Yemen: gli ultimi sviluppi politici e militari

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 11:16 in Medio Oriente Yemen

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Il presidente yemenita, Rabbo Manosur Hadi, ha proseguito con l’elezione dei nuovi membri del Consiglio della Shura, nonostante l’opposizione del Consiglio di Transizione Meridionale (STC). Nel frattempo, l’esercito yemenita e le milizie Houthi hanno continuato a scontrarsi ad al-Bayda’, a circa 210 km a Sud-Est di Sana’a.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, l’ex primo ministro, Ahmed Obeid bin Daghr, nominato a capo del Consiglio della Shura, e i suoi due vice, Abdullah Abu Al-Ghaith e Wahi Aman, il 19 gennaio hanno prestato giuramento davanti al presidente Hadi, nel corso di una cerimonia svoltasi a Riad, sede della residenza del presidente yemenita, tuttora in esilio. La loro nomina all’interno dell’organismo yemenita di carattere legislativo era avvenuta il 15 gennaio, ma aveva trovato l’opposizione del Consiglio di Transizione Meridionale (STC) e di diversi attori del panorama politico yemenita, tra cui il Partito socialista e l’Organizzazione unionista nasserita.

In particolare, questi hanno contestato la scelta di Hadi, in quanto presa unilateralmente, in opposizione ai principi alla base dell’accordo di Riad e del governo unitario di recente formazione. Inoltre, nominare un membro non appartenente alla Magistratura come procuratore generale, così come avvenuto, va contro la legge. Motivo per cui, il presidente è stato invitato a ritornare indietro sui suoi passi e a impegnarsi in un vero e proprio partenariato, rispettando lo spirito dell’accordo siglato il 5 novembre 2019, che prevede unità e collaborazione tra le parti yemenite. Da parte sua, il presidente yemenita non ha fermato la decisione e ha esortato il Consiglio della Shura, la seconda camera parlamentare yemenita, a cominciare i propri lavori, rafforzando, in primo luogo, le competenze della Procura, e promuovendo gli interessi della popolazione, tra cui l’istituzione di uno Stato civile federale e la fine del progetto delle milizie ribelli Houthi.

Il disaccordo tra Hadi e l’STC ha sollevato timori tra la popolazione yemenita, soprattutto ad Aden, la quale ha accolto con favore il risultato raggiunto il 18 dicembre 2020, ovvero l’annuncio del nuovo governo equamente rappresentato tra Nord e Sud dello Yemen, che ha significato applicare uno dei principi cardine dell’accordo di Riad, siglato dai gruppi secessionisti del Sud e dal governo legittimo con l’obiettivo di porre fine alle divergenze fra loro ed evitare un “conflitto nel conflitto”. Gli yemeniti temono che le recenti controversie possano rallentare l’applicazione delle altre clausole dell’accordo in materia militare e di sicurezza, oltre al ritorno di tutte le istituzioni statali nella capitale provvisoria Aden, la nomina dei governatori e la formazione di una nuova squadra diplomatica che dovrà sedersi al tavolo dei negoziati promossi dalle Nazioni Unite, per discutere con i ribelli Houthi di una possibile soluzione del conflitto yemenita.

Nel frattempo, gli scontri sul campo tra le milizie sciite e l’esercito yemenita continuano. In particolare, secondo quanto riportato da al-Arabiya, le forze filogovernative hanno riferito, nella sera del 19 gennaio, di aver inflitto gravi perdite agli Houthi presso al-Bayda’, un governatorato situato nel Sud dello Yemen e occupato in larga parte dal gruppo ribelle. Nello specifico, i soldati yemeniti hanno dichiarato di aver teso un’imboscata presso Jabal Soran e Jabal al-Barak, provocando morti e feriti tra i combattenti Houthi. Parallelamente, nella medesima giornata del 19 gennaio, le forze aeree della coalizione a guida saudita hanno preso di mira convogli e veicoli militari appartenenti ai ribelli presso Hazm, capoluogo del governatorato di al-Jawf, uno dei fronti di combattimento più accesi dell’ultimo anno. Gli attacchi aerei, ha specificato l’esercito, sono stati condotti in concomitanza con battaglie sul campo.

Le milizie sciite, sostenute dall’Iran, hanno preso il controllo della capitale Sana’a il 21 settembre 2014, e, successivamente, hanno ampliato le proprie aree di influenza soprattutto a Nord e a Nord-Ovest dello Yemen. Nonostante l’accordo di Riad e la fine delle tensioni tra il governo legittimo e i separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale abbiano fatto sperare in una pace più ampia, la guerra civile non può dirsi ancora conclusa. Tra i protagonisti del conflitto vi è anche Riad, la quale, dal 26 marzo 2015, guida una coalizione internazionale in cui partecipano Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Egitto e Giordania. Tuttavia, il Regno Saudita ha più volte ribadito il proprio sostegno a una soluzione politica in Yemen, al fine di garantire sicurezza e stabilità a livello regionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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