Cuba e Venezuela rafforzano l’alleanza contro le sanzioni USA

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 10:23 in Cuba Venezuela

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I governi di Cuba e del Venezuela hanno annunciato la creazione di un osservatorio binazionale contro le misure coercitive e unilaterali degli Stati Uniti. Con questo nuovo passo nel rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi, verrà lanciato uno strumento per combattere gli impatti del blocco a diversi livelli.

L’iniziativa cubano-venezuelana è stata annunciata durante la recente visita nell’isola della vicepresidente e ministro delle finanze venezuelano, Delcy Rodríguez, che ha incontrato il presidente Miguel Díaz-Canel e diverse autorità cubane.

“Abbiamo deciso di creare un osservatorio binazionale per dare seguito a misure coercitive unilaterali, illecite e illegittime contro Cuba e Venezuela”, ha detto la vicepresidente, in un viaggio i cui obiettivi principali erano presentare e affrontare la legge anti-blocco approvata dall’Assemblea nazionale costituente del Venezuela nell’ottobre 2020.

L’iniziativa per la creazione dell’osservatorio nasce dal fatto che entrambi i paesi stanno affrontando sanzioni economiche statunitensi tra le quali, secondo William Castillo, viceministro delle politiche anti-blocco del Venezuela, “ci sono profonde somiglianze”.

Luis René Fernández, professore di Economia internazionale all’Università dell’Avana, sottolinea che le “misure unilaterali, coercitive, illegali, criminali contro Cuba e Venezuela”, oltre ad essere simili, avevano con l’amministrazione Donald Trump “la caratteristica di essere coordinate con l’obiettivo di dividere questo rapporto di collaborazione, fratellanza tra i due Paesi”.

Data questa situazione, le possibilità aperte dalla Legge Antiblocco, e la storica alleanza tra i due governi, si è deciso di creare l’osservatorio, che “consente il monitoraggio, la ricerca, sul tema del blocco a ciascuno dei Paesi, e può servire per alimentare le strategie diplomatiche, politiche ed economiche in ciascuno dei paesi “, spiega Castillo.

Le sanzioni economiche cercano di colpire le aree strategiche delle economie dei paesi che ne sono l’obiettivo. Nel caso di Cuba, le sanzioni, avviate nel 1960, hanno coperto “sia il blocco fisico che ha cercato di impedire l’arrivo delle navi sull’isola”, afferma Castillo, sia una serie di leggi che sono state ampliate nel corso degli anni. Una delle ultime misure è avvenuta all’inizio di gennaio, quando l’amministrazione Trump ha designato Cuba come “stato sponsor del terrorismo”. Un’altra, di importanza capitale, è nota come Helms-Burton Act, approvata nel 1996 dal governo statunitense di Bill Clinton (1993-2001), ma interamente applicata a partire dall’era Trump. Con l’applicazione del titolo III, varato nel 1996 ma entrato in vigore per la prima volta nel 2019, Trump ha posto sotto giurisdizione dei tribunali USA le cause contro le società straniere (in gran maggioranza europee e canadesi) che utilizzano terreni e macchinari espropriati durante la rivoluzione castrista. 

Nel caso venezuelano, Castillo indica che il processo è simile: “Gli Stati Uniti capiscono che dopo la morte di Hugo Chávez inizia un processo di instabilità politica e credono che ci siano le condizioni per attaccare l’economia, fermare il processo politico in atto, rovesciare il Governo e collocare un governo affine ai loro interessi”.

Cuba e Venezuela sono in una situazione di vulnerabilità, e gli Stati Uniti cercano di influenzare le fonti di reddito, impediscono le possibilità di rafforzare le loro economie per influenzare i popoli affinché abbia luogo una rivolta popolare, una crisi economica, sociale e politica, spiegano gli osservatori vicini agli esecutivi dei due Paesi ispanoamericani. 

Non solo Cuba e Venezuela hanno dovuto affrontare un’aggressione economica. “È quanto accaduto anche al Cile , tra il 1970 e il 1973 ai tempi del governo di Salvador Allende, è la stessa politica estera, di distruzione dei processi democratici che non sono legati agli Stati Uniti, e per questa aggressione economica si usa”, analizza Castillo. Al momento ci sono azioni di aggressione economica contro vari paesi, come Iran, Siria, Russia, a diverse scale e intensità. Riguardo all’efficacia del raggiungimento degli obiettivi politici attraverso i blocchi, secondo il viceministro venezuelano, “l’idea che le sanzioni non cambino i governi è diffusa nell’opinione pubblica, ma è relativa”.

In effetti, sebbene il blocco non sia riuscito a rovesciare il governo di Cuba, Venezuela o Iran, in altri casi, come il Nicaragua negli anni ’80 , ha dato risultati: “Ha portato le persone a soffrire per anni con una politica che combinava l’aggressione paramilitare con il sabotaggio economico, l’incendio di piantagioni, la negazione dei crediti e ha portato a una sconfitta elettorale che è stata il prodotto delle condizioni politiche ed economiche create, il blocco e l’aggressione economica”.

“La politica delle sanzioni è una politica normalmente bipartisan negli Stati Uniti, che ha il sostegno di entrambe le parti, sono politiche statali”, spiega ancora Castillo. Nel caso di Cuba, il blocco è stato mantenuto dal presidente Dwight D. Eisenhower (1953-1961) a Trump, cioè per 60 anni da 12 presidenti.

Nel caso del Venezuela, “Trump ha preso un decreto di Barack Obama, che è l’elemento fondamentale che legittima le sanzioni, e lo ha ampliato”. Il decreto Obama è stato firmato nel 2015 ed è stato affermato che il Venezuela rappresentava una “minaccia insolita e straordinaria” per la sicurezza degli Stati Uniti. È stato un pilastro centrale nella costruzione delle sanzioni che sono state estese fino a colpire direttamente l’industria petrolifera, nel 2017. C’è stato, nella storia, accordo tra Democratici e Repubblicani per eseguire il blocco economico e l’embargo, così come è stato nel gennaio 2019 per riconoscere Juan Guaidó come “presidente ad interim” del Venezuela.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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