Uganda: il governo accusa gli Stati Uniti di tentata “sovversione”

Pubblicato il 19 gennaio 2021 alle 20:01 in USA e Canada Uganda

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L’Uganda ha accusato gli Stati Uniti di tentare di sovvertire le elezioni presidenziali del 14 gennaio dopo la notizia che l’ambasciatrice statunitense, Natalie E. Brown, avrebbe cercato di fare visita alla casa del principale candidato dell’opposizione, Bobi Wine, mentre è ancora circondata da uomini dell’esercito per dichiarate questioni di sicurezza. I militari hanno assediato l’abitazione di Wine poco dopo il voto. L’attuale presidente, Yoweri Museveni, al potere dal 1986, è stato dichiarato vincitore il 17 gennaio con il 59% dei voti. Wine, invece, avrebbe ottenuto il 35% dei consensi. Tuttavia, quest’ultimo sostiene che le elezioni siano state truccate e che le forze di sicurezza stiano circondando la sua casa per impedirgli di uscire e manifestare. 

“Hanno preso il controllo del mio complesso, hanno arrestato la mia guardia di sicurezza e l’hanno picchiata”, ha rivelato Wine ad Al Jazeera il 15 gennaio. “Il mio telefono, il telefono di mia moglie e tutti i telefoni delle persone con cui sono in contatto sono stati bloccati. Questa è la situazione adesso”, ha aggiunto, specificando: “I militari hanno preso il controllo della mia casa e non rispondono alle mie domande. Io e mia moglie siamo in preda alla paura. Non sappiamo cosa accadrà ora alle nostre vite”. Il rivale del presidente Museveni ha infine affermato che “ogni opzione legale” per contestare i risultati ufficiali “è sul tavolo”.

Il rimprovero pubblico agli Stati Uniti da parte del governo ugandese è relativamente insolito poiché le due nazioni sono strette alleate. Gli USA sostengono i soldati ugandesi in servizio presso la missione di mantenimento della pace dell’Unione africana in Somalia e negli ultimi tre anni hanno donato circa 1,5 miliardi di dollari al settore sanitario dell’Uganda. L’ambasciatrice americana, Natalie E. Brown, è stata bloccata dal visitare Wine nella sua casa a Kampala, lunedì 18 gennaio. L’intenzione del diplomatico, a detta dell’ambasciata, era quella di controllare “la salute e la sicurezza” del politico.

Bobi Wine è diventato popolare nel Paese per aver cavalcato il dissenso dei cittadini e denunciato la corruzione del governo e il nepotismo, accuse negate dall’amministrazione vigente. Il portavoce del governo, Ofwono Opondo, ha detto che la Brown non aveva motivo di fare visita a Wine. “Quello che ha cercato di fare palesemente è di immischiarsi nella politica interna dell’Uganda, in particolare nelle elezioni, per sovvertirle e andare contro la volontà del popolo”, ha affermato Opondo, aggiungendo: “Non dovrebbe fare nulla al di fuori delle norme diplomatiche”. Il portavoce ha poi assicurato che il governo terrà d’occhio l’ambasciatrice. 

Nessun commento immediato è stato rilasciato dalla Brown. L’ambasciata, tuttavia, ha dichiarato di ritenere che il voto della scorsa settimana sia stato contaminato da intimidazioni e minacce nei confronti dei candidati dell’opposizione, dalla repressione dei dissidenti e dalla chiusura di Internet a livello nazionale. “Queste azioni illegali e gli effettivi arresti domiciliari di un candidato alla presidenza continuano a seguire una tendenza preoccupante per il corso della democrazia in Uganda”, ha affermato l’ambasciata.

Gli Stati Uniti e l’UE non hanno potuto inviare missioni di osservatori indipendenti perché le autorità ugandesi hanno negato l’accreditamento. “Abbiamo finito il cibo e il latte. A nessuno è permesso di uscire o entrare nel nostro complesso “, ha scritto Wine su Twitter. Martedì, i suoi avvocati hanno presentato una petizione all’Alta corte per contestare la legalità della detenzione di Wine e sua moglie. Il tribunale, tuttavia, non ha ancora fatto sapere quando verrà ascoltata la petizione, ha dichiarato l’avvocato Benjamin Katana.

Durante la campagna elettorale, le forze di sicurezza ugandesi sono state accusate di aver represso le manifestazioni di Wine con la forza ricorrendo a gas lacrimogeni, proiettili, percosse e detenzioni. Il governo però sostiene che gli interventi siano stati giustificati dalla necessità di far rispettare la legge volta a frenare la diffusione del coronavirus. A novembre, 54 persone sono state uccise mentre le forze di sicurezza hanno soffocato una protesta scoppiata dopo che Wine era stato arrestato per violazione delle misure anti-coronavirus. Il rivale di Museveni e il suo partito, la National Unity Platform (NUP), contestano i risultati delle elezioni e dicono di essere pronti ad aprire una battaglia giudiziaria. Lunedì 18 gennaio, le forze di sicurezza hanno circondato anche gli uffici del partito situati nella capitale. La mossa, secondo gli oppositori del governo, mira a complicare gli sforzi del NUP per raccogliere prove di irregolarità nei sondaggi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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