Mali: il Governo vuole disciplinare l’uso delle armi

Pubblicato il 15 gennaio 2021 alle 11:59 in Africa Mali

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Durante il Consiglio dei ministri del 13 gennaio, presieduto dal presidente ad interim Bah Ndaw, si è discussa l’adozione di nuove leggi al fine di regolamentare l’uso delle armi in Mali.

Secondo il comunicato ufficiale, il Ministero della Sicurezza e della Protezione Civile del Mali ha presentato una relazione al Consiglio riguardo all’attuale situazione relativa al traffico e al commercio di armi leggere nel Paese. Attualmente, queste sono disciplinate da una legge del 12 novembre 2004. Tuttavia, alla luce dell’evoluzione del contesto di sicurezza in Mali, in particolare, nel Nord, l’applicazione di quest’ultima ha mostrato i suoi limiti. Per questo motivo, il Consiglio ha riconosciuto la necessità di dover adeguare la legislazione nazionale attuale alle norme internazionali, in particolare alla Convenzione della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) sulle Armi Leggere e di Piccolo Calibro e al Trattato delle Nazioni Unite sul Commercio delle Armi.

Durante il corso dell’incontro, i ministri hanno valutato le possibili proposte di testo, le quali, nel caso fossero adottate, porteranno molteplici innovazioni. Tra queste, è possibile citare il divieto di fabbricazione domestica di pistole, l’introduzione di porto d’armi basati sulle carte biometriche e la diminuzione dei permessi per il trasporto. Inoltre, il Consiglio ha intenzione di imporre l’obbligo per i cacciatori turistici di portare via con sé tutte le loro armi e munizioni quando lasciano il Paese e il vincolo, rivolto ai cittadini, di sottoporsi ad una visita medica per richiedere il permesso per trasportare le armi.

In conclusione, i ministri hanno valutato l’estensione della marcatura di riconoscimento a tutte le armi leggere e di piccolo calibro, comprese quelle prodotte in Mali, quelle importate da altri Stati e quelle appartenenti allo stock militare nazionale. L’adozione di questi nuovi regolamenti mira ad aumentare la trasparenza nella collaborazione internazionale, a prevenire il dislocamento di materiali durante le operazioni militari e a rafforzare la fiducia tra gli Stati firmatari dei trattati internazionali sul commercio delle armi.

Come accade in altri Paesi del continente, la violenza armata nel Nord del Mali si svolge prevalentemente grazie alla diffusione di armi leggere e di piccolo calibro, anche se, negli ultimi anni, i gruppi estremisti hanno avuto accesso anche ad armi di grosso calibro. Secondo il Small Arms Survey del 2015, i gruppi armati hanno iniziato ad utilizzare anche veicoli potenziati, come ad esempio pick-up 4×4 con mitragliatrici montate che gli permettono di colpire in movimento. Inoltre, è sempre più comune l’utilizzo di ordigni esplosivi improvvisati. Questi includono mine a pressione ed esplosivi fatti in casa che vengono posizionati ai lati delle strade.

I gruppi armati nel Mali settentrionale si procurano la maggior parte delle loro armi e munizioni attraverso furti alle scorte dell’esercito maliano. Tuttavia, esistono altre fonti di provvedimento nella regione: i gruppi jihadisti riescono ad ottenere armi di grosso calibro dalle scorte libiche e altri materiali provenienti dall’Algeria, dal Burkina Faso e dalla Costa d’Avorio. L’inchiesta già citata sostiene che questi Paesi, sottoposti all’embargo sulle armi delle Nazioni Unite, abbiano fornito materiali a gruppi legati ad al-Qaeda nel Nord del Paese. Tuttavia, non vi sono abbastanza testimonianze che gli Stati in questione abbiano trasferito armi direttamente ai gruppi jihadisti.

In questo contesto, secondo l’indagine, un accordo di pace tra il Governo maliano e i jihadisti è cruciale per affrontare l’insicurezza nel Nord del Mali, tuttavia è solo un elemento di una più ampia serie di azioni necessarie, tra cui il miglioramento della protezione delle scorte dell’esercito maliano e la proibizione del traffico di armi nel territorio nazionale. Inoltre, l’esecutivo dovrà tenere sotto controllo i collegamenti diretti tra i fornitori libici e i jihadisti che hanno aumentato i traffici nel Sahel e nel Sahara. Per contrastare questi sviluppi saranno necessarie iniziative regionali che vadano oltre l’embargo delle Nazioni Unite sui jihadisti, che finora è stato in gran parte inefficace.

Le cause dell’attuale situazione di instabilità e di perpetua violenza nel Nord del Mali possono essere ricondotte dalla guerra in Mali iniziata con il colpo di Stato del 22 marco 2012, a cui è seguita la dichiarazione d’indipendenza della regione dell’Azawad, il 6 aprile 2012, e la presa del potere nel Nord del Paese degli estremisti islamici nel dicembre 2012. Il connubio tra gli effetti dei conflitti portati avanti dai ribelli secessionisti e i jihadisti ha creato un terreno favorevole al traffico di droga, commercio di armi leggere e attacchi terroristici, che insieme costituiscono un ostacolo allo sviluppo e al mantenimento della sicurezza nel Paese.

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Julie Dickman

di Redazione

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