Naufragio al largo della Libia: morti 43 migranti

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 18:22 in Immigrazione Libia

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Almeno 43 migranti sono morti in seguito ad un naufragio al largo delle coste della Libia, martedì 19 gennaio. Si tratta della prima tragedia consumata, dall’inizio del 2021, nelle acque del Mediterraneo centrale. La notizia è stata riportata, mercoledì 20 gennaio, dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). In una dichiarazione congiunta, le due organizzazioni hanno specificato che il barcone era partito dalla città di Zawiya nelle prime ore di martedì e che, poco dopo, era affondato a causa del maltempo. Almeno 10 migranti, originari della Costa d’Avorio, della Nigeria, del Ghana e del Gambia, sono sopravvissuti e sono stati riportati a terra dalle autorità libiche.

Uno degli ultimi incidenti verificatisi al largo delle coste libiche risaliva al 12 novembre 2020, quando almeno 74 migranti erano morti in un naufragio avvenuto nei pressi di Khoms. Secondo quanto riferito dall’IOM, quel giorno vi erano più di 120 persone a bordo del barcone, poco prima del “devastante incidente”. La Guardia Costiera della Libia e alcuni pescatori locali erano riusciti a salvare circa 47 migranti.

La Libia funge da importante punto di partenza per i migranti e i rifugiati africani che sperano di raggiungere l’Europa. Dal 2014, più di 17.000 persone, che hanno lasciato le coste libiche, sono morte annegate. La rotta del Mediterraneo centrale è descritta dall’UNHCR come la più pericolosa al mondo. Circa una persona su sei, tra quelle che partono dalle coste del Nord Africa, perde la vita. I trafficanti di esseri umani, la maggior parte dei quali sono stabiliti in Libia, lanciano in mare gommoni o traballanti barche da pesca, affollate di migranti, che sperano di raggiungere le coste europee. Alcuni fuggono da conflitti o persecuzioni, mentre molte delle centinaia di migliaia di persone soccorse in mare negli ultimi anni fuggono dalla povertà. Oltre alle vittime, ci sono migranti che vengono rimpatriati con la forza in Libia, un Paese che viene definito “l’inferno” da coloro che sono sopravvissuti alla traversata.

Dal febbraio 2017, almeno 36.000 persone sono state intercettate dalla Guardia costiera libica e rimpatriate nel Paese nordafricano, in base ai dati delle Nazioni Unite. Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Jazeera, l’Unione Europea ha speso più di 90 milioni di euro per finanziare e addestrare la Guardia costiera del Paese nordafricano e fermare gli attraversamenti. Un’indagine dell’agenzia di stampa The Associated Press ha rivelato che l’UE ha inviato in Libia più di 327,9 milioni di euro, in gran parte incanalati attraverso le agenzie delle Nazioni Unite. 

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.     

Secondo gli ultimi dati dell’UNHCR, nel 2020, complessivamente, sono arrivati in Europa poco più di 94.000 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere la Spagna, con oltre 41.000 arrivi, seguita dall’Italia, con più di 31.100 sbarchi, dalla Grecia, con oltre 15.500 arrivi, da Malta, con quasi 3.000 sbarchi, e da Cipro, con poco meno di 1.000 arrivi. Il numero di morti in mare nel 2020, secondo i dati dell’IOM, ammonta a 1.152. La maggior parte dei decessi è avvenuta nel Mediterraneo centrale, seguito da quello occidentale e, infine, da quello orientale. Tali numeri segnano una diminuzione rispetto alle cifre 2019, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra oltre 126.663 stranieri, e persero la vita nel Mediterraneo 1.885 migranti.

In base a quanto riferito dai dati del Ministero dell’Interno italiano, c’è stato un aumento del numero di persone che hanno cercato di raggiungere l’Italia nel 2020, con almeno 31.000 rifugiati arrivati l’anno passato, rispetto ai quasi 10.000 del 2019. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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