Thailandia: lotta ai critici della monarchia, pene fino a 43 anni di carcere

Pubblicato il 19 gennaio 2021 alle 15:33 in Asia Thailandia

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I leader del movimento pro-democrazia della Thailandia, lo scorso 14 dicembre, avevano annunciato un periodo di pausa delle proteste, che sono poi riprese nel 2021. Intanto, le autorità stanno continuando a combattere le critiche alla monarchia utilizzando la legge di lesa maestà e, il 19 gennaio, hanno condannato a oltre 43 anni di carcere una donna per aver insultato la famiglia reale.

Secondo quanto riferito da un gruppo per i diritti umani thailandese, una donna, la cui identità è stata mantenuta riservata, è stata ritenuta colpevole del crimine di lesa maestà in riferimento a 29 accuse e la sua pena a 43 anni di carcere è stata la più severa mai emessa per tali accuse. Inizialmente, gli anni di carcere stabiliti dalla sentenza erano 87 ma, poiché la donna ha confessato di essere colpevole, la sua pena è stata dimezzata. La condannata è un ex-impiegata pubblica che era stata arrestata per la prima volta nel 2015 in connessione ad un organizzatore di un podcast, noto come “DJ Banpodj” e conosciuto per essere un forte critico della monarchia. Prima di essere rilasciata su cauzione, era già stata detenuta per tre anni in attesa del processo.

Il crimine di lesa maestà è previsto all’articolo 112 del codice penale thailandese ed è volto a punire coloro che abbiano rivolto critiche alla monarchia, con pene che generalmente arrivano fino a 15 anni di carcere. Prima della condanna del 19 gennaio, la sentenza di incarcerazione più lunga era stata emessa nel 2017 e aveva previsto 35 anni di carcere. Secondo alcuni osservatori citati da South China Morning Post, la sentenza del 19 gennaio potrebbe essere stata utilizzata per intimidire gli attivisti pro-democrazia, durante le cui manifestazioni la corona è stata ripetutamente criticata, ciò nonostante, tali misure potrebbero avere l’effetto opposto e indebolire la reputazione della monarchia sia in Thailandia, sia all’estero.

Nel Paese asiatico, sono in corso proteste della popolazione che erano nate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dallo scorso 18 luglio in poi. Le richieste dei manifestanti sono principalmente tre, ovvero le dimissioni del primo ministro, Prayut Chan-o-cha, riforme monarchiche che limitino i poteri del re e una revisione della Costituzione affinché sia maggiormente democratica.

Per quanto riguarda il sovrano, il re Maha Vajiralongkorn, la popolazione thailandese ha chiesto la limitazione dei suoi poteri sulla Costituzione, sull’Esercito e sulle proprietà della corona. Dalla sua ascesa al trono nel 2016, il sovrano thailandese si sarebbe impossessato personalmente di beni della corona per un valore di 54 miliardi di dollari e avrebbe assunto il comando di due reggimenti di fanteria dell’Esercito. Oltre a questo, secondo più osservatori, la sua figura è poi criticata perché l’attuale monarca conduce una vita più mondana rispetto ai suoi predecessori e passa gran parte del suo tempo in Baviera, in Germania, e non nel proprio Paese.

Le richieste finora avanzate dal fronte pro-democrazia stanno dimostrando che è in corso un generale cambiamento sociale interno al Paese, come rivelato, ad esempio, dagli inediti attacchi alla monarchia. Oltre alla protezione garantita all’istituzione dalla legge di lesa maestà, la stessa Costituzione thailandese sancisce poi che alla monarchia spetti una posizione di venerazione.

In tale contesto, le autorità thailandesi si erano inizialmente astenute dall’invocare l’articolo 112, su volontà del re, ma con l’intensificarsi degli attacchi alla monarchia sono iniziate le condanne contro gli attivisti ritenuti colpevoli di aver criticato l’istituzione monarchica e, ad oggi, sarebbero più di 40 gli attivisti accusati di lesa maestà dal mese di luglio 2020.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale nel 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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