Hong Kong: 5 cittadini richiedono asilo negli USA, arrivano nuove sanzioni statunitensi

Pubblicato il 16 gennaio 2021 alle 12:30 in Cina Hong Kong USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Lo Hong Kong Democracy Council (HKDC), ha reso noto, il 16 gennaio, che cinque cittadini di Hong Kong che hanno partecipato alle proteste pro-democrazia del 2019 e sono poi scappati a Taiwan, sono arrivati negli USA, dove vogliono richiedere asilo. Nella stessa giornata il governo della regione ad amministrazione speciale di Hong Kong ha criticato la decisione degli USA di imporre sanzioni contro sei funzionari del proprio governo e di quello centrale di Pechino per l’arresto di 53 persone per sovversione.

Il gruppo giunto negli USA è formato da giovani attivisti di Hong Kong che hanno tutti meno di 30 anni. I cinque hanno partecipato alle proteste pro-democrazia iniziate nel 2019 sull’isola e sono poi scappati per evitare gli arresti e le condanne a loro carico per aver partecipato ai movimenti pro-democrazia. In una dichiarazione rilasciata dallo HKDC, i cinque, che si trovano adesso in esilio, hanno dichiarato di aver provato “ansia e tutti i tipi di emozioni” da quando hanno abbandonato Hong Kong. Il fondatore dello HKDC, Samuel Chu, ha accolto con favore l’arrivo negli USA dei cinque cittadini di Hong Kong, dicendosi sollevato e felice di poterli accogliere negli Stati Uniti e aiutarli a richiedere asilo e costruirsi una nuova vita. In base a quanto dichiarato dalle autorità taiwanesi al tempo, i cinque erano stati individuati dalle autorità di Taipei mentre cercavano di recarsi sul suo territorio a luglio e, da allora, le autorità taiwanesi avevano mitigato la notizia.

Caso simile terminato diversamente era stato quello di altre 12 persone che, dopo aver tentato di scappare a Taiwan lo scorso 23 agosto, erano state fermate dalla Guardia costiera cinese e poi arrestate dalla polizia cinese di Shenzhen e Yantian. Più tardi, il 30 dicembre scorso, 10 dei dodici sono stati condannati a pene che vanno dai 7 mesi ai 3 anni di carcere per aver oltrepassato illegalmente la frontiera cinese. Secondo il direttore dello HKDC, i cinque cittadini arrivati negli USA il 16 gennaio avrebbero potuto avere un epilogo analogo se non avessero ricevuto aiuto durante il loro percorso. Per Chu, si tratterebbe di un ulteriore esempio del progressivo peggioramento dei diritti umani a Hong Kong.

L’isola è stata teatro di proteste della popolazione, sfociate anche in violenza, dal 2019, iniziate il 31 marzo di quell’anno, quando gli abitanti dell’isola sono scesi in strada per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong-Kong. Nonostante tale proposta sia stata poi ritirata, le proteste si sono evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong ha respinto le altre richieste dei manifestanti, tra le quali figuravano l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico. Dal loro inizio, le proteste sono diventate sempre più frequenti e violente fino ad arrivare ad un progressivo affievolimento all’inizio del 2020 a causa della diffusione del coronavirus.

In tale contesto, l’esecutivo di Pechino ha deciso di adottare la legge sulla sicurezza nazionale, lo scorso 30 giugno, anche per contrastare la crescente violenza sull’isola. Formalmente nota come “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge avrebbe leso l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione. Per la Cina, la legge è servita, invece, a ripristinare l’ordine e la sicurezza nell’isola, in seguito alle proteste del 2019.

In tale quadro, il 15 gennaio, gli USA hanno imposto nuove sanzioni contro sei funzionari dei governi di Hong Kong e Pechino per aver implementato la legge sulla sicurezza nazionale, in seguito all’arresto di 53 persone ad Hong Kong per accuse di sovversione, avvenuto lo scorso 6 gennaio, in relazione alle cosiddette primarie democratiche organizzate sull’isola gli scorsi 11 e 12 luglio, per scegliere quali sarebbero stati i candidati che il fronte democratico avrebbe presentato alle elezioni per il Consiglio legislativo di Hong Kong del successivo 6 settembre, poi rimandate di un anno. Il 16 gennaio, il governo di Hong Kong ha criticato le ultime sanzioni statunitensi definendole “folli, vergognose e odiose”, nonché l’ultimo esempio delle interferenze statunitensi negli affari della Cina. In precedenza Washington aveva posto sanzioni anche sulla governatrice dell’isola, Carrie Lam.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.