Il successo del PIL cinese, un nuovo record nel 2020

Pubblicato il 18 gennaio 2021 alle 9:52 in Asia Cina

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Il PIL della Cina ha totalizzato oltre 100 trilioni di yuan nel 2020, per un valore di circa 14,7 trilioni di dollari, registrando una crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente, secondo i dati pubblicati il 18 gennaio dall’Ufficio nazionale di Statistica della Cina.

Il PIL cinese ha così segnato un nuovo record, superando l’ordine delle centinaia di trilioni di yuan per la prima volta nella sua storia. Secondo il Quotidiano del Popolo, il risultato sarebbe ricco di connotati e particolarmente significativo, anche alla luce delle sfide, a livello interno ed esterno, poste dalla pandemia di coronavirus e dallo sviluppo socio-economico.

 Dal punto di vista interno, insieme al record dell’indice generale, il PIL pro-capite avrebbe superato i 10.000 dollari per il secondo anno successivo, un dato significativo per la realizzazione della cosiddetta “società dal moderato benessere”, dimostrando che gli standard di vita della popolazione e la forza del Paese hanno raggiunto un nuovo livello. Per il Quotidiano del Popolo, la crescita del PIL cinese nel 2020 avrebbe consolidato ulteriormente le fondamenta per la costruzione di uno Stato socialista modernizzato, nonché di una società dal moderato benessere, in quanto tale crescita economica consentirebbe di avere spazio a sufficienza per risolvere problemi strutturali e potenziare l’innovazione, promuovendo uno sviluppo di alta qualità.

Dal punto di vista esterno, il contributo della Cina alla crescita dell’economia mondiale sarebbe aumentato ulteriormente, così come il peso del Paese nell’economia globale. Con un PIL dal valore di 14,7 trilioni di dollari la Cina si attesterà al secondo posto al mondo e rappresenterà il 17% dell’economia globale. Oltre a questo, la crescita del PIL cinese favorirà l’espansione del commercio estero, l’aumento della qualità, beneficerà l’attrazione di investimenti esteri.

Nello specifico, secondo i dati pubblicati da Pechino, il PIL cinese, dopo aver registrato una perdita del 6,8% nel primo trimestre dell’anno rispetto al 2019, nei tre mesi successivi è tornato a crescere, con un aumento del 3,2% del dato, che ha invertito il trend in diminuzione. Tale tendenza è stata poi confermata nel trimestre luglio-settembre, quando il PIL ha avuto un aumento del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2019. Infine, nel quarto trimestre del 2020 l’incremento è stato del 6,5%.  Per il quotidiano del popolo, tali dati sono il risultato a lungo termine delle politiche di riforma e apertura, nonché della politica della concertazione degli sforzi sulle questioni primarie. Il nuovo record cinese dovrà essere un nuovo punto di partenza considerando la sua ripartizione tra gli 1,4 miliardi di cittadini cinesi e le sfide e le opportunità derivanti da una tale quantità di abitanti.

Nonostante il nuovo record segnato dal PIL cinese, il suo tasso di crescita al 2,3% è stato il minore mai registrato nel Paese dal 1976, quando, a termine della rivoluzione culturale, tale dato si attestò all’1,6%. Pur rappresentando una cifra modesta se paragonata al passato cinese, il tasso di crescita dell’economia di Pechino nel 2020 potrebbe essere il maggiore tra le grandi economie mondiali, tutte colpite dalla crisi derivante dalla diffusione del coronavirus, nonché l’unico valore positivo. All’interno del dato generale della crescita è però possibile vedere come alcuni settori abbiano sofferto della crisi economica indotta dal coronavirus. La produzione industriale, ad esempio, ha avuto una crescita anno su anno del 2,8% nel 2020, mentre, nel 2019, tale dato si era attestato al 5,7% e anche le vendite al dettaglio hanno avuto una contrazione del 3,9%.

Nel 2020, diversamente da quanto fatto ogni anno, la Cina non ha posto un obiettivo specifico per la crescita ma si è limitata a porne per quanto riguarda la creazione del lavoro e la disoccupazione. In merito al primo Pechino aveva deciso di creare 9 milioni di posti di lavoro nelle città e tale cifra è stata superata, raggiungendo la somma di 11,86 milioni. Per quanto riguarda, poi, il secondo, la disoccupazione nel 2020 è scesa a 4,7% rispetto al 5,5% dell’anno precedente.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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