Biden alla Casa Bianca: le prime reazioni di Israele e Palestina

Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 9:47 in Israele Palestina USA e Canada

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A poche ore dal giuramento del nuovo capo della Casa Bianca, il primo ministro israeliano, Benjamin Nethanyahu, ha invitato il presidente statunitense neoeletto, Joe Biden, a rafforzare l’alleanza tra Israele e Stati Uniti. L’Autorità Palestinese, da parte sua, spera che con Biden si possa giungere a una risoluzione del conflitto israeliano-palestinese.

Le reazioni sono state riportate da al-Jazeera il 20 gennaio, giorno in cui Biden è divenuto ufficialmente il 46esimo presidente degli Stati Uniti. A poche ore dal giuramento, Netanyahu si è congratulato con il nuovo presidente e con la vicepresidente, Kamala Harris, per il risultato raggiunto e ha esortato Washington a potenziare ed espandere la portata delle relazioni con l’alleato israeliano, continuando altresì a promuovere la pace tra Israele e i Paesi arabi. “Non vedo l’ora di lavorare con voi”, ha affermato il premier israeliano, dichiarando che il lavoro congiunto servirà a far fronte alle sfide comuni e, soprattutto, alla minaccia iraniana.

Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, si è anch’egli detto desideroso di collaborare con la nuova amministrazione statunitense per portare pace e stabilità a livello sia regionale sia internazionale. In particolare, Abbas ha riferito di essere disponibile a portare avanti un processo di pace “giusto e inclusivo”, in grado di soddisfare le aspirazioni del popolo palestinese e il loro desiderio di libertà e indipendenza. Dichiarazioni simili sono giunte anche dai due principali movimenti palestinesi. Nello specifico, il segretario del Comitato centrale di Fatah, Jibril Rajoub, ha affermato: “Ci auguriamo che la presenza di Biden alla presidenza degli Stati Uniti sia un’opportunità per portare giustizia a livello internazionale e risolvere il conflitto israeliano- palestinese, istituendo uno Stato palestinese indipendente e ponendo fine alle sofferenze del popolo palestinese”. Inoltre, per l’esponente di Fatah, Trump è stato portavoce di “razzismo e fascismo”, oltre ad aver distrutto la democrazia e il sistema di valori alla base degli Stati Uniti.

Da parte sua, il Movimento di resistenza islamica Hamas ha chiesto a Biden di porre fine alle decisioni prese in precedenza da Washington in merito alla questione palestinese, che prevedrebbero una sua risoluzione nel solo interesse di Israele. Nello specifico, il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha esortato il presidente neoeletto a “correggere il corso storico delle politiche statunitensi errate e ingiuste nei confronti del popolo palestinese”, con particolare riferimento a quelle relative a Gerusalemme e ai rifugiati palestinesi. “Non rimpiango l’uscita di Trump”, ha poi dichiarato il portavoce, definendo l’ex capo della Casa Bianca la principale fonte e il sostenitore di ingiustizia, violenza ed estremismo nel mondo, oltre che il principale partner dell’occupazione israeliana “nell’aggressione contro il popolo palestinese”.

É stato il presidente statunitense uscente, Donald Trump, attraverso il proprio consigliere senior, Jared Kushner, e all’ inviato degli Stati Uniti, Avi Berkowitz, a promuovere gli accordi di normalizzazione tra Israele e diversi Paesi del mondo arabo, tra cui Emirati Arabi Uniti (UAE), Bahrein e Marocco, a cui si sono aggiunti anche il Sudan e il Bhutan, il che ha significato riconoscere ufficialmente lo Stato di Israele. A tal proposito, è stata proprio Washington ad ospitare la cerimonia di firma delle prime intese, tra cui l’accordo Abraham riguardante Abu Dhabi, il 15 settembre 2020, con cui Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza, sebbene il primo ministro israeliano, Netanyahu, abbia specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con gli UAE.

Al contempo, il 28 gennaio 2020, Trump ha annunciato il cosiddetto “accordo del secolo”, un piano di pace volto a porre fine al conflitto israeliano-palestinese, precedentemente promosso dal suo consigliere e genero Kushner. Il progetto, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est. Tale para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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