Olanda: il governo di Mark Rutte si dimette

Pubblicato il 15 gennaio 2021 alle 15:33 in Europa Paesi Bassi

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Il primo ministro, Mark Rutte, ha annunciato, venerdì 15 gennaio, le dimissioni del suo governo, a seguito di uno scandalo riguardante i sussidi per l’infanzia. Rutte ha specificato di aver consegnato in mattinata le sue dimissioni al re, Willem-Alexander. Il gabinetto rimarrà temporaneamente in carica per gestire la crisi dovuta alla pandemia di coronavirus, ma le prossime elezioni sono già previste per il 17 marzo, quando scadrà l’attuale legislatura. È improbabile, dunque, che il Paese vada al voto anticipato.

Le dimissioni del governo Rutte fanno seguito ad un’inchiesta parlamentare del dicembre 2020, in cui è stato scoperto che i burocrati fiscali accusavano ingiustamente le famiglie olandesi di frode. Il rapporto redatto a seguito dell’indagine ha precisato che circa 10.000 famiglie sarebbero state costrette a pagare ingiustamente le multe, rimborsando decine di migliaia di euro di sussidi e portando in alcuni casi le persone alla bancarotta, all’indebitamento oppure al divorzio o alla disoccupazione. Lo scandalo è stato definito dalla Commissione d’inchiesta olandese “un’ingiustizia senza precedenti”. 

Annunciando le dimissioni del governo, Rutte ha promesso di risarcire tutte le famiglie coinvolte. “Deve essere organizzato un risarcimento economico per i genitori. Non si può sbagliare di nuovo”, ha dichiarato, aggiungendo: “Sarà introdotto un nuovo sistema di indennità”. Il premier ha poi osservato che “il meccanismo di raccolta delle informazioni deve essere radicalmente rivisto”.

“Il governo olandese di Mark Rutte si dimette“, hanno riportato i media. La caduta dell’esecutivo era già stata annunciata in settimana dopo che diversi partiti della coalizione avevano lasciato intendere che lo scandalo avrebbe avuto gravi conseguenze politiche. La tensione era poi aumentata, giovedì 14 gennaio, con le dimissioni del leader del Partito laburista (PvdA) all’opposizione, Lodewijk Asscher, ex-ministro per gli Affari sociali e l’occupazione nel precedente governo Rutte, tra il 2012 e il 2017. Le sue dimissioni hanno ulteriormente aumentato la pressione politica sull’esecutivo.

Quello dichiarato caduto oggi è il terzo governo Rutte. L’ormai ex primo ministro appartiene al Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (Vvd) e ha ricoperto la carica di premier dal 14 ottobre 2010. Con oltre dieci anni di esperienza di governo alle spalle, Rutte è il secondo leader europeo più longevo, dopo la tedesca Angela Merkel.

A luglio, il primo ministro olandese si era duramente scontrato con il premier italiano, Giuseppe Conte, sulla questione dei fondi del pacchetto di aiuti europeo, il cosiddetto Recovery Fund. Il confronto tra Roma e Amsterdam si era incentrato sulla possibilità di porre il diritto di veto ai piani di riforma dei singoli Paesi che, secondo Rutte, avrebbero dovuto essere approvati all’unanimità prima di consentire l’accesso ai fondi dell’Unione. Per i Paesi Bassi e, in generale, per il fronte dei cosiddetti “Stati frugali” del Nord Europa, l’obiettivo prioritario era quello di fare in modo che i prestiti o le sovvenzioni concessi dall’UE fossero soggetti a condizioni tali da garantire che Paesi fortemente indebitati, come la Spagna e l’Italia, attuassero le riforme sotto il controllo del Consiglio. Conte, invece, così come il premier spagnolo Pedro Sanchez, optava per la proposta della presidente della Commissione europea, Ursula vor der Leyen, che preferiva delegare l’intera gestione nelle mani dell’esecutivo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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