investimenti, nonché a livello militare, soprattutto dopo la costruzione delle prima base di Pechino all’estero, nel 2017, in Gibuti. In termini geostrategici generali, il Corno d’Africa è cruciale per la sua posizione lungo lo stretto di Bab El-Mandab e il Mar Rosso, dove transita ogni anno il 10% del commercio internazionale e gran parte del petrolio mondiale. Le azioni dell’amministrazione Biden in questo campo sono difficili da prevedere e generalmente dipenderanno dalla strategia globale che adotterà per avvicinarsi o, al contrario, contrastare la Cina. 

Allo stesso modo, anche il rapporto con la Russia, potrebbe influenzare l’ordine geopolitico del Corno d’Africa. Qui, il Cremlino persegue un approccio “dell’opportunismo impegnato” nella regione, cercando di ottenere accordi e contratti militari e assicurandosi un ruolo maggiore come “investitore vitale” nelle industrie della Difesa.

Pertanto, il Corno d’Africa presenterà all’amministrazione Biden sfide immediate e a lungo termine. Le crisi in Etiopia richiederanno un’attenzione particolare e un forte impegno degli Stati Uniti per la loro risoluzione. Sebbene l’approccio che il nuovo presidente adotterà per affrontare questi problemi non sia ancora chiaro, l’enfasi che il successore di Trump ha posto sul multilateralismo indica che potrebbe esserci un maggiore coordinamento con l’Unione Africana e l’IGAD, promuovendo così un ordine regionale di tipo endogeno. Tuttavia, oltre alle emergenze, l’Africa non sembra essere in cima all’agenda di Biden, il che significa che è probabile che l’attenzione rimarrà circoscritta, come nelle precedenti amministrazioni, alle relazioni economiche e all’antiterrorismo. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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