EAU: firmato l’accordo sulla vendita di armi con gli USA

Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 15:49 in Emirati Arabi Uniti USA e Canada

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Gli Emirati Arabi Uniti hanno firmato un accordo con il governo degli Stati Uniti per l’acquisto di 50 jet F-35 Joint Strike Fighter e 18 droni armati, poco prima che il presidente Joe Biden entrasse in carica, il 20 gennaio. 

La notizia è stata riferita da individui che sono a conoscenza della questione all’agenzia di stampa Reuters, il 20 gennaio. Una firma dell’ultimo minuto ha chiuso mesi di negoziati tra l’amministrazione Trump e i funzionari degli Emirati. La negoziazione era nata a seguito della normalizzazione dei legami di Abu Dhabi con Israele, avvenuta il 15 settembre 2020 con i cosiddetti “Accordi di Abraham”. Biden, che ha prestato giuramento lo stesso 20 gennaio, aveva assicurato che la sua amministrazione avrebbe “rivalutato” le relazioni di Washington con gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita e che sosterrà il blocco alle vendite di armi statunitensi verso i due Stati del Golfo, a causa del loro coinvolgimento nella guerra civile in Yemen.

Se Biden opta per una posizione più dura nei confronti del Golfo, probabilmente avrà dalla sua parte il nuovo presidente della Commissione per le Relazioni Estere del Senato, il democratico Robert Menendez del New Jersey. Il 9 dicembre 2020, il Senato degli Stati Uniti non era riuscito a bloccare la vendita di armi, stimata per un valore di oltre 23 miliardi di dollari. La maggioranza di 51 voti necessaria per l’approvazione di una risoluzione che bloccasse la transazione non è stata raggiunta. Con 47 voti a favore e 49 contrari, la norma non è stata approvata. In ogni caso, la Casa Bianca avrebbe potuto bloccarla con il veto, se non fosse stata raggiunta una maggioranza dei due terzi. Il tentativo del Senato, insieme all’ampio sostegno bipartisan al disegno di legge annuale sulla Difesa, ostacolato dall’ex presidente degli Stati Uniti poiché considerato “debole” e incompleto, ha mostrato una netta divisione tra il ramo esecutivo e quello legislativo nelle ultime settimane della presidenza Trump. 

Già il 29 ottobre 2020, i rappresentanti democratici al Congresso avevano riferito che il Dipartimento di Stato stava discutendo informalmente della vendita di F-35 al Paese del Golfo. I Democratici avevano espresso sull’argomento sentimenti contrastanti e alcuni di loro che temevano che la transazione potesse innescare una corsa agli armamenti nella regione e mettere a repentaglio l’indiscusso vantaggio militare di Israele. A tale proposito, il 4 gennaio, il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha dichiarato di essere in trattativa con Washington sulla possibile vendita di un nuovo squadrone di caccia F-35.

La dichiarazione relativa al nuovo acquisto arrivava dopo che il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, aveva confermato, il 10 novembre 2020, che gli Stati Uniti hanno in programma la vendita di caccia F-35 agli Emirati Arabi Uniti.  Prima degli accordi sulla normalizzazione delle relazioni con Israele, siglati il 15 settembre 2020, la vendita di F-35 non sarebbe mai stata accettata dal governo israeliano. Questo perché, in base al principio della preservazione del “vantaggio militare qualitativo” di Israele, gli Stati Uniti si consultano regolarmente con Tel Aviv sulla proposta di vendita di armi avanzate ad altri Paesi della regione mediorientale. Un disegno di legge approvato nel 2008 stabilisce che la vendita di armi statunitensi a qualsiasi Stato del Medio Oriente diverso da Israele debba garantire che non abbia effetti negativi sul vantaggio militare di Tel Aviv. Sebbene il governo di Israele abbia dato il suo consenso alla fornitura di F-35 agli Emirati Arabi Uniti, l’esercito israeliano sembra meno entusiasta della vendita ad Abu Dhabi.

Il capo dell’aeronautica israeliana Amikam Norkin ha dichiarato che il Paese deve mantenere il suo vantaggio militare nella regione, anche nei confronti di alleati, come gli Emirati Arabi Uniti. “Non è positivo che ci siano aerei avanzati nella regione. Non è una minaccia diretta per noi, ma è una tendenza che avrà un’influenza su di noi”, ha dichiarato Norkin durante un intervento. In tale contesto, anche Ganz voleva concludere l’accordo prima che Trump lasciasse l’incarico, il 20 gennaio, e venisse sostituito da Joe Biden come presidente. “Lo spero. Penso che il budget della Difesa debba essere gestito correttamente, per essere salvaguardato. È una sorta di polizza assicurativa attiva”, ha dichiarato il ministro, quando gli è stato chiesto se l’accordo per i nuovi F-35 fosse previsto prima del giuramento di Biden. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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