Pechino sanziona Washington a causa di Hong Kong e Taiwan

Pubblicato il 19 gennaio 2021 alle 8:42 in Cina USA e Canada

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La portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Hua Chunying, ha affermato, il 18 gennaio, che il governo di Pechino ha deciso di imporre sanzioni contro quei funzionari statunitensi responsabili della condotta erronea degli USA rispetto alla questione di Taiwan e ha confermato che la Cina ha risposto alle ultime sanzioni statunitensi contro membri dei governi di Hong Kong e Pechino sanzionando a sua volta soggetti statunitensi.

Da un lato, lo scorso 15 gennaio il segretario di stato uscente degli USA, Mike Pompeo, aveva annunciato la decisione di Washington di imporre sanzioni contro sei funzionari dei governi di Hong Kong e Pechino ritenuti responsabili dell’arresto di oltre 50 attivisti pro-democrazia ad Hong Kong, per accuse di sovversione, avvenuto lo scorso 6 gennaio.

A tal proposito, durante la conferenza stampa giornaliera organizzata dal Ministero Affari Esteri della Cina, Hua ha ribadito la condanna e l’opposizione delle autorità cinesi alle ultime mosse statunitensi, sostenendo che si sia trattato di una grave interferenza negli affari interni della Cina e della sua sovranità giudiziaria. Alla luce di tali considerazioni, Hua ha annunciato che Pechino, in risposta, ha deciso di imporre sanzioni contro alcuni funzionari del governo statunitense, membri del Congresso e personale di organizzazioni non governative che hanno avuto una cattiva condotta rispetto alla questione di Hong Kong, includendo nell’elenco dei soggetti sanzionati anche i loro familiari. Hua ha quindi chiesto a Washington di interrompere i suoi tentativi di interferenza e di non “addentrarsi ulteriormente sul percorso erroneo” che sta percorrendo.

Le autorità di Hong Kong, lo scorso 6 gennaio, hanno arrestato 53 persone per sovversione, in relazione alle cosiddette primarie democratiche organizzate sull’isola gli scorsi 11 e 12 luglio 2020, per scegliere quali sarebbero stati i candidati che il fronte democratico avrebbe presentato alle elezioni per il Consiglio legislativo di Hong Kong, del successivo 6 settembre ma poi rimandate di un anno. Il reato di sovversione è previsto dalla “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” del 30 giugno scorso, con la quale sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli tutti atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, con la legge  sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge avrebbe leso l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione. Per la Cina, la legge è servita, invece, a ripristinare l’ordine e la sicurezza nell’isola, in seguito alle proteste verificatesi sull’isola nel 2019.

Oltre alle tensioni rispetto alla questione di Hong Kong, altro motivo di scontro tra Pechino e Washington è rappresentato da Taiwan. La portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, il 18 gennaio, ha annunciato sanzioni contro Washington dopo che, il 9 gennaio scorso, il segretario di Stato degli USA aveva rimosso tutte le restrizioni alle relazioni con Taiwan che, in passato, Washington si era auto-imposta unilateralmente per compiacere il “regime comunista di Pechino” e aveva dichiarato che le relazioni con Taipei sarebbero state gestite solamente attraverso l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da ambasciata de facto degli USA sull’isola e che è stato istituito nel 2018.

Da un lato, dal primo luglio 1997 i Hong Kong è diventata una regione amministrativa speciale di Pechino, amministrata secondo il principio “un Paese, due sistemi” che le ha garantito un ampio margine di autonomia e libertà rispetto al governo centrale, alla luce di un diverso percorso di sviluppo tra Hong Kong, un’ex-colonia inglese, e la Cina continentale, sviluppatasi secondo il modello del socialismo dalle caratteristiche cinesi. Tale modalità di gestione dovrebbe restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale la avrebbe erose. Dall’altro lato, secondo il principio di “una sola Cina”, invece, l’isola di Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui la prima sarebbe una provincia, ma, a Taipei, è presente un governo autonomo noto come Repubblica di Cina (ROC) con a capo la presidente avversa a Pechino Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina”.

Sotto l’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, i rapporti tra Washington e Taipei si sono intensificati. Oltre all’apertura dell’AIT, tra le iniziative più significative, il 16 marzo 2018, l’amministrazione Trump ha approvato il Taiwan Travel Act, che consente e incoraggia visite di alto livello tra USA e Taiwan. Il 9 agosto 2020 è stata quindi organizzata la prima visita di un alto funzionario statunitense a Taipei da quando gli USA hanno riconosciuto il governo di Pechino, il primo gennaio 1979, quando segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar, si è recato a Taiwan, seguito, poi, il successivo 17 settembre, dal sottosegretario per gli Affari Economici degli USA, Keith Krach. Tuttavia, negli ultimi giorni dell’amministrazione Trump, il Dipartimento di Stato degli USA ha cancellato la visita ufficiale a Taiwan dell’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Kelly Craft, prevista dal 13 al 15 gennaio, a poche ore dalla sua partenza per l’isola.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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