Palestina: Abbas annuncia elezioni legislative e presidenziali

Pubblicato il 16 gennaio 2021 alle 11:00 in Medio Oriente Palestina

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Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, il 15 gennaio, ha annunciato lo svolgimento delle prime elezioni palestinesi negli ultimi 15 anni. Le votazioni legislative si terranno il prossimo 22 maggio, mentre, il successivo 31 luglio, sarà indetto un voto presidenziale, in base ad un decreto firmato dallo stesso Abbas.

Per oltre dieci anni, sia il partito di Abbas, noto come Fatah e che controlla la Cisgiordania, sia Hamas, ufficialmente detto il Movimento Islamico di Resistenza che controlla la Striscia di Gaza, hanno espresso la propria volontà di riportare i palestinesi alle urne. Tuttavia, il principale ostacolo al raggiungimento di tale obiettivo era stata proprio la rivalità tra le parti che, negli ultimi mesi, hanno però intrattenuto negoziati per l’unità. Tali dialoghi hanno portato alla conclusione di un accordo di principio per indire elezioni nel 2021 e alla riconciliazione, anche alla luce dei recenti accordi di normalizzazione conclusi tra Israele e quattro Paesi del mondo arabo grazie alla mediazione statunitense, ovvero Marocco, Sudan, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, che potrebbero far incrementare l’isolamento palestinese.

Hamas, che è ritenuta da USA e Israele un’organizzazione terroristica, ha accolto con favore l’annuncio del 15 gennaio del presidente Abbas, sottolineando che il popolo palestinese abbia il diritto di scegliere i propri leader e rappresentanti. L’organizzazione ha anche specificato che le parti, negli ultimi mesi, hanno lavorato proprio per raggiungere tale obiettivo. Secondo alcuni sondaggi del Palestinian Center for Policy and Survey Research, a dicembre 2020, il 38 %  dei palestinesi avrebbe votato per Fatah alle parlamentari e il 34% per Hamas ma, alle presidenziali, il leader di Hamas, Ismail Haniyyeh, sarebbe stato appoggiato dal 50% dei votanti e Abbas dal 43%.

Le relazioni tra le organizzazioni Hamas e Fatah sono state tese dal 2007 quando la prima ha preso il controllo sulla Striscia di Gaza, estromettendo dal potere le forze di sicurezza guidate da Fatah in loco. Le tensioni tra le parti erano iniziate in seguito alla vittoria a sorpresa di Hamas della maggioranza parlamentare nelle ultime elezioni palestinesi del 2006, tuttavia, ciò aveva provocato scontri che avevano causato la scissione dei due gruppi, il 14 giugno 2007. Da allora, vi sono stati tentativi di dialogo tra le parti con il raggiungimento di alcuni accordi, i quali non sono, però, mai stati implementati. Al contempo, dall’inizio dei fatti del 2007, Israele ed Egitto avevano imposto un blocco ai confini della Striscia di Gaza, che controllano tutt’ora, e il primo continua a sostenere che i blocchi imposti di tanto in tanto al territorio servano, tra le altre cose, ad impedire ad Hamas di sviluppare un arsenale.

Secondo Al-Jazeera English, le elezioni palestinesi potrebbero porre un rischio tanto per Hamas, quanto per Fatah, alla luce dei movimenti di protesta contro entrambe sia per la loro incapacità di riconciliarsi e promuovere le aspirazioni statali palestinesi, sia per la mancata garanzia delle necessità basilari di coloro che vivono nei territori da loro amministrati. Secondo Reuters, poi, la mossa di indire elezioni sarebbe stata una risposta alle critiche ricevute da entrambi i movimenti sulla legittimità democratica delle istituzioni politiche palestinesi, compresa la stessa presidenza di Abbas.

Nell’annuncio del 15 gennaio, Abbas ha specificato che le elezioni saranno indette in tutti i governatorati della Palestina, compresa Gerusalemme Est, la quale era stata annessa da Israele in seguito alla guerra dei sei giorni, avvenuta nel 1967, insieme ad altri territori palestinesi. Le autorità israeliane hanno finora proibito lo svolgimento di tutte le attività ufficiali dell’Autorità Palestinese a Gerusalemme Est e, al momento, non vi è stata alcuna indicazione rispetto al fatto che possano consentite un voto palestinese nella città, considerata la propria “capitale indivisibile”. In tale contesto, il 28 gennaio 2020, l’amministrazione uscente del presidente statunitense, Donald Trump, aveva presentato il Piano di Pace per il Medio Oriente, volto a garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, che sarebbe poi riconosciuta come sua capitale, e la sovranità sui propri insediamenti negli attuali territori palestinesi. Tale configurazione è stata respinta in toto dall’Autorità Palestinese e condannata anche da Hamas. Il Piano di Pace per il Medio Oriente non è stato attuato e, congiuntamente al cambiamento di potere alla Casa Bianca dal prossimo 20 gennaio, a Israele saranno indette nuove elezioni dopo che, lo scorso 22 dicembre, Il governo israeliano di unità nazionale guidato da Benjamin Netanyahu e dal suo vice, Benny Gantz, è caduto.

Sempre secondo Reuters, l’annuncio delle elezioni palestinesi non sarebbe arrivato a caso a pochi giorni dall’insediamento dell’amministrazione del presidente eletto, Joe Biden, con il quale l’Autorità Palestinese intende ripristinare le relazioni, dopo il minimo livello raggiunto durante la presidenza Trump. Tuttavia, secondo un analista esperto in Cisgiordania, Hani al-Masri, le elezioni potrebbero non avvenire affatto per più fattori, quali le divergenze tra Hamas e Fatah e l’opposizione di USA, Unione Europea e Israele alla formazione di un governo palestinese che includa Hamas.

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Camilla Canestri

di Redazione

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