Iraq: le elezioni slittano a ottobre

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 10:00 in Iraq Medio Oriente

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Il governo iracheno ha stabilito, all’unanimità, di rinviare le elezioni legislative anticipate, inizialmente previste per il 6 giugno, al 10 ottobre 2021.

Secondo quanto riferito dai canali ufficiali, la mossa è giunta dopo che l’Alta commissione elettorale indipendente ha richiesto più tempo per mettere in atto quelle misure logistiche e legali necessarie a garantire trasparenza e giustizia nel corso del processo elettorale. In un primo momento, come riportato da una dichiarazione pubblicata il 17 gennaio, era stata proposta la data del 16 ottobre. Poi, il 19 gennaio, l’esecutivo di Baghdad ha stabilito che le elezioni si terranno il 10 dello stesso mese.  

Indire elezioni anticipate è stata una delle prime promesse del primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, il cui governo, però, è stato accusato, nel corso degli ultimi mesi, di non essere in grado di mantenere le promesse di riforma, né tantomeno di garantire la sicurezza dei manifestanti e degli attivisti che continuano a mostrare il proprio malcontento in modo pacifico, ma che, invece, sono vittima di minacce, rapimenti, torture e omicidi da parte di gruppi non ancora identificati. Non da ultimo, l’Iraq continua a far fronte a problematiche di carattere economico e sociale.

Circa le attese elezioni anticipate, in un meeting svoltosi nella sera del 18 gennaio con il capo di Stato, Barham Salih, al-Kadhimi ha sottolineato la necessità di sostenere tutte le misure necessarie per rendere il processo elettorale efficace. Ciò significa afforzare i servizi di sicurezza, prevenire frodi e forme di “manipolazione” e invitare osservatori internazionali a garantire un’ampia ed equa partecipazione, in coordinamento con il dipartimento competente della Missione delle Nazioni Unite. Come riferito, poi, dal consigliere del primo ministro per gli Affari elettorali, Abdul Hussain Al-Hindawi, sarà necessario adottare alcuni meccanismi e strumenti, tra cui carte biometriche e reti di monitoraggio sotto l’egida dell’Onu, e definire dei regolamenti chiari che includano sanzioni per coloro che violano le norme vigenti e per gli autori di frodi o altri crimini che minacciano l’integrità del voto. Non da ultimo, prima delle elezioni è necessario ratificare una legge sul Tribunale federale, un organismo essenziale per la futura approvazione dei risultati delle elezioni.

La decisione del 19 gennaio non è stata esente da polemiche, soprattutto da parte di partiti e correnti politiche che attendevano le elezioni anticipate per garantirsi un ruolo nel panorama politico iracheno. Per alcuni esponenti sciiti, rinviare le elezioni consente ai propri oppositori di stringere alleanze più forti e assicurarsi una maggiore popolarità, dopo il declino registrato negli ultimi mesi.  Il movimento sadrista, da parte sua, si è detto fiducioso nella sua capacità di ottenere risultati senza precedenti nella prossima tornata elettorale. In particolare il leader del movimento, Muqtada al-Sadr, prevede che il movimento otterrà un numero di seggi in Parlamento tale da poter formare la prossima squadra governativa. Al contempo, il leader sadrista ha affermato di rispettare la decisione di Baghdad circa il rinvio delle elezioni, purchè questa sia stata presa per motivi tecnici, lontano da ingerenze politiche, etniche e settarie.

Al-Kadhimi è stato posto alla guida del governo di Baghdad il 7 maggio 2020, a margine dell’ampia mobilitazione iniziata il primo ottobre 2019, e che ha provocato la caduta del precedente governo guidato da Adel Abdul al-Mahdi. Sebbene il processo elettorale sia stato presentato come uno dei motori propulsori del tanto atteso cambiamento, per alcuni questo non risolverà alcune delle problematiche oramai radicate nel Paese, tra cui il fenomeno della corruzione. Questo perché, secondo diversi analisti, le forze principali che hanno guidato l’Iraq negli ultimi diciassette anni sono le stesse che competeranno per le cariche all’interno del futuro governo, e queste sembrano mirare principalmente a denaro e potere. Inoltre, nonostante la legge elettorale sia stata parzialmente modificata, non sembra essere sufficiente a offrire garanzie per evitare frode e manomissione di voti.

Nel frattempo, sul palcoscenico politico iracheno è salito un nuovo partito, il “Movimento del 25 ottobre”, il quale è stato criticato da alcuni gruppi politici per l’eccessiva esposizione verso questioni definite delicate, tra cui le relazioni con l’Iran. Il movimento, da parte sua, si è definito una forza politica liberale, con una visione laica, il cui obiettivo è mettere l’economia e le aspirazioni della popolazione irachena al primo posto. Il partito, il primo ad avere un’ampia rappresentanza giovanile, è nato proprio dalla mobilitazione del mese di ottobre 2019, e, stando a quanto riferito dai suoi esponenti, si propone di ritornare ai valori alla base delle manifestazioni, promuovendo la separazione della religione dallo Stato e opponendosi fermamente alle politiche “destabilizzanti” di Teheran in Iraq.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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