Libia: fonti Onu rivelano la nomina di Jan Kubis come inviato speciale per la Libia

Pubblicato il 16 gennaio 2021 alle 8:57 in Africa Libia

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Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato la nomina del diplomatico slovacco Jan Kubis come inviato speciale per la Missione di Sostegno in Libia delle Nazioni Unite (UNSMIL), nella sera del 15 gennaio, come reso noto da fonti interne rimaste anonime che hanno confermato un imminente annuncio formale.

Kubis è un ex-ministro degli Affari Esteri della Repubblica Slovacca, il quale ha rivestito il ruolo di coordinatore speciale dell’Onu per il Libano dal 2019 e che, in passato, è stato anche inviato speciale delle Nazioni Unite per l’Afghanistan e l’Iraq. Secondo quanto rivelato dalle fonti diplomatiche citate ad Al-Arabiya, durante il voto per la sua nomina del 15 gennaio, non vi sono state opposizioni alla figura di Kubis per ricoprire il ruolo in questione ed è previsto che assumerà l’incarico il prossimo primo febbraio.

Lo stesso segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha proposto la figura di Kubis per sostituire Ghassan Salamé, l’ex-inviato delle Nazioni Unite in Libia che aveva abbandonato l’incarico il 2 marzo 2020, dopo circa tre anni, citando come motivazione le proprie condizioni di salute che non gli consentivano più di continuare a sostenere il carico di stress derivante dalla missione stessa, alla luce delle difficoltà riscontrate nel raggiungere la pace e la stabilità in Libia e nel dialogare con i diversi attori in conflitto. Da allora, Salamé era stato sostituito dalla sua vice, Stephanie Williams, che ha svolto il ruolo di inviata ad interim.

Prima di Kubis, lo scorso 15 dicembre, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, su proposta di Guterres, aveva nominato il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov come capo della missione UNSMIL ma, pochi giorni dopo essere stato designato, il 22 dicembre scorso, lo stesso Mladenov aveva annunciato di non poter assumere l’incarico a causa di “motivazioni personali e familiari”. Dal 2005, Mladenov aveva assunto la carica di inviato dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente, ruolo che era stato poi assegnato, il 15 dicembre stesso, a Tor Wennesland, un diplomatico norvegese.

In precedenza all’approvazione della nomina di Kubis, il 14 gennaio, anche il Ministero degli Affari Esteri italiano ha designato l’inviato speciale per l’Italia in Libia, individuato nella figura di Pasquale Ferrara, un ex-ambasciatore del governo di Roma ad Algeri. Il compito di Ferrara sarà quello di “rappresentare l’Italia” e consentire al Paese di prendere parte a tutte le iniziative multilaterali che hanno come obiettivo la promozione del processo politico in Libia, mostrando, così, l’impegno dell’Italia nel favorire pace e stabilità. Ferrara in quanto inviato speciale dovrà altresì interagire con gli attori coinvolti nel dossier libico, a livello sia nazionale sia internazionale, e si farà promotore di una “riflessione strategica” sulle “prospettive di stabilizzazione della Libia”.

In Libia è in corso una guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011, a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica e, al momento, vede, a livello politico, la presenza di due amministrazioni rivali, quella della Camera dei Rappresentanti di Tobruk e quella del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli e, a livello militare, il fronteggiarsi delle milizie legate al GNA e di quelle dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il GNA, con a capo Fayez al-Sarraj, è il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia, è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017, ed è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Le forze del LNA, con a capo il generale Khalifa Haftar, sono invece vicine al governo di Tobruk, che controlla la Libia orientale ed è guidato da Aguila Saleh, e, a livello internazionale, sono sostenute da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

In tale contesto, dal punto di vista militare, in Libia è attivo un cessate il fuoco stabilito lo scorso 23 ottobre, a seguito di un incontro tra le delegazioni libiche del LNA e del GNA, riunitesi a Ginevra nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5.  Dal punto di vista politico, invece, in seguito a mesi di negoziati, il 17 dicembre scorso, è stata formata una commissione legale e costituzionale, volta a guidare la Libia verso le elezioni previste a dicembre 2021, presumibilmente il 24. Al momento, è poi in corso a Ginevra, in Svizzera, un nuovo round di colloqui del Forum di dialogo politico, iniziato lo scorso 13 gennaio e che durerà tre giorni circa, con l’intento di raggiungere un’intesa tra le parti libiche sui meccanismi di nomina dei futuri organismi esecutivi, il governo unitario e il Consiglio presidenziale

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Camilla Canestri

di Redazione

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