Tunisia: un weekend di violente proteste

Pubblicato il 18 gennaio 2021 alle 8:30 in Africa Tunisia

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La Tunisia ha assistito a un’ondata di violente proteste, scoppiate il 15 gennaio e durate per l’intero weekend, alla luce di un crescente malcontento per il peggioramento della situazione economica e sociale.

I movimenti di protesta hanno interessato diverse città tunisine, da Sousse alla capitale Tunisi. Le forze dell’ordine sono state costrette a scendere anch’esse in strada per frenare la rabbia dei cittadini, con i quali si sono scontrati impiegando lacrimogeni e cannoni ad acqua, in risposta alle bombe molotov impiegate dai manifestanti, secondo le fonti mediatiche locali. Stando a quanto riportato dal portavoce delle Forze di Sicurezza Interne, Walid Hkima, sono 242 i giovani manifestanti arrestati con l’accusa di aver vandalizzato proprietà private e di aver provato a svaligiare negozi, tra cui anche centri commerciali, e banche, nel corso delle proteste notturne. Inoltre, a detta di Hkima, 10 agenti di polizia sono rimasti feriti.

In alcune città, come Silana, nel Nord, e Sousse, i manifestanti hanno eretto barricate in strada, bloccando le vie di comunicazione con pneumatici bruciati. Violente proteste e scontri, verificatisi soprattutto nel corso della notte, hanno interessato anche le aree nei dintorni della capitale, come Ettadamen, Mallassin e Fouchana e Sijoumi, oltre ad altre città come Kef e Bizerte. “Scaramucce” e attacchi mordi e fuggi sono stati condotti anche nell’area occidentale di Kasserine.

Di fronte ad una escalation sempre più pericolosa, il portavoce del Ministero della Difesa, Mohammed Zakari, ha riferito di aver ordinato il dispiegamento di unità dell’esercito davanti alle strutture pubbliche e alle sedi istituzionali a Siliana e Kasserine, nel Nord-Ovest, a Biserta, nel Nord-Est, e a Sousse, nel centro del Paese, in previsione di ulteriori rivolte che potrebbero prendere di mira le sedi delle “autorità”. Zakari ha poi dichiarato, in un comunicato stampa, che le forze dell’Esercito Nazionale parteciperanno in operazioni di pattugliamento congiunto in tutte le regioni del Paese. 

Nella giornata del 18 gennaio, poi, il Ministero dell’Interno ha riferito che, sebbene la situazione sia ritornata alla normalità, sono state dispiegate unità dell’esercito in diverse aree del Paese, mentre il numero di manifestati detenuti ha raggiunto quota 632.

I gruppi di manifestanti, in realtà, non hanno avanzato richieste specifiche, ma è da mesi che la popolazione tunisina lamenta un deterioramento del quadro economico e dei servizi pubblici. La scintilla che ha fatto scoppiare tale ultima ondata è stata rappresentata dall’imposizione di un lockdown di quattro giorni, a partire dal 14 gennaio, volto a frenare una nuova impennata di contagi da Coronavirus. Al contempo, i cittadini hanno voluto mandare un segnale al primo ministro, Hichem Mechichi, il quale, proprio il 16 gennaio, ha nominato 12 nuovi ministri nella propria squadra governativa, nel quadro di un rimpasto provocato da una perdurante instabilità politica.

Sono trascorsi circa dieci anni dalla rivoluzione, scoppiata il 17 dicembre 2010, che portò alla caduta del presidente allora in carica, Zine El-Abidine Ben Ali, costretto a dimettersi il 14 gennaio 2011 e a recarsi successivamente in esilio in Arabia Saudita. Sebbene il Paese Nord-Africano abbia compiuto passi in avanti nel cammino verso la transizione democratica, disoccupazione e povertà segnano tuttora una nazione prossima alla bancarotta. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo. 

L’esecutivo di Tunisi aveva ricevuto l’approvazione del Parlamento il 2 settembre 2020, giorno in cui il premier Mechichi aveva proposto una propria squadra. Si trattava di un governo tecnocratico, composto da personalità “indipendenti”, ovvero non legate a nessun partito e perlopiù sconosciute alla popolazione tunisina. La mossa era giunta per porre fine a una crisi politica che ha messo a dura prova la pazienza della popolazione tunisina, vittima altresì di un sistema economico sempre più fragile. Tuttavia, la situazione non sembra essere migliorata negli ultimi mesi e il quadro politico di Tunisi risulta essere tuttora caratterizzato da instabilità. 

Ciò ha spinto il premier a effettuare un rimpasto all’interno della squadra governativa. Tra le nuove personalità elette vi sono Walid Dhabi, nuovo ministro degli Interni, il quale sostituirà Taoufik Charfeddine, e Hedi Khairi, nominato a capo del Ministero della Sanità, quest’ultimo al centro di dure critiche negli ultimi mesi, alla luce della presunta incapacità del governo di far fronte alla pandemia di Covid-19. Gli altri cambiamenti hanno riguardato i Ministeri di Energia, Agricoltura, Giustizia, Ambiente e Cultura. A detta di Mechichi, ora l’esecutivo di Tunisi è chiamato a rispondere ad alcune sfide e a implementare quelle riforme necessarie a risanare il sistema economico. tutto ciò, ha affermato il premier, richiede “maggiore efficienza e armonia”.

La nuova mossa del primo ministro tunisino è giunta in un momento di tensione che l’ha visto contrapporsi al capo di Stato, Kais Saied, con cui non concorda su questioni riguardanti i loro rispettivi poteri e le alleanze politiche. Al contempo, anche il Parlamento è tuttora caratterizzato da un clima di astio, che vede protagonista il suo presidente, Rachid Ghannouchi.  Al momento, le speranze sono riposte nel “Dialogo tunisino” proposto dall’Unione Generale Tunisina del Lavoro (UGTT) e approvato, il 30 dicembre, da Kais Saied. L’obiettivo è risanare le crisi di tipo economico, politico e sociale che caratterizzano il Paese Nord-africano, con il fine ultimo di ristabilire “la pace sociale”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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