Libano, esplosione di Beirut: gli ultimi aggiornamenti sul caso

Pubblicato il 16 gennaio 2021 alle 7:00 in Libano Medio Oriente

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Il governo libanese ha riferito che l’Organizzazione internazionale della polizia criminale (INTERPOL) ha richiesto la detenzione di tre uomini presumibilmente responsabili del trasporto del materiale chimico esploso nei magazzini del porto di Beirut, il 4 agosto 2020. Anche altri imprenditori di origine siriana potrebbero essere coinvolti.

La prima notizia è giunta il 12 gennaio, giorno in cui l’agenzia di stampa libanese, NNA, ha riferito che l’INTERPOL ha emesso il cosiddetto “avviso rosso” contro due cittadini russi e un portoghese, i quali sono stati ritenuti tra i responsabili della spedizione di nitrato di ammonio in Libano, la sostanza chimica che ha provocato la violenta esplosione presso il porto della capitale. Ciò significa che è stato chiesto alle agenzie di polizia dei Paesi membri dell’organizzazione di ricercare e arrestare i sospettati, in vista di una eventuale estradizione. Si tratta, nello specifico, di Boris Prokoshev, ex comandante della nave MV Rhosus e, Igor Grechushkin, un uomo d’affari russo residente nell’isola di Cipro, che aveva acquistato la nave da carico, nel 2012, da un imprenditore cipriota, Charalambos Manoli. Il terzo indagato è, invece, un commerciante portoghese, che aveva scoperto i depositi di nitrato in un magazzino di Beirut già nel 2014.

Secondo le indagini condotte nei mesi successivi all’esplosione, le tonnellate di nitrato di ammonio erano nel porto di Beirut dal 16 novembre 2013, data in cui sono giunte a bordo di una nave proveniente dalla Georgia, la quale avrebbe dovuto successivamente attraversare il Canale di Suez per consegnare il carico a una compagnia mineraria del Mozambico. Il trasferimento, però, non è mai avvenuto ed i container sono rimasti per sei anni “abbandonati” nel porto della capitale libanese. Stando alle informazioni più recenti, è stata proprio la MV Rhosus a trasferire a Beirut 2.750 tonnellate di quella sostanza che ha provocato, il 4 agosto 2020, oltre 191 morti e circa 6.000 feriti. L’imbarcazione, però, dopo aver scaricato il carico di nitrato di ammonio nei magazzini del porto, è stata abbandonata, e successivamente, nel febbraio 2018, è affondata.

In tale quadro, anche tre imprenditori, aventi legami con il governo siriano di Bashar al-Assad, sono apparentemente coinvolti nell’incidente del 4 agosto. Gli uomini in questione, di doppia cittadinanza siriana e russa, sono George Haswani e i fratelli Imad e Mudalal Khuri. Nello specifico, secondo informazioni rivelate da fonti britanniche e trasmesse dal documentarista libanese Firas Hatoum su un canale di informazione locale, le compagnie precedentemente dirette da Haswani e Imad Khuri hanno gli stessi indirizzi di “Savaro Limited”, la società che ha acquistato 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio altamente esplosivo nel luglio 2013, quattro mesi prima che il carico entrasse nel porto di Beirut. Non da ultimo, Savaro elenca come “segretario”, o membro del consiglio incaricato di garantire il buon funzionamento della società, una compagnia che ha fornito lo stesso servizio a una società diretta da Imad Khuri, il che dimostra un ulteriore legame tra i tre imprenditori e la società che ha acquistato nitrato di ammonio.

I tre sospettati sono stati tutti sanzionati dagli Stati Uniti per presunta assistenza e fornitura di servizi al governo di Assad. In una dichiarazione del novembre 2015 che annunciava sanzioni contro Mudalal Khuri, il Dipartimento del Tesoro statunitense riferì che l’uomo, tra le altre cose, aveva altresì svolto il ruolo di intermediario per il governo di Damasco per l’acquisto di un carico di nitrato di ammonio. Ciò sarebbe avvenuto nel 2013, nello stesso periodo in cui la sostanza è stata portata a Beirut. Tali informazioni, oltre a rivelare possibili dettagli utili per le indagini sull’esplosione del 4 agosto, sollevano interrogativi sul fatto che il governo siriano avesse cercato di procurarsi esplosivi da utilizzare in Siria.

Questi sviluppi giungono dopo che, il 10 dicembre scorso, la procura di Beirut ha accusato di negligenza l’ex primo ministro libanese, Hassan Diab, e altri tre ministri del precedente esecutivo, l’ex ministro delle Finanze Ali Hassan Khalil, e gli ex ministri dei Lavori pubblici, Ghazi Zaeiter e Youssef Fenianos, ritenuti responsabili dell’esplosione che ha devastato il porto di Beirut. I quattro rappresentanti governativi incriminati sarebbero stati più volte messi in guardia dei rischi derivanti dal nitrato di ammonio immagazzinato da anni nel porto della capitale, ritenuto la causa dell’esplosione, attraverso comunicazioni scritte, in cui erano stati esortati a non procrastinare ulteriormente lo smaltimento della sostanza dannosa. Pertanto, secondo il giudice incaricato di indagare sull’esplosione, Fadi Sawan, i quattro sono stati accusati di “negligenza criminale”.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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