Iraq: si riaccendono le tensioni a Nasiriya

Pubblicato il 15 gennaio 2021 alle 12:33 in Iraq Medio Oriente

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A circa una settimana di distanza dalle ultime proteste, le forze irachene hanno iniziato a dispiegarsi nel centro della città meridionale di Nasiriya, temendo una nuova escalation.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, nella mattina di venerdì 15 gennaio, uomini armati non identificati hanno fatto esplodere un ordigno davanti all’abitazione di un attivista iracheno residente a Nasiriya, il capoluogo del governatorato di Dhi Qar. L’episodio, sottolinea il quotidiano, è indice delle perduranti minacce poste agli attivisti e ai manifestanti iracheni, i quali si preparano a scendere nuovamente in piazza. Già l’8 gennaio, il capoluogo meridionale ha assistito a violente manifestazioni, nate a seguito dell’arresto di un attivista civile, Ihsan al- Hilali, del 5 gennaio. In realtà, sono stati numerosi gli arresti o omicidi dei rappresentanti di quel movimento nato il primo ottobre 2019, allo scoppio delle proteste che hanno caratterizzato le regioni meridionali irachene e che hanno portato alla caduta del governo allora in carica, guidato da Adel Abdul Mahdi.

Dalla mattina del 15 gennaio, le forze di sicurezza irachene si sono dispiegate in diverse zone della città, tra cui la piazza centrale, al-Habboubi, ritenuta il cuore della mobilitazione. Dopo le violente manifestazioni che hanno causato la morte di un agente di polizia, oltre che al ferimento di circa 33 individui, tra manifestanti e forze dell’ordine, negli ultimi giorni, gli abitanti di Nasiriya avevano accettato una tregua, a condizione che non fossero arrestati altri attivisti pacifici. Tuttavia, come segnalato dai commenti espressi sui social media, l’esplosione del 15 gennaio ha rivelato come, in realtà, la tregua sia un “inganno fatale”.

La rabbia dei cittadini iracheni è alimentata dalla “incapacità del governo”, attualmente guidato da Mustafa al-Kadhimi, il quale sembra non essere in grado di mantenere le promesse di riforma, né tantomeno di garantire la sicurezza dei manifestanti e degli attivisti che continuano a mostrare il proprio malcontento in modo pacifico, ma che, invece, sono vittima di minacce, rapimenti, torture e omicidi da parte di gruppi non ancora identificati. A tal proposito, un deputato iracheno, Faik Sheikh Ali, ha criticato il silenzio del governo, il quale non ha ancora portato in tribunale “gli assassini e i criminali” responsabili delle violazioni contro gli attivisti.

In realtà, al-Kadhimi, il 29 novembre 2020, aveva deciso di istituire una squadra di emergenza, affiliata al governo centrale, volta a salvaguardare i manifestanti pacifici, le istituzioni statali e le proprietà private, dopo che, nei giorni precedenti, Dhi Qar era stato testimone di violente proteste organizzate dal Movimento Sadrista, su invito del proprio leader, Muqtada al-Sadr. La squadra, guidata dal consigliere per la sicurezza, Qasem al-Araji, e composta da altri funzionari iracheni, aveva l’obiettivo di aprire canali di dialogo con i gruppi di manifestanti e tenere sotto controllo la situazione. Tuttavia, la situazione ha cominciato a precipitare nelle ultime settimane, alla luce dei perduranti arresti e assassini.

Nel frattempo, le autorità irachene sono impegnate nei preparativi delle elezioni anticipate previste per il 6 giugno 2021. La prossima tornata elettorale si svolgerà sulla base di una nuova legge approvata dal Parlamento, che vedrà ridotte le dimensioni dei distretti e voti per singoli candidati, invece delle precedenti votazioni basate su liste. Il 14 gennaio, al-Kadhimi, il capo di Stato, Barham Salih, e il presidente del Parlamento, Mohamed al-Halbousi, hanno tenuto un incontro con la commissione elettorale indipendente, alla presenza del rappresentante dell’Onu, al fine di stabilire le prossime operazioni da compiere. In particolare, si prevede che il Parlamento dovrà essere sciolto, in linea con l’articolo 64 della Costituzione, e il Presidente della Repubblica potrà così convocare le elezioni politiche entro un periodo massimo di 60 giorni. Prima delle elezioni è, però, necessario ratificare una legge sul Tribunale federale, un organismo essenziale per la futura approvazione dei risultati delle elezioni.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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