L’UE sospende il sostegno finanziario all’Etiopia

Pubblicato il 15 gennaio 2021 alle 19:35 in Etiopia Europa

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L’Unione Europea ha sospeso il suo sostegno finanziario all’Etiopia, dal valore di 88 milioni di euro, fino a quando le agenzie umanitarie non avranno accesso al territorio della regione settentrionale del Tigray.

In una dichiarazione, venerdì 15 gennaio, l’Alto Rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha sottolineato che il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, deve dimostrare ora di essere all’altezza del premio Nobel per la pace, che gli è stato assegnato nel 2019, facendo tutto il necessario per porre fine al conflitto nel Tigray. “Siamo pronti ad aiutare, ma a meno che non vi sia accesso per gli operatori umanitari, l’UE non potrà erogare il suo sostegno finanziario al governo etiope”, ha affermato Borrell. L’ufficio di Abiy non ha risposto immediatamente alle richieste di commento.

A dicembre, il portavoce della task force di emergenza del governo sul Tigray, Redwan Hussein, aveva dichiarato di aver raggiunto un accordo con le Nazioni Unite secondo il quale Addis Abeba avrebbe concesso l’accesso alle agenzie umanitarie, previa autorizzazione. Il 28 novembre, il governo di Abiy ha dichiarato la vittoria sui ribelli del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), ma le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie hanno affermato che i combattimenti continuano, che l’accesso alla regione resta bloccato e che i ritardi burocratici e la violenza contro il personale stanno ostacolando le consegne di aiuti nell’area, dove centinaia di migliaia di persone hanno bisogno di generi alimentari e non solo. 

Borrell ha specificato che il conflitto nel Tigray è diventato molto più di un’operazione interna di “legge e ordine” e che rappresenta una minaccia diretta alla stabilità dell’intera regione. “Riceviamo rapporti credibili di violenze etniche mirate, uccisioni, saccheggi di massa, stupri, rimpatri forzati di rifugiati e possibili crimini di guerra”, ha detto il capo della politica estera dell’UE. “Inoltre, ci sono effetti di una ricaduta regionale del conflitto, con le truppe eritree che vengono coinvolte nelle operazioni militari nel Tigray e le truppe etiopi che vengono ritirate dalla Somalia”, ha aggiunto Borrell.

L’UE ha fornito 815 milioni di euro di aiuti allo sviluppo all’Etiopia negli ultimi sette anni, oltre a 409 milioni di euro di progetti incentrati principalmente sul sostegno ai rifugiati e alle comunità ospitanti nel Paese. Le Nazioni Unite hanno riferito, giovedì 14 gennaio, che ci sono state gravi violazioni del diritto internazionale nel Tigray in due campi profughi abitati principalmente da rifugiati eritrei. L’organizzazione ha specificato che le immagini satellitari hanno mostrato incendi e segni di distruzione nei campi di Shimelba e Hitsats.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che ha denunciato la mancanza di accesso umanitario ai campi, non ha dichiarato l’identità dei responsabili, che sarebbe ancora sconosciuta, ma ha precisato che ci sono state diverse incursioni militari negli ultimi 10 giorni. “L’UNHCR sembra sferrare, ancora una volta, una campagna diffamatoria gratuita e irresponsabile contro l’Eritrea”, ha twittato, venerdì 15 gennaio, il ministro dell’Informazione dell’Eritrea, Yemane Meskel. Asmara è stata più volte accusata, dall’inizio del conflitto, di aver inviato nella regione truppe a sostegno di Addis Abeba.

Si ritiene che il conflitto nel Tigray abbia ucciso migliaia di persone e lasciato sfollati circa 950.000 abitanti. Il governo etiope ha ordinato l’avvio di operazioni militari nella regione il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nell’area, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

I combattimenti, nonostante la dichiarazione di vittoria di Abiy, continuano in alcune aree intorno a Mekelle e quasi 2,3 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a inizio gennaio.

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

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Chiara Gentili

di Redazione

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