Gaza: raid israeliani contro obiettivi di Hamas

Pubblicato il 18 gennaio 2021 alle 11:03 in Israele Palestina

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Aerei da guerra israeliani hanno condotto raid contro la Striscia di Gaza, nelle prime ore di lunedì 18 gennaio, in risposta a missili lanciati contro i territori di Israele.

A riferirlo, il quotidiano Asharq al-Awsat, sulla base di fonti sia israeliane sia palestinesi. In particolare, da un lato, una fonte della sicurezza palestinese ha riferito che gli aerei delle “forze di occupazione” hanno bombardato un villaggio e un terreno agricolo a Rafah, città nel Sud della Striscia di Gaza, colpendoli con tre missili. Poi, un’altra serie di missili ha preso di mira un’area agricola nella città di al-Qarara, nel Nord di Khan Yunis, sempre nel Sud della regione. Gli attacchi, è stato specificato, non hanno causato vittime, ma ingenti danni materiali.

Dall’altra parte, fonti dell’esercito israeliano hanno specificato che i propri raid hanno preso di mira infrastrutture e obiettivi militari, inclusi quelli sotterranei, appartenenti al movimento Hamas e che l’operazione è stata condotta in risposta a due razzi che, in precedenza, sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza verso la città costiera israeliana di Ashdod. Sino ad ora, nessun gruppo palestinese ha rivendicato l’attacco contro Israele.

Hamas, considerata ufficialmente un’organizzazione terroristica da alcune nazioni, tra cui Israele e USA, ha assunto il controllo di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto Fatah e le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in seguito alla vittoria elettorale del 2006. Israele, da parte sua, controlla i confini di Gaza, accanto all’Egitto, ma spesso chiude le frontiere in risposta alle violenze che si verificano al confine sin dal 2008. Uno degli scontri maggiori tra le due parti si è verificato nel 2014 e si è concluso nel mese di agosto di quell’anno con un accordo di cessate il fuoco mediato dal Cairo. Tuttavia, da allora, le tensioni non si sono mai del tutto placate.

Israele considera Hamas responsabile di tutte le violenze di Gaza, mentre Hamas afferma che Israele è la causa dello stato di rabbia e pressione inflitta ai residenti dell’area, a causa del continuo assedio. Al contempo, i palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. Il loro desiderio è istituire uno Stato indipendente, con capitale Gerusalemme Est.

Al momento, i gruppi palestinesi, sia in Cisgiordania sia a Gaza, attendono le elezioni presidenziali e legislative previste per i mesi di maggio e luglio prossimi. Si tratta del primo processo elettorale organizzato nel corso degli ultimi 15 anni, frutto altresì di un crescente riavvicinamento delle diverse fazioni palestinesi, Hamas e Fatah in primis, rimaste a lungo divise. Stando a quanto stabilito dal presidente Abbas il 15 gennaio, le votazioni legislative si terranno il 22 maggio, mentre il successivo 31 luglio, sarà indetto un voto presidenziale.

Un simile sviluppo giunge dopo il fallimento del dialogo del Cairo, iniziato il 16 novembre 2020, e dopo gli incontri dei due movimenti palestinesi che hanno fatto seguito agli accordi di normalizzazione tra Israele e i Paesi del Golfo, i quali hanno spinto Hamas e Fatah a riavvicinarsi nel tentativo di trovare un denominatore comune. A parte il loro rifiuto verso le misure degli USA e di Israele, i due gruppi, accanto agli altri movimenti palestinesi, hanno convenuto che la resistenza popolare non violenta è la strategia migliore per resistere all’occupazione militare israeliana. Motivo per cui, il 3 settembre, era stato deciso di mettere in atto una “strategia palestinese” in grado di contrastare i piani di annessione della Cisgiordania, il cosiddetto “accordo del secolo”, annunciato dal capo uscente della Casa Bianca, Donald Trump, il 28 gennaio, e i recenti progetti di normalizzazione.

Nell’annuncio del 15 gennaio, Abbas ha specificato che le elezioni saranno indette in tutti i governatorati della Palestina, compresa Gerusalemme Est, la quale era stata annessa da Israele in seguito alla guerra dei sei giorni del 1967. Le autorità israeliane hanno da sempre proibito lo svolgimento di tutte le attività ufficiali dell’Autorità Palestinese a Gerusalemme Est, ma, sino ad ora, Israele non ha ancora rilasciato dichiarazioni sulle future elezioni in quella che è considerata la propria “capitale indivisibile”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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