Afghanistan: uccise due giudici della Corte suprema

Pubblicato il 17 gennaio 2021 alle 12:43 in Afghanistan Asia

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Un portavoce della Corte Suprema afghana, Ahmad Fahim Qaweem, ha rivelato che 2 giudici sono state uccise a Kabul, il 17 gennaio, da un uomo non identificato che ha sparato loro mentre erano a bordo di un veicolo, il cui autista è stato ferito.  Al momento, l’attacco non è stato rivendicato da alcun gruppo e il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha dichiarato che i propri combattenti non sono i responsabili dell’ultima vicenda che ha colpito la capitale afghana.

L’identità delle 2 vittime non è stata ancora resa nota e, al momento, sono in corso indagini Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha condannato gli attacchi contro la popolazione civile da parte dei talebani e di altri gruppi armati. Per Ghani “terrore, orrore, e crimine” non sono soluzioni alle problematiche del Paese e, per questo, è tornato a chiedere l’istituzione di un cessate il fuoco ai talebani. Questi ultimi, da parte loro, pur negando la responsabilità dell’ultimo episodio di violenza, hanno ripetuto che continueranno ad “eliminare” importanti figure governative ma non giornalisti o esponenti della società civile.

In Afghanistan, circa 200 donne lavorerebbero alla Corte Suprema, che, nel febbraio 2017, era stata l’obiettivo di un attacco suicida perpetrato nel parcheggio della sede dell’istituzione. In tale occasione, morirono 20 impiegati della Corte e altri 41 furono feriti. L’omicidio delle due giudici, invece, è stato l’ultimo di una serie di attacchi mirati condotti in Afghanistan, in particolare nella capitale, contro figure di spicco della società, come politici, giornalisti e attivisti per i diritti umani. 

Le autorità di Kabul hanno spesso incolpato i talebani di celarsi dietro tali fatti ma, da parte loro, i militanti hanno negato le accuse di omicidio contro personaggi di spicco della società. Tuttavia, di recente, anche gli USA hanno incolpato i talebani e, in particolare, il portavoce delle forze statunitensi nel Paese, il colonnello Sonny Leggett, ha dichiarato che: “La campagna di attacchi mirati e non rivendicati contro funzionari di governo, membri della società civile e giornalisti deve cessare affinché la pace possa essere raggiunta”. In tale quadro di violenze, negli ultimi mesi, da un lato, sono aumentati gli attacchi condotti dall’ISIS, soprattutto a Kabul, dall’altro continuano gli scontri tra talebani e forze governative, interessando per lo più le aree provinciali dell’Afghanistan.

Tutto ciò sta avvenendo mentre, dallo scorso 5 gennaio, sono ripresi a Doha, in Qatar, i negoziati di pace intra-afghani, iniziati lo scorso 12 settembre, tra una delegazione del governo di Kabul e una dei talebani, per porre fine ai 19 anni di conflitto interno che hanno finora afflitto l’Afghanistan. Dopo un periodo d’impasse, nel quale non erano stati raggiunti progressi significativi, il 2 dicembre scorso, i rappresentanti delle due parti avevano ufficialmente raggiunto un accordo sulle regole procedurali per avviare i veri e propri negoziati di pace e avevano stabilito un periodo di pausa che sarebbe durato fino al 5 gennaio scorso, quando sono ripresi. Tuttavia, già dall’11 gennaio successivo, sembrerebbe essere emerso un nuovo stallo riguardante l’accordo sui temi da trattare. In particolare, per quanto riguarda la diminuzione delle violenze sul campo, il governo di Kabul ha richiesto che il cessate il fuoco nel Paese sia il tema prioritario da trattare nei veri e propri colloqui di pace, che ancora devono iniziare, ma i talebani ritengono che la discussione sulla diminuzione delle violenze dovrebbe essere affrontata solamente dopo aver raggiunto un accordo su un futuro governo, che includa i militanti islamisti afghani.

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata a sua volta resa possibile da un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani lo scorso 29 febbraio, sempre a Doha, in base al quale, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan. A tal proposito, il 15 gennaio, il Pentagono ha annunciato di aver completato il ridimensionamento delle proprie truppe in Afghanistan a 2.500 uomini raggiungendo il livello più basso degli ultimi vent’anni. Il 16 gennaio, i talebani hanno commentato l’annuncio accogliendolo con favore.

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Camilla Canestri

di Redazione

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