La Francia annuncia un ritiro parziale delle truppe in Sahel

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 17:35 in Africa Francia

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato di voler ritirare una parte delle truppe dalla regione africana del Sahel.

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, Macron ha dichiarato, il 19 gennaio, di voler “aggiustare” la missione in Africa a seguito dei successi contro i militanti islamisti e dell’arrivo di altre forze europee sul campo. La Francia, ex potenza coloniale, è la più grande presenza militare dell’Occidente che conduce operazioni di contro-insurrezione in Mali e nel Sahel, una regione arida dell’Africa occidentale appena sotto il deserto del Sahara. Il 2 febbraio 2020, Parigi ha aumentato il numero delle sue truppe nella regione, prevalentemente impegnate nell’operazione Barkhane, da 600 a 5.100 soldati.

Durante il suo augurio annuale di fine anno ai militari, il 31 dicembre 2020, il presidente Macron ha affermato che i rinforzi temporanei dispiegati nell’ultimo anno hanno permesso le truppe di mettere in “grande difficoltà” i gruppi terroristici nella regione, i quali si sono trovati, a suo avviso, “messi all’angolo e ridotti ad atti vili”. Inoltre, il capo di Stato francese ha sottolineato che il ritiro è anche dovuto ai grandi risultati ottenuti nel Sahel grazie alle forze nazionali e al maggiore intervento dei partner, riferendosi all’arrivo delle forze speciali provenienti da vari Paesi dell’Unione Europea negli ultimi mesi. Fonti diplomatiche e militari francesi hanno dichiarato che la Francia confermerà un parziale ritiro entro la metà di febbraio. Il ministro delle Forze Armate, Florence Parly, ha affermato che Macron e i capi di Stato dei Paesi africani interessati discuteranno della situazione in un vertice congiunto a N’djamena, capitale del Ciad, il mese prossimo.

Secondo Reuters, nonostante i successi, la situazione in Africa occidentale rimane fragile: 5 soldati francesi e 4 militari delle forze di pace delle Nazioni Unite sono stati uccisi tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 in Mali. In generale, dal lancio dell’operazione Barkhane il primo agosto 2014, 49 soldati francesi sono morti. I militanti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS) hanno rafforzato la loro posizione in tutta la regione, rendendo ingovernabili ampie fasce di territorio e alimentando i conflitti etnico-religiosi, soprattutto in Mali e in Burkina Faso.

Un sondaggio dell’Institute d’Études Opinion et Marketing en France (IFOP), condotto in occasione dell’ottavo anniversario dell’operazione Barkhane, ha dimostrato che il 51% dei francesi è contrario alla missione, mentre il 49% è favorevole. L’IFOP ha dichiarato che i risultati hanno mostrato un calo di nove punti da novembre 2019 e di 24 punti da febbraio 2013. Questo ha fatto pressione su Macron affinché prenda in considerazione un maggiore ritiro prima delle elezioni presidenziali del 2022.

Durante un discorso ufficiale, il 12 gennaio 2021, il ministro delle Forze Armate francese, Florence Parly, ha ricordato i risultati ottenuti per quanto riguarda l’indebolimento dello Stato Islamico nel Grande Sahara: con l’operazione congiunta Bourrasque, effettuata tra il 28 settembre e il primo novembre 2020, le forze militari sono riuscite a bloccare le catene di approvvigionamento dei jihadisti. In particolare, hanno sequestrato una grande quantità di attrezzature, tra cui motociclette, computer, mezzi di comunicazione e componenti di ordigni esplosivi improvvisati, in modo tale da neutralizzare un gran numero di terroristi.  Si è trattato di un’operazione integrata condotta da 3.000 soldati in totale, di cui 1.600 francesi e 1.400 militari delle forze partner maliane e nigeriane. Inoltre, sono stati utilizzati mezzi aerei britannici, spagnoli, americani e danesi. È stata questa l’occasione in cui la Task Force Takuba, composta da truppe europee e americane, fu impegnata nella sua prima grande operazione, ha dichiarato Parly. Il ministro ha informato che, nei prossimi mesi, la forza Takuba, sarà pienamente operativa nella regione per combattere al fianco delle forze armate maliane, in particolare a Menaka, una zona in cui attivo il gruppo armato di al-Qaeda e i suoi affiliati.

Il Sahel è una vasta area con una popolazione di circa 100 milioni di persone distribuite in 5 Paesi diversi: Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger, i quali formano l’alleanza militare nota come Sahel G5. Questa regione si trova ad affrontare molte difficoltà, tra cui la crescente minaccia del terrorismo e della criminalità organizzata, il cambiamento climatico e la crescita demografica, che sono tutte fonti di instabilità. Fin dall’inizio della crisi della sicurezza nel Sahel, la Francia è stata fortemente impegnata a contenere la minaccia terroristica.

Nel 2012, i gruppi islamisti hanno minacciato l’integrità e la sicurezza nazionale del Mali, rischiando di ottenere il controllo a lungo termine di ampie zone del suo territorio. Nonostante l’intervento militare francese richiesto dal Governo maliano, con il lancio dell’operazione Serval il 10 gennaio 2013, i gruppi terroristici rimangono attivi nel Mali, in particolare nella regione settentrionale, parte del Sahel. Il primo agosto 2014, l’operazione Barkhane è subentrata a Serval. In seguito, il 15 luglio 2020, è stata dispiegata la Task Force Takuba, la quale permetterà il ritiro parziale delle truppe francesi dalla regione.

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Julie Dickman

di Redazione

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