Covid: Manaus al collasso, Brasilia invia ossigeno d’emergenza

Pubblicato il 18 gennaio 2021 alle 9:35 in America Latina Brasile

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Il ricovero di 254 pazienti  covid-19 in un solo giorno, giovedì 14 gennaio, ha mandato in tilt il sistema sanitario della città di Manaus. Quel che è seguito nel fine settimana successivo, con il virus che circola a velocità mai registrata e il mondo che parla già di “variante amazzonica”, ha portato la rete sanitaria sull’orlo del collasso e ha lasciato diversi ospedali senza ossigeno, provocando la morte di diversi pazienti. 

Il governo brasiliano ha organizzato una spedizione di ossigeno di emergenza in aerei militari nella capitale dell’Amazzonia mentre i pazienti che necessitavano di ossigeno venivano evacuati in altri stati.

Il presidente, Jair Bolsonaro, di fronte a un Paese sotto shock, ha scelto di sminuire il problema. “È terribile. Abbiamo fatto la nostra parte “, ha detto in un’intervista venerdì pomeriggio. Mentre varie istituzioni statali si mobilitano per prevenire una cascata di morti e brasiliani comuni si affrettano a raccogliere donazioni per acquistare ossigeno, il presidente Bolsonaro ha aggiunto nell’intervista: “Ora dovrei essere in spiaggia a bere birra”. Il Brasile è nel bel mezzo delle vacanze più attese dell’anno.

È l’ennesimo gesto che, secondo la stampa brasiliana, mostra la sua assoluta mancanza di empatia. Inoltre, accusa il principale quotidiano brasiliano, O Globo, il governo sapeva dell’imminente collasso del sistema sanitario dell’Amazzonia, ma ha deciso di ignorare gli allarmi. Peggio ancora, attacca la stampa, Bolsonaro ha sabotato molti degli sforzi per contenere l’epidemia nel secondo paese al mondo con il maggior numero di morti (207.000) e il terzo con il maggior numero di infezioni (oltre otto milioni) secondo i dati ufficiali. Il Brasile intende iniziare la vaccinazione questa settimana dopo che l’organismo di regolamentazione ha deciso domenica di autorizzare il vaccino Oxford-Astra Zeneca e il vaccino cinese Sinovac.

Tra i cittadini insoddisfatti della gestione della pandemia cresce l’indignazione. Rappresentanti della società civile e dell’opposizione hanno hanno protestato la notte tra venerdì a sabato con una panelada, il rumore che si fa sbattendo le padelle e le casseruole, tipica protesta dell’America meridionale.

A Manaus, frattanto, i medici della capitale amazzonica hanno ridotto l’apporto di ossigeno per paziente per razionarlo. L’evacuazione programmata dei bambini prematuri è stata sospesa perché l’ossigeno rimane per 48 ore. Venerdì mattina il centro di riferimento per le emergenze e almeno un altro ospedale hanno iniziato a rifiutare nuovi ricoveri. I decessi in casa aumentano da giorni. L’azienda che fornisce ossigeno agli ospedali della città ha spiegato che la sua produzione non è sufficiente per soddisfare la domanda attuale.

I contagi avanzano rapidamente nella città in cui ha avuto origine il nuovo ceppo, il che ha portato il Regno Unito a vietare l’ingresso ai viaggiatori provenienti dal Brasile, dal resto dell’America Latina e dal Portogallo. L’Italia e altri paesi UE hanno bloccato i voli dal Brasile. Gli scienziati sospettano che sia una variante più contagiosa, ma per il momento non hanno verificato che questo spettacolare picco di infezioni a Manaus sia correlato a una nuova variante.

La portata della tragedia e la disperazione della situazione si riflettono nel fatto che il governatore dell’Amazzonia, Wilson Lima, un alleato di Bolsonaro, abbia bussato giovedì alla porta del Venezuela per chiedere aiuto nonostante il terribile stato del sistema sanitario del Venezuela e i pessimi rapporti tra Brasilia e Caracas. Il ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza ha risposto via Twitter dicendo di avere “istruzioni da Nicolás Maduro” di “mettere immediatamente a disposizione l’ossigeno necessario per occuparsi del pronto soccorso”.

L’OMS ha invitato il mondo a guardare Manaus e prenderne atto. “Quello che sta accadendo a Manaus è un allarme per molti paesi. Non lasciate che un falso senso di sicurezza vi permetta di abbassare la guardia ”, ha avvertito il capo del dipartimento emergenze dell’organizzazione multilaterale, Mike Ryan, da Ginevra.

La maggior parte dei cittadini di Manaus, come in altre parti del Brasile, ignora da mesi le raccomandazioni sanitarie. Il governatore Lima ha decretato il coprifuoco dalle sette del pomeriggio alle sei del mattino. Alle porte del Natale, le misure di limitazione delle attività delle autorità di Manaus sono state accolte con forti proteste. La scia di casi covid negli ultimi mesi ha seppellito l’ipotesi che Manaus potesse essere la prima città al mondo ad aver ottenuto l’immunità di gregge.

Il Brasile, la nona economia mondiale nel 2019, è più indietro in termini di immunizzazione rispetto a diversi paesi dell’America Latina e ad altri paesi sovrappopolati come l’Indonesia, tanto che la decisione dell’agenzia brasiliana del farmaco sull’autorizzazione ai vaccini, domenica 17 gennaio, è stata seguita in diretta televisiva da milioni di persone. 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e portoghese

di Redazione

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