La Libia a un anno dalla Conferenza di Berlino: pronta alle elezioni

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 8:32 in Africa Libia

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Il Forum di dialogo politico ha approvato il meccanismo proposto dall’Onu per la nomina dei membri dei futuri organismi dell’esecutivo della fase di transizione. Anche nella commissione costituzionale è stato raggiunto un primo consenso.

Entrambe le notizie sono giunte il 19 gennaio, dopo che, l’inviata speciale ad interim della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL), aveva riferito, il 16 gennaio, che i 75 partecipanti al Forum di dialogo politico si erano detti concordi sul meccanismo proposto. Quest’ultimo, il 18 e 19 gennaio è stato sottoposto a votazione e, secondo quanto riportato da al-Jazeera, è stato approvato da 51 membri, ovvero dal 73% dell’assemblea, il che supera la percentuale minima stabilita del 63%. I voti contrari sono stati pari a 19. Due membri si sono, invece, astenuti, mentre altri due non hanno partecipato all’incontro. L’obiettivo della votazione è stato approvare o meno un meccanismo che consenta la formazione di un nuovo governo di unità nazionale e di un nuovo Consiglio presidenziale, che guideranno la Libia verso una fase di transizione, ovvero fino alle elezioni presidenziali e legislative previste per il 24 dicembre 2021. In tale data, come evidenziato da Williams, le autorità temporanee verranno sostituite da altre “elette democraticamente”.

Sulla base del meccanismo approvato ufficialmente il 19 gennaio, il collegio elettorale di ogni regione della Libia nominerà un proprio rappresentante all’interno del Consiglio presidenziale, che sarà formato da tre membri. Il primo ministro, invece, sarà scelto dai 75 partecipanti del Forum di dialogo politico e dovrà ricevere almeno il 70% delle loro preferenze. Le persone proposte per gli incarichi in questione saranno scelte all’interno di liste di quattro nomi redatte dalle tre regioni libiche. Tali liste, a loro volta, per partecipare al processo elettorale, dovranno ottenere l’appoggio di 17 attori, di cui otto provenienti dalle regioni occidentali, sei da quelle orientali e tre dalla Libia meridionale. Le liste così selezionate dovranno poi ricevere almeno il 60% delle preferenze da parte dei 75 membri del Forum di dialogo politico. Se al primo turno di votazioni non dovessero raggiungere tale soglia sarà indetta una seconda votazione, a condizione che ciascuna parte ottenga almeno il 50%+1 dei voti.

Per l’inviata ad interim, il consenso raggiunto prima il 16 gennaio e poi il 19 gennaio rappresenta un passo significativo nel percorso politico libico verso la transizione democratica auspicata. Non da ultimo, la votazione del meccanismo si è tenuta in concomitanza con il primo anniversario della conferenza di Berlino, l’incontro, svoltosi il 19 gennaio 2020, dove diversi attori regionali e internazionali avevano discusso delle piste da seguire per risolvere la crisi libica, tra cui la pista politica. Ora, ha affermato Williams, bisognerà proseguire sulla road map delineata a Tunisi nel mese di novembre 2020. La popolazione libica, è stato ribadito, ha di fronte a sé un’opportunità concreta per riunificare le istituzioni del Paese, superando divisioni e divergenze interne.

Nel frattempo, sempre il 19 gennaio, si è tenuto un secondo incontro della Commissione costituzionale, formata da membri della Camera dei rappresentanti di Tobruk e dell’Alto Consiglio di Stato, quest’ultimo legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Il meeting, ospitato dall’Egitto, nella città di Hurghada, ha anch’esso portato a un primo risultato. Nello specifico, i partecipanti hanno concordato di tenere un referendum costituzionale, il quale verrà organizzato dall’Assemblea costituente preposta alla modifica della Costituzione. L’Assemblea costituzionale eletta nel febbraio 2014 aveva completato il progetto per una Costituzione libica il 29 luglio 2017, ma il Parlamento, nel corso degli ultimi anni, non è mai riuscito a ratificare il progetto per sottoporlo a un referendum popolare.

Ora, però, approvare una Costituzione risulta essere un tassello rilevante per realizzare la transizione democratica auspicata. Come affermato da Williams all’apertura dell’incontro, una mancato accordo in ambito costituzionale potrebbe avere ripercussioni negative sugli altri percorsi avviati, anche in materia economica e di sicurezza. Motivo per cui, i membri della commissione sono stati esortati a farsi carico di una “grande responsabilità” e a raggiungere un consenso finale.

Stando a quanto stabilito il 19 gennaio, il referendum verrà condotto previa modifica dell’articolo 6, abolendo l’articolo 7  e adottando un sistema basato sulla divisione in tre distretti, oltre che il meccanismo del 50%+1. Inoltre, verranno interrotti gli esami dei ricorsi relativi alla legge referendaria e alla legittimità del progetto costituzionale e del decimo emendamento emessi nel 2018. Si prevede, tuttavia, che dal 9 all’11 febbraio prossimo la commissione costituzionale si riunirà nuovamente, congiuntamente alla Commissione elettorale, per stabilire, fra gli altri punti, la data del referendum, mentre, nel frattempo, quanto concordato il 19 gennaio verrà sottoposto alla valutazione della Camera dei Rappresentanti, dell’Alto Consiglio di Stato e della Missione delle Nazioni Unite. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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