La Libia in preda alla “crisi del pane”

Pubblicato il 18 gennaio 2021 alle 12:28 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Nel corso degli ultimi giorni, in Libia è stata registrata una grave carenza di pane, causata dal calo delle riserve di farina e degli ingredienti necessari alla sua produzione. Il premier di Tripoli, nonché capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, sembra temere una rivolta popolare, oltre che una crisi alimentare.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, i nuovi timori nascono dalla decisione del sindacato dei fornai di chiudere i panifici a partire dal 16 gennaio, un gesto che ha fatto presagire lo scoppio di una più ampia mobilitazione a livello popolare. In tale quadro, il 17 gennaio, il premier al-Sarraj ha inviato una lettera al governatore della Banca centrale, Al-Siddiq al-Kabeer, esortandolo a concedere i fondi necessari a risolvere il problema, in quanto esaurire le scorte di farina significa portare il Paese verso una crisi alimentare.

A tal proposito, al-Sarraj ha sottolineato come molto spesso siano state spese ingenti somme di denaro per importare beni non essenziali per la popolazione libica, mentre l’ultima lettera di credito per le importazioni di farina risale al mese di agosto 2020. Di fronte a tale scenario, il premier tripolino ha affermato che il proprio governo è pronto a intervenire, facendo ricorso alla Libyan Foreign Bank, al fine di preservare la vita della popolazione libica, oltre che la sicurezza e la pace sociale.

Da parte sua, al-Kabeer ha risposto al primo ministro, affermando che la carenza di farina è, in realtà, causata dalle attività di contrabbando. Motivo per cui, il direttore ha invitato al-Sarraj a impegnarsi per monitorare e mettere in sicurezza i confini e i porti del Paese. Inoltre, ha sottolineato al-Kabeer, i fondi stanziati nel 2020 per gli approvvigionamenti di farina sono proporzionali ai consumi abituali della Libia, e che non sono stati aperti crediti per l’acquisto di beni che non fossero di prima necessità. Non da ultimo, il direttore della Banca centrale ha messo in guardia dalle operazioni che riguardano la Libyan Foreign Bank, che potrebbero violare la legge finanziaria dello Stato in materia di controlli sulla spesa pubblica, prevista dall’accordo politico.

Il botta e risposta tra al-Sarraj e al-Kabeer si inserisce nel quadro di un clima teso già da circa due mesi, provocato dai disaccordi sulla cessione dei proventi petroliferi, i quali sono stati tutti depositati sui conti della National Oil Corporation presso la Libyan Foreign Bank, e su una possibile competizione per chi dovrà gestire le politiche economiche e finanziarie del Paese Nord-africano.

Nel frattempo, gruppi di attivisti libici hanno accusato il governo di al-Sarraj di corruzione, e di non essere stato in grado di far prevalere gli interessi della nazione di fronte a “monopolisti”, provocando una crisi del pane che rischia di sfociare in maggiori tensioni. Da parte sua, il sindacato dei fornai ha giustificato la decisione del 16 gennaio affermando che i panifici si trovano ad affrontare spese ingenti per l’elevato costo della farina e degli altri ingredienti, mentre le autorità libiche hanno ordinato di non aumentare i prezzi del pane per la popolazione, il che non consente più ai forni di coprire i costi di produzione. Nello specifico, i fornai sono costretti a vendere quattro pezzi di pane a un dinaro, mentre il costo di un quintale di farina è pari a 210 dinari, rispetto ai 155 pagati in precedenza. “I prezzi della farina sono aumentati del 40%”, ha spiegato il capo del sindacato, Kharis Mohammad, aggiungendo che il nuovo tasso di cambio del dinaro libico rispetto al dollaro USA ha provocato conseguenze anche per il proprio settore.

Il riferimento va al nuovo tasso di cambio stabilito dalla Banca centrale a partire dal 3 gennaio, aumentato da 1,40 a 4,46 dinari per dollaro. Ciò ha causato il monopolio della farina da parte di intermediari, i quali l’hanno poi venduta ai fornai secondo prezzi variabili. Pertanto, le autorità libiche sono state esortate a implementare misure nel breve termine. Nel frattempo, i forni che hanno deciso di non diminuire il prezzo del pane potrebbero incorrere a sanzioni pari a 1500 dinari.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.