Yemen: 50 organizzazioni chiedono a Biden di rimuovere gli Houthi dalla lista dei terroristi

Pubblicato il 16 gennaio 2021 alle 19:30 in Medio Oriente Yemen

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Cinquanta diverse organizzazioni civili e religiose statunitensi, compresa la National Council of Churches and Health Alliance International, hanno indirizzato una lettera al presidente eletto degli USA, Joe Biden, per chiedergli di invertire la decisione del presidente uscente, Donald Trump, di includere i ribelli sciiti Houthi dello Yemen tra le organizzazioni terroristiche, il 15 gennaio.

Nella lettera, i firmatari hanno affermato che “anziché essere un catalizzatore per la pace, tale designazione non è altro che la ricetta per ulteriori conflitti e carestie”, sostenendo che la misura in questione preverrà la consegna di importanti aiuti umanitari a “milioni di innocenti”, danneggiando così i prospetti per una risoluzione del conflitto attraverso il dialogo e “mettendo a rischio gli interessi di sicurezza nazionale degli USA nella regione”.

Tra i firmatari, figura un membro della Friends Committee on National Legislation, Hassan El-Tayyab, il quale ha ulteriormente rimarcato che l’ultima mossa dell’amministrazione Trump potrebbe bloccare la consegna di aiuti esteri in Yemen. El-Tayyab ha quindi dichiarato ad Al-Jazeera English:” Per il bene di milioni di yemeniti che affrontano la carestia, l’amministrazione Biden dovrà invertire questa designazione disastrosa e porre fine al sostegno militare degli USA nei confronti della coalizione saudita, sin dal suo primo giorno d’incarico, poiché lo Yemen non può aspettare”.

L’amministrazione Trump, attraverso le parole del segretario di Stato uscente, Mike Pompe, lo scorso 10 gennaio, ha annunciato la designazione del gruppo sciita yemenita degli Houthi come “organizzazione terroristica estera” e come “Specially Designated Global Terrorist”. Secondo gli USA, tale classificazione consentirebbe di rendere le milizie degli Houthi responsabili per gli attentati condotti, ivi compresi gli attacchi transfrontalieri, in particolare al confine con l’Arabia Saudita, e quelle operazioni che mettono a rischio la vita della popolazione civile, le infrastrutture e le rotte marittime del commercio internazionale. Secondo le parole di Pompeo, gli Houthi avrebbero causato la morte di molte persone e destabilizzato l’intera regione mediorientale, inficiando le possibilità di successo di una risoluzione pacifica del conflitto yemenita.

Oltre ai firmatari del documento del 15 gennaio, anche le Nazioni Unite, le organizzazioni umanitarie operanti in Yemen e alcuni legislatori statunitensi hanno condannato la scelta dell’amministrazione Trump di etichettare gli Houthi come organizzazione terroristica.

Al momento, in base a quanto riportato da Al-Jazeera English, Biden ha promesso di interrompere il sostegno statunitense al conflitto dell’Arabia Saudita in Yemen. Oltre a questo, il presidente eletto sarebbe altresì sottoposto a forti pressioni da parte della propria fazione politica, il Partito Democratico, i cui membri avrebbero, per anni, tentato di interrompere il sostegno di Washington alla coalizione saudita. Dopo il 10 gennaio, più esponenti del Partito Democratico hanno criticato la scelta di designare gli Houthi come organizzazione terroristica, tra questi vi è stato il presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentati, Gregory Meeks, il quale ha chiesto a Biden di provvedere ad una “veloce revoca” della scelta dell’amministrazione Trump.

Secondo quanto affermato dallo International Crisis Group (ICG), lo scorso 13 gennaio, i consiglieri di più alto livello di Biden potrebbero ritenere la cosiddetta “revoca” problematica a livello politico, poiché gli Houthi sono un gruppo violento armato di carattere settario che hanno rovesciato il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. Ciò nonostante, lo IGC ha affermato che Biden dovrebbe rivedere la decisione di Trump già dai primi giorni del proprio incarico come presidente degli USA, sebbene ciò richiederà tempo e la nuova amministrazione dovrebbe quindi inviare segnali della propria intenzione. Per lo IGC, sarebbe meglio prevenire una carestia provocata dalle sanzioni statunitensi adesso, anziché gestirne le conseguenze  una volta in cui queste diverranno così evidenti da non poter essere controllate.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora. Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata dall’Arabia Saudita ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA), circa 233.000 persone avrebbero perso la vita nel conflitto yemenita e le ostilità avrebbero portato il Paese sull’orlo della carestia e devastato le strutture sanitarie. Il Comitato internazionale di soccorso (IRC) ha rivelato che lo Yemen è il Paese maggiormente a rischio di incorrere in una catastrofe umanitaria nel 2021, quando potrebbe ricevere tale riconoscimento per il terzo anno di fila. Secondo l’Onu, l’80% della popolazione yemenita, che in totale conta circa 30 milioni di persone, necessita di forme di aiuti o protezione, circa 13,5 milioni di yemeniti affronterebbero uno stato di insicurezza alimentare e 16.500 persone già vivrebbero in condizioni di carestia.

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Camilla Canestri

di Redazione

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