Qatar ed Egitto ristabiliscono le relazioni diplomatiche

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 16:07 in Egitto Qatar

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Il Qatar e l’Egitto si sono ufficialmente detti disposti a ristabilire le relazioni diplomatiche, mercoledì 20 gennaio, in un momento in cui Doha ha espresso la sua disponibilità a mediare tra l’Iran e gli altri Paesi del Golfo.

Tali mosse sono il risultato della cosiddetta dichiarazione di al-Ula, un accordo siglato il 5 gennaio in Arabia Saudita e che ha posto definitivamente fine alla crisi del Golfo. Dopo una graduale apertura delle vie di comunicazione, sia terrestri sia aeree, tra il Qatar e i Paesi fautori dell’embargo, anche l’Egitto ha riaperto le proprie porte a Doha. In particolare, in un comunicato del Ministero degli Esteri egiziano è stato riferito che Il Cairo ha scambiato due memorandum ufficiali con il Paese del Golfo, in cui le parti si sono dette concordi a ripristinare le relazioni a livello diplomatico.

La riapertura dei canali diplomatici fa seguito a quella dello spazio aereo egiziano, avvenuta il 12 gennaio scorso, che ha consentito di operare un volo al giorno tra le due capitali, mentre al momento le autorità delle compagnie aeree qatariote ed egiziane sono al lavoro per definire il calendario dei voli tra i due Paesi. Parallelamente, si prevede che la nomina degli ambasciatori per le rispettive rappresentanze diplomatiche avverrà nelle prossime settimane, presumibilmente entro la fine del mese di marzo.

In realtà, già a poche ore di distanza dalla firma della dichiarazione di al-Ula, il ministro delle Finanze egiziano, Mohamed Maait, e il suo omologo statunitense, Steven Mnuchin, avevano partecipato alla cerimonia di apertura di un hotel di proprietà della Qatari Diar company, situato nella capitale egiziana, a cui aveva preso parte anche il ministro delle Finanze di Doha, Ali Shareef al-Emadi. Secondo alcune fonti, la visita del ministro qatariota era stata anche motivo di discussioni di natura economica con funzionari egiziani, durante le quali è stata posta fine a una controversia riguardante il gruppo Diar e una compagnia egiziana in merito a un progetto immobiliare nella città nuova del Cairo, messo in pausa proprio a seguito della crisi. Parallelamente, Il Cairo e Doha si sarebbero altresì concordate per la realizzazione di altri progetti nella nuova capitale amministrativa egiziana e a El Alamein.

La cosiddetta “crisi del Golfo” era scoppiata il 5 giugno 2017 e ha visto protagonisti il Qatar, da un lato, ed Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, dall’altro lato. Nello specifico, Doha è stata accusata di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Come conseguenza, le è stato imposto un embargo diplomatico, economico e logistico. Dopo mesi in cui era stato già segnalato un crescente disgelo delle tensioni, il 5 gennaio, i Paesi fautori del blocco hanno deciso di porvi ufficialmente fine e, nella dichiarazione finale di al-Ula, hanno affermato di voler unire i propri sforzi per far fronte alle minacce comuni, Iran in primis.

In tale quadro, a poche settimane di distanza dall’accordo, il 18 gennaio, il ministro degli Esteri qatariota, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha affermato che il suo governo spera che i Paesi arabi vicini possano riprendere a dialogare con Teheran, e, in tal caso, Doha è pronta a mediare con chiunque lo desideri, Stati Uniti compresi. A seguito di tale affermazione, il 20 gennaio, l’omologo iraniano, Mohamad Javad Zarif, ha accolto con favore la disponibilità di Doha, in quanto, come sottolineato anche in precedenza, l’Iran crede che la soluzione alle sfide comuni stia nella collaborazione e nella formazione di una “regione forte” oltre che “pacifica, stabile, prospera e libera da egemonie internazionali o regionali”.

Tuttavia, queste affermazioni contraddicono quanto dichiarato dall’Arabia Saudita alla firma della dichiarazione di al-Ula, quando aveva riferito che riavvicinarsi al Qatar avrebbe consentito ai Paesi del Golfo di affrontare meglio le minacce poste dal programma missilistico e nucleare del regime iraniano, considerato un pericolo imminente. Non da ultimo, alle parole di Doha e Teheran non sono corrisposte dichiarazioni da parte degli altri vicini regionali, i quali, secondo alcuni analisti, non hanno ben accolto le esercitazioni militari e le operazioni condotte nelle ultime settimane dall’Iran, volte a mostrare le proprie capacità offensive e difensive soprattutto a Washington.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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