Benin: presidente annuncia candidatura per secondo termine

Pubblicato il 20 gennaio 2021 alle 12:15 in Africa Benin

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A meno di 3 mesi dalle elezioni presidenziali in Benin, il presidente Patrice Talon ha inaugurato la sua campagna elettorale, annunciando la candidatura per un secondo mandato.

La notizia è stata resa nota il 19 gennaio da Africa News, rivelandosi una sorpresa per molti alla luce della dichiarazione del presidente durante il suo insediamento al Governo nell’aprile 2016, secondo la quale avrebbe governato per un solo mandato. L’Agence Benin Presse informa che il presidente ha preso questa decisione al fine di portare avanti un’era di “buon governo” instauratasi all’inizio del suo mandato. Talon ha dichiarato di voler difendere la democrazia e la libertà del popolo del Benin, continuando a rispondere alle sue esigenze.

Tuttavia, i partiti di opposizione hanno affermato che erano certi del fatto che il presidente non avrebbe mantenuto la sua parola e lo hanno nuovamente accusato di autoritarismo. In particolare, alcune frange critiche affermano che Talon ha abusato del sistema giuridico del Benin, creando un tribunale speciale per tenere lontani dalla scena politica i suoi principali rivali. In questo contesto, il 6 dicembre 2020, il capo di Stato ha affermato che “se tutti i principali partiti si adegueranno come richiede la riforma, le elezioni saranno di nuovo inclusive in Benin”.

Alcuni rappresentanti della classe politica e membri della società civile del Benin hanno denunciato il fatto che le elezioni presidenziali che si terranno l’11 aprile 2021, a loro avviso, queste potrebbero svolgersi senza un candidato dell’opposizione credibile, date le circostanze politiche dubbie e discutibili. Di fatto, nel 2018, l’Assemblea nazionale ha approvato una riforma elettorale che sfavorisce i partiti che non sono al potere, tramite la pratica della sponsorizzazione: l’articolo in questione richiede che i candidati siano appoggiati da 16 deputati o sindaci per poter partecipare alle elezioni. Alla luce di ciò, nessuno dei partiti dell’opposizione è stato in grado di presentare dei candidati alle legislative del 28 aprile 2019. Solo due partiti pro-governativi, gli unici ad avere i requisiti imposti dalla nuova legge elettorale, ovvero l’Unione Progressista e il Blocco Repubblicano, si sono presentati e in seguito hanno vinto, aggiudicandosi rispettivamente 47 e 36 seggi nell’Assemblea nazionale.

Inoltre, dopo le comunali dell’aprile 2020 sono stati eletti soltanto 6 sindaci non appartenenti al partito di maggioranza, rendendo matematicamente impossibile la candidatura di un politico dell’opposizione nel futuro. In seguito alle elezioni, centinaia di persone hanno protestato bruciando pneumatici e chiedendo le dimissioni del presidente Talon, considerato fino a quel momento come un baluardo di stabilità in Africa occidentale. Gli arresti di attivisti politici e giornalisti e la repressione delle proteste pacifiche da parte delle forze di sicurezza nazionali ha suonato l’allarme in Benin per quanto riguarda il carattere democratico delle proprie istituzioni politiche.

Il 4 dicembre 2020, i giudici della Corte Africana dei Diritti dell’Uomo hanno dichiarato che il Benin ha violato l’obbligo di garantire l’indipendenza della Corte Costituzionale del Paese. La Corte è stata altrettanto chiara sul fatto che le recenti modifiche avrebbero dovuto implicare una maggiore consultazione con la popolazione, richiedendone dunque l’annullamento. Tuttavia, la Corte Costituzionale del Benin si è dichiarata incompetente a giudicare un ricorso contro il sistema di sponsorizzazione, lasciando la questione irrisolta.

Il Benin era considerato tra le democrazie più stabili dell’Africa subsahariana, fino a che il presidente, Patrice Talon, ha iniziato a usare il sistema giudiziario a suo favore per attaccare i suoi avversari politici dopo il suo insediamento nel 2016. Talon, l’uomo d’affari più ricco del Benin, si è candidato come indipendente, supportato dal settore commerciale e da alcuni piccoli partiti politici. Secondo i dati di Freedom House del 2020, lo status del Benin è passato da Paese “libero” a “parzialmente libero”, a causa dell’emendamento del codice elettorale e di una serie di decisioni dei tribunali, delle autorità elettorali e del Governo che hanno portato all’esclusione di tutti i partiti dell’opposizione dalle elezioni parlamentari dell’aprile 2019. Le proteste che hanno seguito il voto sono state represse con dure restrizioni delle libertà civili, tra cui l’interruzione della rete internet e azioni di violenza diffusa da parte della polizia contro i manifestanti, che hanno causato anche vittime civili.

Le elezioni in Benin sono supervisionate dalla Commissione Elettorale Nazionale Autonoma (CENA). In passato, la CENA le amministrava generalmente in modo equo e trasparente. Tuttavia, in seguito all’approvazione della legge elettorale restrittiva del 2018, la Corte Costituzionale, presieduta dall’ex avvocato personale del presidente, ha stabilito nel febbraio 2019 che i partiti devono ottenere un “certificato di conformità” dal Ministero dell’Interno. Successivamente, la CENA ha dichiarato che 5 delle 7 liste dei partiti non avevano il necessario certificato o che non soddisfacevano i requisiti della legge elettorale, iniziando così a suscitare dubbi tra la società e l’opposizione sulla tenuta della democrazia del Paese.

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Julie Dickman

di Redazione

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