Biden e la speranza della pace in Yemen

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 6:01 in Il commento Yemen

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L’Unione Europea, che attribuisce tanta importanza ai diritti umani, dovrebbe occuparsi della guerra in Yemen, che invece ignora. Eppure, quando parliamo di Yemen, parliamo soprattutto di bambini, a cui gli europei dichiarano di essere devoti. Dallo Yemen, giungono notizie buone e cattive. Per quanto riguarda le buone notizie, mai, come nel 2020, le vittime civili, causate dai raid della coalizione saudita, sono state così poche. A rivelare il dato è il Yemen Data Project, il gruppo di ricerca più accreditato nel calcolo delle vittime yemenite. Come spiegare una diminuzione così drastica nel 2020? La ragione principale è che la coalizione saudita, il 4 agosto 2016, ha istituito il Joint Incidents Assessment Team (JIAT), un organismo che ha il compito di investigare sugli incidenti e le accuse di violazioni del diritto internazionale da parte della coalizione stessa. Come si legge sul sito del governo saudita, il JIAT ha il compito di preparare un report per ogni bombardamento che abbia causato vittime civili, con l’obiettivo di ricostruire gli errori commessi dai piloti ed evitare che si ripetano in futuro. Il risultato è che, nei primi anni del conflitto, i morti civili causati dalle incursioni aeree erano migliaia, mentre, nel 2020, sono stati 125. Ovviamente, piangiamo ognuno di questi caduti, ma non rinunciamo alla speranza che la situazione migliori ulteriormente, visto che le buone notizie, almeno per gli ottimisti, non finiscono qui. I numeri dicono che i raid sauditi contro i ribelli Houthi sono aumentati tra il 2019 e il 2020, ma il numero delle vittime civili è crollato. Il crollo, per la precisione, è stato del 73%. Come spiegare che i raid sono aumentati e le vittime civili sono diminuite? Secondo il senso comune, a una crescita dei raid aerei dovrebbe corrispondere una crescita delle vittime civili. Eppure, si è verificato il fenomeno opposto. La nostra idea, basata su una serie di fatti documentati dall’Onu, è che il comitato istituito dai sauditi abbia dato frutti notevoli, grazie alle pressioni delle organizzazioni umanitarie e delle stesse Nazioni Unite.

Purtroppo, a stemperare gli entusiasmi, ci sono alcuni fatti negativi. Il primo è che i morti civili totali, nel 2020, sono stati più di 125 giacché i dati del Yemen Data Project includono soltanto le vittime civili causate dai raid aerei della coalizione saudita, mentre noi dobbiamo considerare anche la mattanza, perché di questo si tratta, che gli Houthi hanno scatenato contro i civili, bambini compresi, secondo quanto denunciano gli stessi ricercatori del Yemen Data Project. Gli Houthi, oltre a sparare contro i quartieri residenziali di Taiz come se non ci fosse un domani, e a reclutare bambini-soldato, hanno disseminato il territorio yemenita di mine anti-uomo, su cui saltano principalmente i civili yemeniti e non i soldati della coalizione saudita. A ciò bisogna aggiungere che gli Houthi si nascondono tra i civili e questo spiega molti errori dei piloti sauditi    

Questa rubrica mantiene viva la speranza che la guerra possa terminare nel 2021, soprattutto grazie all’ascesa di Biden. Negli ambienti più prestigiosi, dedicati allo studio della politica internazionale, è diffusa la convinzione che Biden rappresenterà un elemento di progresso per la pace in Yemen. È però importante che Trump e Netanyahu, negli ultimi giorni del loro focoso connubio politico, non attacchino l’Iran, il cui aiuto è necessario per giungere alla pace yemenita. Dietro gli Houthi, c’è Teheran. Se Israele e Trump passassero all’attacco, l’Iran avvertirebbe il bisogno strategico di poter contare su una milizia amica in Yemen, come base missilistica potenziale contro Israele. Accade già con Hamas a Gaza e con Hezbollah in Libano. Nel caso in cui Israele scatenasse una guerra contro l’Iran, Teheran chiederebbe ad Hamas e a Hezbollah di sparare su Israele da una distanza ravvicinatissima. È dunque un bene, per lo Yemen, che Biden prenda urgentemente il posto di Trump e che l’Unione Europea operi per contenere lo spirito guerriero di Netanyahu. L’Unione Europea non può continuare a parlare di pace in Yemen senza fare quasi niente per ottenerla. Il ministro Luigi Di Maio ha siglato, proprio questa settimana, un protocollo d’intesa tra l’Italia e l’Arabia Saudita, durante una visita a Riad. Speriamo che abbia parlato anche del modo in cui migliorare le relazioni con l’Iran.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso nella rubrica domenicale di Alessandro Orsini per il “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

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