Afghanistan: nuove violenze a Baghlan e Kabul

Pubblicato il 18 gennaio 2021 alle 15:24 in Afghanistan Asia

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Almeno 8 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi in un attacco dei talebani nella provincia settentrionale di Baghlan e una bomba ha preso di mira un veicolo che trasportava un funzionario del Ministero delle Telecomunicazioni, a Kabul. 

La notte tra il 17 e il 18 gennaio, i talebani hanno attaccato un avamposto sull’autostrada Baghlan-Samangan a Pul-e-Khumri, capitale della provincia. Almeno 8 agenti sono rimasti uccisi e altri due membri delle forze di sicurezza sono scomparsi. Inoltre, due veicoli dell’esercito sono stati distrutti nell’attacco. L’avamposto è stato distrutto e alcuni corpi dei membri delle forze di sicurezza sono rimasti sul luogo dell’assalto. Le famiglie delle vittime hanno criticato il Governo, affermando che questo continua ad essere negligente. “Nessun rinforzo o sostegno è stato fornito a queste forze di sicurezza”, hanno dichiarato. Farid Sayedkheli, un comandante militare di Baghlan, ha riferito che l’attacco è stato respinto e anche i talebani hanno subito pesanti perdite. Tuttavia, i militanti islamisti non hanno ancora commentato l’assalto.

Il 18 gennaio, un comunicato della polizia di Kabul ha reso noto che un SUV non corazzato, che trasportava un funzionario del Ministero delle Telecomunicazioni e dell’Informatica, è stato colpito da una bomba magnetica nella città di Kabul. Nessun decesso è stato ancora segnalato. L’assalto è avvenuto intorno alle 8:37, ora locale, nel PD della capitale. “Nessuno è rimasto ferito nell’esplosione”, ha aggiunto il comunicato della polizia. La violenza arriva il giorno dopo che un gruppo di uomini armati, sempre a Kabul, hanno aperto il fuoco contro un veicolo uccidendo due giudici della Corte Suprema e ferendo altre due persone. 

Intanto a Doha, in Qatar, le squadre negoziali dei talebani e dei rappresentanti della Repubblica Islamica dell’Afghanistan si sono incontrate la sera del 17 gennaio. L’incontro arriva in ritardo rispetto alla programmazione prevista e nei 9 giorni dall’inizio del secondo ciclo di colloqui intra-afghani, le due parti hanno tenuto 4 riunioni, inclusa quella del 17 gennaio. Tuttavia, non si registrano progressi nella finalizzazione dell’agenda che aprirà la strada per i veri e propri negoziati di pace tra le parti. Lo stallo nasce sulla necessità, sottolineata dai rappresentanti di Kabul, di imporre un cessate il fuoco in Afghanistan. I talebani, da parte loro, attendono di scoprire quale sarà la posizione del nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, la cui amministrazione inizierà a partire dal 20 gennaio. 

Sempre il 17 gennaio, il consigliere per la Sicurezza Nazionale d Kabul, Hamdullah Mohib, in una visita presso la provincia meridionale di Helmand ha avvertito che i talebani dovranno accettare la pace o affrontare una risposta delle forze di sicurezza afghane. “Combatteremo contro coloro che non vogliono la pace”, ha dichiarato Mohib. A tale proposito, il 16 gennaio, i talebani hanno rivendicato la responsabilità di un complesso attacco contro una struttura delle Forze di Difesa Nazionali afghane nella provincia meridionale di Kandahar. I funzionari locali hanno riferito che 4 aggressori sono rimasti uccisi nell’assalto, iniziato con l’esplosione di un’autobomba. Secondo la stessa fonte, le forze armate afghane non avrebbero subito vittime. 

Intanto, il 15 gennaio, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha confermato che il numero delle forze armate statunitensi in Afghanistan è arrivato a 2.500 unità, come promesso dal presidente uscente degli USA, Donald Trump. “Oggi, gli Stati Uniti sono più vicini che mai a mettere fine a quasi due decenni di guerra e ad accogliere un processo di pace afgano e guidato dall’Afghanistan per raggiungere una soluzione politica e un cessate il fuoco permanente e globale”, si legge in una dichiarazione dell’US Acting Defense Secretary, Christopher Miller. “Con una forza di 2.500 unità, i comandanti hanno ciò di cui hanno bisogno per mantenere al sicuro l’America, il nostro popolo e i nostri interessi”, ha sottolineato Miller. “Lavorando a fianco dei nostri alleati e partner della NATO, gli Stati Uniti continueranno a eseguire sia la nostra missione antiterrorismo sia gli addestramenti e a consigliare e assistere la missione a sostegno delle forze di sicurezza afghane che lavorano per garantire la pace nel loro Paese”, ha aggiunto.

Tuttavia, la riduzione del numero di forze armate statunitensi presenti in Afghanistan è accompagnata dalle preoccupazioni di esperti che affermano che il ritiro parziale potrebbe causare un aumento delle attività dei militanti islamisti nel Paese. Il Ministero della Difesa di Kabul ha affermato che le forze afghane sono in grado di difendere il Paese ma, secondo gli esperti, queste continuano ad aver bisogno del supporto dei partner internazionali. A tale proposito, il Congresso degli Stati Uniti aveva approvato una misura, all’interno della legge per il bilancio della Difesa 2021, che prevedeva il divieto di effettuare ulteriori riduzioni della presenza statunitense in Afghanistan, previo invio alle Camere di una valutazione dei rischi redatta dal Pentagono. Tuttavia, un funzionario degli Stati Uniti ha sottolineato che il ritiro era già in corso quando la legge è entrata in vigore e tale processo non poteva essere invertito “in un batter d’occhio”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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