Corea del Sud: nuovo ministro degli Esteri per riavviare i colloqui con Pyongyang

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 16:27 in Corea del Nord Corea del Sud

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, il 20 gennaio, ha nominato un suo ex-consigliere nazionale per la sicurezza, Chung Eui-yong, ministro degli Esteri.

Chung aveva svolto il ruolo di mediatore nei dialoghi tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord per la denuclearizzazione della seconda, avvenuti tra il 2018 e il 2019. Secondo quanto affermato da un rappresentante della presidenza di Seoul, la nomina del nuovo ministro degli Esteri servirà ad infondere nuova energia nel settore diplomatico.

La scelta del 74enne Chung è stata considerata da più osservatori un tentativo da parte Sud-coreana di far riprendere i negoziati per la denuclearizzazione della Corea del Nord tra Washington e Pyongyang, a poche ore dal giuramento e dall’insediamento alla Casa Bianca del presidente eletto, Joe Biden. Secondo alcuni critici, però, la scelta di Chung avrebbe dimostrato che il presidente Moon non ha intenzione di modificare il proprio approccio nei confronti della Corea del Nord ed evitare un nuovo fallimento nei tentativi di mediazione di Seoul. Altri hanno poi accusato Chung di aver contribuito al fallimento del dialogo tra Washington e Pyongyang in passato.

La nomina di Chung è arrivata a due giorni di distanza da un appello rivolto proprio a Biden da parte del presidente Sud-coreano, il quale, lo scorso 18 gennaio, ha chiesto alla nuova amministrazione statunitense di riprendere i negoziati con la Corea del Nord, sfruttando il progresso che era stato raggiunto in passato. Sebbene non sia ancora arrivata alcuna dichiarazione in merito dal nuovo presidente statunitense, la persona che ha nominato per l’incarico di segretario di Stato, Antony Blinken, ha dichiarato, il 19 gennaio, che Washington rivedrà in toto il proprio approccio alla Corea del Nord per far tornare il Paese ai dialoghi per la denuclearizzazione.

L’ormai ex-presidente statunitense, Donald Trump, aveva incontrato il leader Nord-coreano, Kim Jong Un, per la prima volta il 12 giugno 2018 a Singapore, e, a conclusione dell’incontro i due avevano concordato una reciproca collaborazione per smantellare il programma nucleare nordcoreano in cambio della rimozione delle sanzioni internazionali attive contro la Corea del Nord. Successivamente, il 28 febbraio 2019, si era tenuto un secondo incontro tra Trump e Kim a Hanoi, in Vietnam, ma, in quell’occasione, i colloqui tra le parti si erano interrotti inaspettatamente a causa di un disaccordo sulle sanzioni che aveva portato alla brusca conclusione dell’evento. Dopo qualche mese di stallo, Kim e Trump avevano avuto un altro incontro nella zona demilitarizzata al confine tra le due Coree, il 30 giugno 2019, quando l’ex-presidente statunitense era simbolicamente entrato in Corea del Nord.

Da allora, tentativi di dialogo bilaterale erano ripresi il 5 ottobre dello stesso anno ma, in seguito, si erano nuovamente interrotti e da allora sono stati incerti fino al 21 gennaio 2020. In tale data, il consigliere della missione nordcoreana presso le Nazioni Unite a Ginevra, Ju Yong Chol, ha dichiarato che negli ultimi due anni il proprio Paese aveva interrotto test nucleari e lanci di missili per andare in contro alle richieste degli USA, i quali, in risposta, avevano tenuto esercitazioni militari con la Corea del Sud e avevano insistito con il mantenimento delle sanzioni per bloccare lo sviluppo del proprio Paese, ostacolando anche il suo sistema politico. Di conseguenza, la Corea del Nord non si è più ritenuta vincolata a nessun accordo con gli USA.

Parallelamente, anche i rapporti tra Pyongyang e Seoul sono peggiorati e, nel 2020, la Corea del Nord, dopo aver interrotto la linea diretta di comunicazione con l’Esercito Sud-coreano, ha fatto esplodere l’edificio in cui era situato l’ufficio di collegamento infra-coreano, nella città Nord-coreana di Kaesong, al confine con la Corea del Sud, il 16 giugno scorso. Tale struttura fungeva da ambasciata de facto tra i governi di Seoul e Pyongyang ed era stata istituita il 14 settembre 2018, in un momento di distensione nei rapporti bilaterali.

Pyongyang è soggetta a sanzioni Onu dal 2006, approvate con 9 risoluzioni, a causa dei suoi programmi missilistici balistici e nucleari. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha così cercato di tagliare le risorse per finanziare i progetti nucleari del Paese, limitando le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, come, ad esempio, quello del petrolio. Tuttavia, in più occasioni il Paese avrebbe violato tali disposizioni. Ciò nonostante, l’economia Nord-coreana ha risentito di tali limitazioni che, unitamente alla crisi internazionale determinata dalla pandemia di coronavirus e a catastrofi climatiche abbattutesi sulla penisola coreana, sta attraversando una crisi. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.