Mosca condanna inserimento di Cuba in lista nera USA

Pubblicato il 15 gennaio 2021 alle 12:56 in Cuba Russia USA e Canada

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Il ministero degli Esteri russo ha descritto l’accusa di sponsorizzazione del terrorismo che gli Stati Uniti ancora una volta hanno utilizzato contro Cuba come una “menzogna istituzionalizzata”.

“Come misura non costruttiva, è così che abbiamo interpretato l’annuncio secondo cui gli Stati Uniti inseriscono nuovamente Cuba nella lista dei paesi che sponsorizzano il terrorismo”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Marija Zacharova.

Una simile accusa, secondo la responsabile comunicazione del dicastero guidato da Sergej Lavrov, è “una falsità” e “una bugia istituzionalizzata”, “una bugia elevata allo status di politica ufficiale di Washington”.

Zacharova ha definito “assolutamente odiose” le accuse degli Stati Uniti secondo cui Cuba avrebbe fornito rifugio ai ribelli colombiani dell’Esercito di liberazione nazionale colombiano. “Quest’ultimo, e questo è riconosciuto dal Dipartimento di Stato, è arrivato a Cuba come parte dei colloqui di pace intra-colombiani. Si scopre che l’Avana è stata punita per la sua assistenza al dialogo e per una soluzione pacifica del conflitto e della riconciliazione nazionale”, ha detto l’alta funzionaria russa.

“Quando Washington accusa l’Avana di sponsorizzare i terroristi, non è questa una fake news? Dello stesso tipo contro cui gli Stati Uniti stanno combattendo collettivamente? Questa è una bugia, una bugia a cui è stato concesso lo status di stato ufficiale”, ha aggiunto.

La portavoce del ministero degli Esteri ha osservato che le azioni degli Stati Uniti nei confronti di Cuba sono state accolte con il rifiuto collettivo della comunità mondiale, che conferma l’approvazione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di un’altra risoluzione che chiede a Washington di porre fine al blocco commerciale ed economico dell’isola. “Nel contesto della pandemia di coronavirus, gli Stati Uniti si stanno screditando agli occhi di tutti coloro che hanno familiarità con il lavoro disinteressato dei medici cubani in dozzine di paesi in tutto il mondo”, ha aggiunto Zacharova.

Gli Stati Uniti hanno annunciato l’11 gennaio di includere nuovamente Cuba nell’elenco dei paesi che sponsorizzano il terrorismo, da cui era stato ritirato nel 2015 durante l’amministrazione Barack Obama (2009-2017).

La decisione di Washington porterà all’imposizione di sanzioni a persone e Paesi che svolgono determinate attività commerciali con Cuba. Il ritorno del Paese nella lista degli stati sponsor del terrorismo, da cui era uscito nel 2015 e che comprende anche Siria, Iran e Corea del Nord, rappresenta il capovolgimento degli sforzi dell’Amministrazione democratica di Barack Obama per ricostruire il legami con l’isola, storica nemica dai tempi della Guerra Fredda. Inoltre, complica il campo di manovra per un possibile approccio alla diplomazia dell’amministrazione di Joe Biden, già vicepresidente di Obama, che entrerà in carica il 20 gennaio prossimo.

Numerosi esponenti politici internazionali hanno condannato la decisione dell’amministrazione Trump.

Tra le altre giustificazioni storiche del provvedimento, Pompeo cita “l’infiltrazione dell’apparato di intelligence e sicurezza cubano forze militari e di sicurezza del Venezuela, aiutando in tal modo Nicolás Maduro a mantenere il dominio sul suo popolo e consentendo di operare ad organizzazioni terroristiche”. La dichiarazione allude inoltre al fatto che Cuba ha fornito rifugio a un americano, Assata Shakur, condannato per l’omicidio di un agente di polizia del New Jersey nel 1973.

Già nel maggio dello scorso anno, gli Stati Uniti includevano Cuba nella lista dei paesi che “non hanno cooperato pienamente” con gli sforzi dell’amministrazione statunitense contro il terrorismo, rifiutandosi di estradare un gruppo di guerriglieri colombiani dal cosiddetto Esercito di liberazione nazionale (ELN). Quella classificazione era un primo passo verso una possibile inclusione dell’Avana nella lista nera degli sponsor del terrorismo. Cuba era entrata nella lista nera nel 1982, ma nel maggio 2015 l’amministrazione Obama ha rimosso il paese da tale elenco, in una decisione con pochi vantaggi pratici per L’Avana, le cui relazioni diplomatiche con Washington sono state interrotte dal 1961, ma che è stata interpretata come un gesto chiave nella normalizzazione delle relazioni, avviata da Obama e Raúl Castro, e frustrata dall’avvento al potere di Donald Trump.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e russo

di Redazione

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