Argentina: cala l’inflazione su base annua

Pubblicato il 15 gennaio 2021 alle 9:39 in America Latina Argentina

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L’Argentina ha registrato un’inflazione cumulata del 36,1% nel 2020, con un’accelerazione dell’aumento dei prezzi negli ultimi mesi dell’anno, ha indicato giovedì 14 gennaio l’Istituto statale di statistica (Indec).

A dicembre l’inflazione è stata del 4%, il tasso mensile più alto dell’intero anno. In quel mese, i settori che hanno registrato i maggiori aumenti di prezzo sono stati ricreazione e cultura e salute (5,2%), seguiti da trasporti (4,9%) e ristoranti e hotel (4,6%).

Il paese sudamericano soffre da anni di tassi di inflazione molto elevati. Nel 2019, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato un 53,8% cumulativo.

Oltre all’elevata inflazione, l’Argentina si trova ad affrontare alti livelli di povertà (40,9%) e un forte deprezzamento della sua valuta, in un contesto di quasi tre anni di recessione.

Commentando l’indice di inflazione pubblicato questo giovedì, il ministro dell’Economia, Martín Guzmán, ha sottolineato che “alla fine del 2020 alcune normative sono state allentate, il che è importante anche per mantenere adeguati incentivi alla produzione”.

Il responsabile dell’economia dell’amministrazione Fernández ha affermato che l’inflazione dovrebbe scendere nel 2021. “Abbiamo proposto uno schema macroeconomico globale in cui si prevede che l’inflazione continui a ridursi, circa circa cinque punti percentuali all’anno, in modo coerente”, ha affermato. Una dichiarazione che non vede concordi gli esperti e gli economisti. Alcuni prevedono anzi un aumento nel 2021. 

Dopo l’iperinflazione in Venezuela, che supera il 6.500%, l’indice dei prezzi al consumo dell’Argentina è il più alto delle Americhe. Tre volte e mezzo superiore a quello del vicino Uruguay, che con il 10% ha la terza inflazione del continente. I paesi più virtuosi nel controllo dell’inflazione sono stati El Salvador (0,2%) e Costa Rica (0,8%).

A preoccupare è l’inflazione mensile che a dicembre è salita di più che nel resto dell’anno, spinta dai prezzi di alimenti e bevande, offuscando le prospettive economiche mentre il governo negozia un accordo con il Fondo monetario internazionale.

A dicembre, i prezzi al consumo sono aumentati del 4% rispetto al mese precedente, il tasso più alto dal novembre 2019, poco prima dell’inaugurazione del presidente Alberto Fernández, ha dichiarato giovedì l’istituto di statistica del paese. Il risultato è in linea con la stima media degli economisti indipendenti.

Sebbene l’inflazione abbia chiuso il 2020 con un tasso annuo prossimo al 36%, inferiore al 54% del 2019, il rallentamento è stato dovuto ai prezzi governativi e ai controlli valutari, per questo alcuni economisti dissentono con la teoria del ministro Guzmán che l’inflazione continuerà a calare nel 2021. Alcuni prevedono un ritorno a cifre simili a quelle del 2019 quando le attività riprenderanno completamente dopo la quarantena.

I prezzi della carne sono aumentati a due cifre a dicembre, con alcuni tagli che sono aumentati del 29% e del 20% mensilmente nella provincia di Buenos Aires. L’aumento dei prezzi della carne rossa, alimento base del paese, spiega in parte perché il governo Fernández ha temporaneamente sospeso le esportazioni di mais, anche se questa settimana ha poi revocato la misura quando gli agricoltori sono entrati in sciopero.

Il ministro dell’Economia Martín Guzmán ha dichiarato che i prezzi della carne sono i principali responsabili dell’aumento dell’inflazione e ha sottolineato la necessità di bilanciare i vantaggi dell’aumento dei prezzi delle materie prime per gli esportatori con il mantenimento dei costi alimentari interni. “Questo è ciò di cui abbiamo bisogno e cerchiamo di articolarlo sulla base del dialogo, non sulla base dello scontro”, ha detto Guzmán, secondo le note inviate dal suo ufficio stampa.

Le prospettive di inflazione giocheranno un ruolo centrale nei negoziati di Fernández con l’FMI per un nuovo programma di riduzione del debito. I controlli valutari, i sussidi alle utenze e i massimali di prezzo saranno un fattore nelle trattative per raggiungere un accordo, che il governo spera di raggiungere a marzo o aprile.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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