Afghanistan: attacco interno alle forze governative causa 12 morti

Pubblicato il 16 gennaio 2021 alle 18:30 in Afghanistan Asia

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Il portavoce della polizia della provincia occidentale afghana di Herat, Abdul Ahad Walizada, ha reso noto, il 16 gennaio, che due membri di una milizia afghana hanno aperto il fuoco contro i propri colleghi uccidendo 12 persone, in quello che è stato classificato come un “attacco interno”. I talebani hanno rivendicato la responsabilità dei fatti. Parallelamente a Kabul, il 16 gennaio, 2 poliziotti sono invece morti in un attacco bomba e, il giorno prima, altre violenze hanno interessato la provincia di Helmand.

Gli eventi di Herat si sarebbero verificati nella sera del 15 gennaio e, a conclusione dell’attacco, i due perpetratori sarebbero scappati portando con sé le armi e le munizioni delle vittime. Attraverso un post du Twitter, un portavoce dei talebani, Yousuf Ahmadi, ha quindi rivendicato la responsabilità dei fatti da parte della propria organizzazione.

Il 16 gennaio, invece, il portavoce della polizia della capitale afghana, Ferdaws Faramarz, l’esplosione di una bomba attaccata ad un veicolo della polizia ha ucciso due membri delle forze dell’ordine e ferito una terza persona, nella parte occidentale di Kabul. Sebbene Faramarz non abbia specificato l’identità delle vittime, due membri delle forze di polizia afghane rimasti anonimi avrebbero rivelato che l’uomo ferito nell’attacco sarebbe stato il vice-capo della polizia, Mawlana Bayan. In questo caso, nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dei fatti.

Il giorno precedente, anche la provincia meridionale di Helmand è stata teatro di violenze quando un attacco suicida perpetrato con un auto-bomba ha ucciso un poliziotto e ne ha feriti altri due.

In tale quadro di violenze, negli ultimi mesi, da un lato, sono aumentati gli attacchi condotti dall’ISIS, soprattutto a Kabul, dall’altro continuano gli scontri tra talebani e forze governative, interessando per lo più le aree provinciali dell’Afghanistan.

Tutto ciò sta avvenendo mentre, dallo scorso 5 gennaio, sono ripresi a Doha, in Qatar, i negoziati di pace intra-afghani, iniziati lo scorso 12 settembre, tra una delegazione del governo di Kabul e una dei talebani, per porre fine ai 19 anni di conflitto interno che hanno finora afflitto l’Afghanistan. Dopo un periodo d’impasse, nel quale non erano stati raggiunti progressi significativi, il 2 dicembre scorso, i rappresentanti delle due parti avevano ufficialmente raggiunto un accordo sulle regole procedurali per avviare i veri e propri negoziati di pace e avevano stabilito un periodo di pausa che sarebbe durato fino al 5 gennaio scorso, quando sono ripresi. Tuttavia, già dall’11 gennaio successivo, sembrerebbero essere emerso un nuovo stallo riguardante l’accordo sui temi da trattare. In particolare, per quanto riguarda la diminuzione delle violenze sul campo, il governo di Kabul ha richiesto che il cessate il fuoco nel Paese sia il tema prioritario da trattare nei veri e propri colloqui di pace, che ancora devono iniziare, ma i talebani ritengono che la discussione sulla diminuzione delle violenze sarà affrontata solo dopo un accordo su un futuro governo, che includa i militanti islamisti afghani.

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata a sua volta resa possibile da un accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani lo scorso 29 febbraio, sempre a Doha, in base al quale, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan. Alla luce di ciò, lo scorso 17 novembre gli USA hanno annunciato la riduzione del numero dei propri soldati da 4.500 a 2.500 prima della fine del mandato del presidente uscente statunitense, Donald Trump, attesa per il prossimo 20 gennaio. Il processo dovrebbe poi concludersi entro la fine del mese di maggio 2021.

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Camilla Canestri

di Redazione

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