Coronavirus: elezioni catalane rinviate a maggio

Pubblicato il 19 gennaio 2021 alle 6:31 in Europa Spagna

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La data delle prossime elezioni catalane continua ad essere posticipata, un anno dopo che il presidente Quim Torra ha chiuso anticipatamente la legislatura. Questa volta è l’impatto del covid-19 che è servito da argomento al Governo di Barcellona per decretare, dopo un accordo con la maggior parte delle forze parlamentari, che l’appuntamento con le urne sia rinviato dal 14 febbraio al 30 maggio. La decisione di rinviare le elezioni ha suscitato un ampio consenso al tavolo dei partiti, ma la nuova data non ha raggiunto l’unanimità perché il Partito Socialista Catalano voleva un voto prima di Pasqua, il 14 o 21 marzo. I socialisti hanno respinto la decisione presa perché, a loro avviso, non si tratta di motivi di salute, ma di interessi di parte, e si riservano il diritto di appellarsi ai tribunali se l’esecutivo catalano riapre procedure elettorali già chiuse, come la presentazione di candidature e coalizioni. Al momento, il Governo ha anticipato solo un’evidente modifica: le liste degli elettori devono essere aggiornate.

In una riunione straordinaria, il gabinetto facente funzioni ha accettato e firmato il decreto di rinviare le elezioni. Lo scudo legale è una delle chiavi, quindi, nell’intervento che ne è seguito, il vicepresidente con funzioni di presidente ad interim, Pere Aragonès , e la segretaria della presidenza e portavoce dell’Esecutivo, Meritxell Budó, hanno citato varie basi legali per giustificare la decisione.

In primo luogo, il rapporto che Torra commissionò ai consulenti legali dell’esecutivo, in cui si ritiene che l’assenza di una disposizione ad hoc nella legge elettorale su questo tipo di proroghe, “non sia stata di ostacolo” al fatto che tale sospensione si possa decretare. I servizi legali del Governo hanno preparato un altro rapporto che insisteva su questa stessa possibilità, e l’Esecutivo di Barcellona sostiene anche che il decreto con cui sono state indette le elezioni 14 febbraio prevedeva lo scenario di un cambio di data a causa della pandemia.

Sulla questione se il governo, in ogni caso, fosse disposto a celebrare il voto il 14 febbraio, Aragonès ha dichiarato di avere “tutto pronto”, ma che l’evoluzione della pandemia ha reso il mantenimento della data “un rischio inaccettabile”. Budó ha affermato che “le misure adottate” fino ad oggi erano “insufficienti”. Secondo fonti note all’incontro, infatti, nella mattinata di incontro con le parti, Aragonès ha riconosciuto che i protocolli ideati “non bastano”, cosa su cui si è detta d’accordo anche buona parte dell’opposizione.

D’ora in poi, il governo deve stabilire in dettaglio cosa cambia e cosa rimane in vista del 30 maggio . Il criterio di base è che le decisioni già prese (candidature e avalli) possano essere convalidate, la lista del censo deve essere aggiornata e nuove offerte elettorali o coalizioni possono essere consentite.

Dopo una settimana di segnalazioni sanitarie e continui incontri tra partiti e Governo, il Parlamento ha accolto con favore l’appuntamento finale in cui, nonostante la riluttanza, si è convenuto di posticipare la data delle urne. Secondo fonti presenti all’incontro, il nuovo appuntamento è stato deciso seguendo l’ evoluzione delle curve epidemiologiche – ogni onda dura normalmente sei settimane – e tenendo conto sia dell’aumento delle temperature in primavera, sia del piano vaccinale, che il 30 maggio dovrebbe aver raggiunto tra il 9% e il 30% della popolazione della Catalogna. Le previsioni del Dipartimento della Salute prevedevano che il 14 febbraio ci sarebbero stati tra 3.000 e 4.000 casi positivi per covid-19 al giorno e tra 620 e 750 pazienti in terapia intensiva.

“Siamo contrari al rinvio delle elezioni e ancor più al 30 maggio perché questa decisione non viene presa in base a criteri epidemiologici”, ha accusato, Miquel Iceta, leader dei socialisti catalani, unica formazione ad opporsi al rinvio a maggio. “Vogliamo leggere il decreto perché una cosa è cambiare la data delle elezioni e un’altra è cambiare le regole del gioco”, ha aggiunto, mettendo in discussione il quadro giuridico che lascia spazio a nuove candidature. “Non è possibile riaprire scadenze già scadute”, ha ammonito. Una volta reso pubblico il decreto, fonti socialiste hanno affermato che conteneva elementi che generano “una grande incertezza giuridica su un diritto fondamentale”.

La formazione di destra radicale Vox minaccia anche con un appello contro il rinvio sebbene dubiti che abbia un percorso legale: “Se trovassimo una scappatoia legale per fare appello, lo faremmo sicuramente”, ha detto il leader Santiago Abascal . In effetti, qualsiasi cittadino può presentare ricorso alla Corte superiore di giustizia della Catalogna se ritiene che i suoi diritti politici siano stati violati con questa sospensione.

Secondo il Governo catalano, l’evoluzione dei dati della pandemia ha reso evidente la necessità di rinviare le urne, nonostante non si verifichino i due scenari inizialmente pianificati e concordati con il resto delle parti: un confinamento totale o una restrizione assoluta dell’attività sociale. 

I protocolli ideati dalla Generalitat per votare in sicurezza in tempi di covid-19 rimarranno in vigore, anche se potrebbero essere adeguati perché il tavolo del partito continuerà a riunirsi periodicamente fino alla nuova data delle elezioni.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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