Rep. Dem. del Congo: 46 persone uccise in un villaggio nell’Est del Paese

Pubblicato il 15 gennaio 2021 alle 18:32 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 46 civili sono stati uccisi in un attacco compiuto da combattenti ribelli in un villaggio nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Le forze di sicurezza locali sono state inviate nell’area di Irumu per indagare, secondo quanto reso noto telefonicamente dal ministro degli Interni della provincia, Adjio Gidi. “Il bilancio delle vittime questo pomeriggio è di 46 persone”, ha specificato Gidi, ipotizzando che ad organizzare il raid siano stati i miliziani delle cosiddette Forze democratiche alleate (ADF). Il leader di una ONG locale ha riferito all’agenzia di stampa Agence France Presse che tutte le vittime proverrebbero dal gruppo etnico dei pigmei. Dopo essere state avvisate delle ultime violenze, le truppe della Repubblica Democratica del Congo si sono recate nel villaggio di Irumu e stanno recuperando i corpi delle vittime, secondo quanto confermato dal portavoce dell’esercito locale, Jules Ngongo.

I membri del gruppo armato delle ADF, nato in Uganda, hanno compiuto molteplici massacri nella parte orientale del Paese, uccidendo oltre 1.000 civili dall’inizio del 2019, in base ai dati delle Nazioni Unite. I confini orientali della Repubblica Democratica del Congo, confinanti con Uganda, Ruanda e Burundi, ospitano una costellazione di oltre 100 diversi gruppi ribelli, molti prodotti dalle guerre civili ufficialmente terminate nel 2003. Domenica 10 gennaio, alcuni aggressori non identificati hanno ucciso almeno 6 ranger in un’imboscata nel Parco nazionale Virunga, nella parte orientale del Paese, un santuario per i gorilla di montagna in via di estinzione. Pochi giorni prima, il 4 gennaio, i ribelli delle ADF, armati di machete, avevano condotto un attacco nel villaggio di Mwenda, nella provincia del Kivu Nord, uccidendo almeno 22 civili. In base alle dichiarazioni di altri leader locali, i miliziani delle Forze Democratiche Alleate avrebbero altresì distrutto gli insediamenti locali e preso in ostaggio decine di abitanti del villaggio per trasportare i beni rubati in altre località. Per le autorità della provincia, l’esercito sarebbe intervenuto troppo tardi per respingere i ribelli. Prima ancora, il 31 dicembre scorso, altre 25 persone erano state uccise in un attacco perpetrato dai ribelli delle ADF contro un gruppo di coltivatori che si era recato nei campi del villaggio di Tingwe, nel territorio di Beni. Anche in tal caso, vi sarebbero stati rapimenti e le vittime sarebbero state decapitate. 

Nel 2019, l’esercito della Repubblica Democratica del Congo ha lanciato una campagna militare contro i combattenti attivi nel Paese rifugiatisi soprattutto nelle regioni orientali. In risposta all’offensiva militare del governo, i militanti hanno aumentato il numero degli attacchi perpetrati contro la popolazione civile. Lo scorso luglio, l’Onu ha affermato che gli attacchi delle AFD potrebbero rappresentare crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Nonostante le Forze Democratiche Alleate non abbiano mai rivendicato formalmente gli attacchi, dal mese di aprile del 2019, lo Stato Islamico ha spesso dichiarato che è stata sua la responsabilità di svariati assalti perpetrati dalle ADF. Ciononostante, il legame tra le due organizzazioni non è ancora chiaro e gli analisti ritengono che manchino prove concrete a sostegno della tesi secondo cui i due gruppi sarebbero collegati. 

In generale, dall’inizio del 2020, le violenze nell’Est della Repubblica Democratica del Congo hanno costretto oltre mezzo milione di persone, residenti nell’area, a scappare e ad abbandonare le proprie abitazioni, creando un’ondata di profughi in costante crescita. Unitamente ai gruppi armati, poi, sempre secondo le Nazioni Unite, anche le forze governative sono state accusate di aver commesso gravi violazioni, tra cui omicidi e violenze sessuali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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